Credo nella liberta’ di stampa. La condivido, la sostengo e quindinon e’ il fatto che il Times o l’Economist facciano editoriali su Berlusconi che mi disturbi . Anzi. Non e’ neanche il tono delle loro critiche-- il solito sopraccio’ da primi della classe che non mi sorprende e a dire il vero mi fa sorridere. La tempistica? Nemmeno. G-8, elezioni, referendum, tutte coincidenze….. Quello che mi duole profondamente non arriva dall’Economist o dal Times, ma dagli italiani che come al solito scrutano fuori per guardarsi dentro. Siamo campanilisti ma esterofili. Dileggiamo gli altri ma ci pasciamo dei loro complimenti.
Non voglio entrare nel merito di quello che hanno scritto I giornali inglesi su Berlusconi. Non adesso comunque. Quello che trovo intollerabile e che nel nostro paese si cerchi la legittimazione dall’estero per dimostrare la validita’ delle proprie idée e convinzioni. Quindi si sbatte in prima pagina un editoriale per rafforzare il proprio punto di vista.
Questo succede solo da noi, in Italia. Mai un giornale Americano o inglese aprirebbe con la notizia di un editoriale su Obama o su Brown. Sarebbe considerato colore. Per noi invece e’ un onore.
Il nostro fallimento, come giornalisti sta in questo. Nel fatto di non avere accumulato la credibilita’ sufficiente nei confronti dei nostri lettori. Ci sentiamo quindi in dovere di innalzare le opionionio altrui a controprova di quanto diciamo o scriviamo. Abbiamo bisogno di aiuto, perche’ da soli non siamo in grado. La nostra sconfitta e’ questa, non e’ in Berlusconi, in Veronica, nelle veline o nel resto.
Berlusconi fa male a ingaggiare in un corpo a corpo contro la “sinistra mediatica”. Lo trovo sinceramente riduttivo di un problema ben piu’ grave che e’ il giornalismo all’italiana. Fatto piu’ di maggiordomi che di opionionisti, fatto piu' di gossip che di informazione-- un giornalismo subalterno e secondario per suo stesso volere. Un brutto male che ci rende inerti e spesso inutili.
Oggi celebriamo la festa della repubblica, anche qui a New York, la comunita’ italiana e’ invitata al Cipriani a celebrare un privilegio raro quanto immenso—quello della democrazia, che passa per I seggi elettorali attraverso le opionioni della gente che si formano in ogni piazza reale o mediatica fatta di giornali, blog, televisioni. Io credo nella democrazia e credo nella liberta’ di stampa. Di tutta la stampa, un mestiere ostico e sublime, difficile e molto scomodo. Non lasciamo solo agli altri l’onore di svolgerlo








Non so se si tratti di maschilismo o di post-feminismo . Pur avendo comprato il giornale e pensato parecchio a questa trovata geniale non ho ancora deciso, ma questa copertina, quella di New York Magazine di questa settimana mi ha fatto sorridere--No no, mi ha fatto proprio ridere.. Anche se il concetto di per se non mi aggrada affatto e l'idea di un Clinton con le perle mi ripugna parecchio. Se e' vero pero' che a picture is worth a thousand words allora un fotomantaggio di questo tipo e' un editoriale che lascia molto spazio alla riflessione, sullo stato della satira nel giornalismo, ma sopratutto sulla gender politics. la politica dei sessi in questa campagna elettorale.. Perche' un uomo come prima donna ci fa ridere mentre una donna first Lady ci conforta? Me lo sono chiesta tornando a casa, rinvigorita dal primo vento autunnale che mi ha spinto fino al fiume, the East River, dove mi piace spiare l'incedere dell'autunno, prima che diventi troppo freddo. Mi sono quasi scoperta a pensare che forse solo per coerenza intellettuale avrei dovuto concedere a Hillary una chance.. Poi e' arrivata una folata di aria e ho ripreso i sensi. Si, perche' mi sono dilungata in troppe circonvoluzioni accademiche per non sapere che le domande sono di per se frutto di condizionamenti e la politica e' il diretto frutto di alcune domande fatte nell'accortezza di evitarne altre-- Si, perche' la discriminazione sessuale non c'entra nulla con l'esilarante fotomontaggio e non centra nulla con Hillary. Quello della copertina non e' un uomo qualunque ma un presidente dalla fame e dalla fama inesauribile, uno che ci riprova dopo un doppio mandato, spingendo con tutta la sua energia dirompetente e la sua forza economica verso la Casa Bianca una moglie ambiziosa e caparbia capace ma non illuminata. Non e' un marito o un compagno che si fa i fatti suoi, un Signor Thatcher, un signor Merkel, uno dei tanti mariti che accompagnano le donne potenti e famose di questo paese. Non e' neanche un semplice finanziatore, Questo e' Bill, disponibile, goliardico ben disposto e sopratutto pronto a tutto, un uomo dalla capacita' ancora invisitate e sospinto dalla voglia di ammaliare. Forse e' questo l'elemento grottesco della foto, quello che mi che fa sorridere, l'aspetto che attrae e ripugna di questa copertina, non sono le perle alle orecchie o la pettinatura alla Jaquie Onassis e il mascara sugli occhi blu del seducente Bill. La campagna elettorale incalza gli argomenti si fanno tosti, le polemiche infiammano l'arena politica, l'agenda domestica si delinea a chiare note e i contendenti finalmente sferrano i primi colpi seri..Roba da uomini? Non credo proprio. Questa e' roba da Presidenti, sorry Bill, le First Lady in tutto questo c'entrano poco.