Il newyorker e' la rivista piu' prestigiosa d'America. Una bibbia letteraria e culturale sarcastica, sagace, semplicemente imperdibile, sempre, anche se smaccatamente liberal.-- Mi arriva ogni lunedi' nella cassetta e ingolfa il resto della posta, che cade regolarmente sul pavimento quando cerco di sbirciare la copertina, il testamento culturare piu' forte che una rivista possa mai sperare di lasciare ad una popolo di attenti e colti lettori. Questa settimana il Newyorker nella sua rubrica "letter from," battezza il malaffare italiano dedicandosi all'industria dell'olio d'oliva in un articolo che ne descrive il raquet nel nostro paese. L'articolo e' naturalmente tanto ben scritto quanto ben documentato, appunti interviste, dati e commenti dei protagonisti, una inchiesta insomma, pensata e poi realizzata magistralmente. Fa male leggerla ma non sorprende. Fa male leggere quanto diffusa sia la corruzione nel nostro paese da stimolare un giornalista straniero a documentarne gli squallori, fa male constatare che mentre noi mandiamo in onda pezzetti ridicoli si pseudo politica estera nei nostri tg, un articolo come questo http://www.newyorker.com/reporting/2007/08/13/070813fa_fact_mueller da noi non verrebbe mai e poi mai pubblicato. Ci fa piacere come giornalisti sapere che qualcun altro lo fa per noi e come italiani ci scherniamo davanti agli amici stranieri che ci sfottono e sorridono di noi. Ma questa vicenda come tutte il resto delle vicende di italiaca misura contemporanea non fa ridere. Affatto. Non fa ridere perche' questa purtroppo e' un altra realta' che non meritiamo ma con la quale come cittadini ci confrontiamo ogni giorno e che ci colloca molto in basso nella graduatoria della rispettabilita' di cui il New Yorker e' il simbolo auterovole e incontrastato.
Il newyorker e' la rivista piu' prestigiosa d'America. Una bibbia letteraria e culturale sarcastica, sagace, semplicemente imperdibile, sempre, anche se smaccatamente liberal.-- Mi arriva ogni lunedi' nella cassetta e ingolfa il resto della posta, che cade regolarmente sul pavimento quando cerco di sbirciare la copertina, il testamento culturare piu' forte che una rivista possa mai sperare di lasciare ad una popolo di attenti e colti lettori. Questa settimana il Newyorker nella sua rubrica "letter from," battezza il malaffare italiano dedicandosi all'industria dell'olio d'oliva in un articolo che ne descrive il raquet nel nostro paese. L'articolo e' naturalmente tanto ben scritto quanto ben documentato, appunti interviste, dati e commenti dei protagonisti, una inchiesta insomma, pensata e poi realizzata magistralmente. Fa male leggerla ma non sorprende. Fa male leggere quanto diffusa sia la corruzione nel nostro paese da stimolare un giornalista straniero a documentarne gli squallori, fa male constatare che mentre noi mandiamo in onda pezzetti ridicoli si pseudo politica estera nei nostri tg, un articolo come questo http://www.newyorker.com/reporting/2007/08/13/070813fa_fact_mueller da noi non verrebbe mai e poi mai pubblicato. Ci fa piacere come giornalisti sapere che qualcun altro lo fa per noi e come italiani ci scherniamo davanti agli amici stranieri che ci sfottono e sorridono di noi. Ma questa vicenda come tutte il resto delle vicende di italiaca misura contemporanea non fa ridere. Affatto. Non fa ridere perche' questa purtroppo e' un altra realta' che non meritiamo ma con la quale come cittadini ci confrontiamo ogni giorno e che ci colloca molto in basso nella graduatoria della rispettabilita' di cui il New Yorker e' il simbolo auterovole e incontrastato.









