Il primo brivido lo provai quando l’ambasciatore Bosniaco all’Onu che sentivo spesso, mi telefono’ e disse, “Grazie, in Bosnia vedono la televisione italiana” Era il mio primo anno da giornalista, quello della guerra in Kossovo e mi emoziono’ sapere che quello che dicevo aveva un impatto sulla gente che aspettava quel notiziario per avere notizie dell’intervento della NATO. Non ci volle molto per capire che quello era il lavoro per me. Un lavoro di tessitura di relazioni, un intreccio di pensieri che si rapportano con gli altri e che hanno senso solo per gli altri, un mestiere di sublime sofferenza se fatto con il rigore che merita e con il direttore che te lo permette. L’impatto della tv sulla gente l’ho vissuto in seguito, visitando Cuba, il Messico, coprendo elezioni presidenziali, girando per il mondo con una telecamera—che per molti rappresenta la speranza di venire ascoltati, almeno una volta, la chance di parlare liberamente di cose chi cui in genere non si puo’ parlare perche’ non ti viene permesso. Proprio come si fa oggi sui blog che hanno rivoluzionato l’informazione mondiale e sbaragliato i mezzi di informazione italiana rigidi, paludati e omertosi. Era inevitabile che se ne accorgessereo anche se c’e’ voluto molto meno di quanto mi aspettassi. Molto meno di quanto credessi prima che il tentativo di censurare la liberta’ di stampa in Italia diventasse un progetto sancito dal governo. Non e’ solo vergognoso e’ ripugnante e’ assolutamente incostituzionale. La paura della liberta’ di espressione e’ il primo indicatore di un regime totalitario. Te lo insegnano al liceo che la prima azione di un regime quando prende il potere e’ quella di prendersi i mezzi di comunicazione. Ci sono modi diversi per farlo, sono piu’ o meno sottili e questo non lo sa solo un giornalista. Si spara sulle emittenti, si abbattono le antenne poi si comincia a trasmettere propaganda , si ripuliscono i notiziari dalle informazioni importanti, si riempiono i tg di cretini e di cretinate, si comprano i giornalisti, si mandano fuori, si licenziano o addirittura si uccidono. E per uccidere una persona ci sono molti modi. Ne conosco molti di colleghi morti. Ma quando i mezzi di comunicazione come internet sono in ogni casa e aiutano a divulgare il verbo scomodo e non controllabile dal regime attraverso milioni di blog e di contatti, allora l’unico mezzo per spegnerli e’ censurare internet tutta. Di qui, la geniale trovata del governo italiano. Una mossa degna del piu’ stolto ma goffo dei regimi. “Ma e’ mai possibile che siano cosi’ imbecilli e che pensino di potersi proteggere dichiarando guerra all’inevitabile?
Desperate times deserve desperate measures e questi sono tempi disperati, ma solo per loro. Sorry guys, we will overcome.









