Notizie racconti osservazioni e notazioni dalla Capitale dell'Impero
chi sono
Nome: Maria Luisa Rossi Hawkins Sono una politologa, italiana per caso, giornalista per professione, scrittrice per passione gia' corrispondente da New York per una testata televisiva nazionale. And the best is yet to come.
L'apertura dell'Assemblea generale a New York e' una fiera della politica, momento di divertimento puro per tutti quelli che amano e studiano la politica internazionale. Per i neworkesi si tratta di un appuntamento imprescindibile per una citta' abituata ad ogni sollecitazione e che mantiene il suo rigore metropolitano attraverso qualsiasi circostanza. Cosi', mentre guardavo il discorso di Khadafi attraverso un monitor e ne seguivo ogni delirante momento, la citta' scorreva veloce, consapevole ed impaziente di un traffico esasperato dalla presenza di centinaia di capi di stato. Molto meglio del David Letterman, commentava il tassista intento ad ascoltare il discorso del colonnello qui sopra.--molto meglio davvero, con la differenza che quest'uomo si scrive da solo le battute, che non e' soggetto a censure e che puo' implementare con le azioni i suoi intenti davanti ad una audience mondiale -- Altro che le annoiate audiences dei network imbalsamati-- e perche' allora non offrigli un bel contratto?
C’e chi sceglie di spendersie chinon conosce ideali . C’e’ chi sacrifica la propria vita e chi la svende.Chi insegue un ideale e chi fugge dalle responsabilita’. Ci sono esseri umani ed esseri umani.
Non chiedi piu’ come stanno e ormai fai finta di niente quando li incontri. Prendi atto della loro tragediama non ne fai mai menzione. Per I parenti delle vittime dell’undici settembre cosi’ come per tutti noi , lavita e’ marcata da un invisibile spartiacque di cui oggi ricorre l’anniversario. L’undici settembre. Tutti si ricordano cosa stavano facendo allora , non tutti fanno oggi quello che facevano otto anni fa. L’undici ha cambiatola facciadella citta’ stravolgendo le vite di tutti – c’e chi e’ rimasto, chi e’andato via per sempre, chi continuaad interrogarsi, chi ormai prende semplicemente atto, c’e’ chi sfugge e chi non si intterroga piu’. E se l’incalzare implacabile della vita colma lospazio dei ricordi, l’eco di quella giornata oggi rimbalza dai marciapiedi bagnati fin sui grattacieli grigi di questo undici settembre—e’ il rumore assordante delpiu’ orrifico di tutti gli incubi- Non c’e nulla di piu’ agghiacciante di quelle voci. Niente di piu’ sconvolgente della immagine di quelle persone intrappolateche si gettavano dalle torri, non c’e nulla di piu’ lugubre di quel boato finale quando, dopo il crollodelle twin towers, un oceano di detriti si e’ riversato sullestrade portandosi via i corpi liquefatti di 3.000 persone. E poi sirene ed elicotteri e urla e fumo e un bracere infinito che bruciava notte e giorno--Tutti abbiamo perso qualche cosa quel giorno tutti ne siamo tragicamte consapevoli anche quando questa mattina ci auguriamo buon giorno al solito posto presi ma non distratti,la tazza calda nel bicchere di carta e uno sguardo complice laggiu’ verso i notri cari sepoltisotto le torri, persi per sempre insiemea un mondo che non ritorna.
Quando arrivai negli studi di Milano 2 lovidi immediatamente-- si stagliavafragile sotto le luci e parlava con scioltezzainclinando il corpo ritmicamente verso la telecamera.Mike stava registrando una televendita. La sua assistente mi fece accomodare dietro le telecamere .Lo vedevo bene e lo sentitii declamare “Ora ho una intervista. “
“Che felicita’ incontrarla “ dissi banalmente quando usci’ dal cono dellaluce artificiale dei riflettorimentre si dirigeva verso di me . L’onore e’ mio… lei e’ molto famosa . “Forse mi confonde con qulcunaltro” gli dissi mentrelo seguivo svincolarsiper i corridoi che ci avrebbero portato nella stanza designata alla nostra intervista per la "Zona Rossa".“Sono vecchio”, mi secco’ ma non mi sbaglio, le sue testimonianze da New York sono punutali e coinvolgenti.”La sua risposta non lascio’ spazi ad ulteriorirepliche e forte di questa generosa affermazione, che e’ solo dei grandi, cominciai a fare le prime domande . “solo un quarto d’ora come d’accordo “ mi disse. “Naturalmente “ replicai.Non usai la scheda che avevo preparato , Mike non avrebbe tollerato folglietti -- Rispondeva a tono con il tempismo e la precisione di un gigante che nonlasciava spazialle incertezze. Si proccupava delle luci, faceva domande sulla inquadratura ma si assicurava di essere stato chiaro echiamato in causa sul contenuto delle sue trasmissioni emanava un entusiasmoper il mezzo che aveva fatto la sua fortuna e di cui sapeva bene di aver fatto la storia.Il suo orologio mediatico lo fece terminare in quindici minuti esatti. Senza incertezze si stacco’ il microfono da solo e scatto’ in piedi. “La salutoe la ringrazio” gli dissialzandomi con lui. “Non si alzi, continui il suo lavoro.Un mestiere difficile ma bello il suo.”Era la semplicita’ delle parole di Mike che mi ha sempre colpito e che mi rimase impressa anche allora. I concetti essenziali,espressi con parole scarne, semplici , quelle che si imparano da piccoli e si lasciano indietro quandola letteraturaschiude a tutti noi un inifinito panorama lessicale.L’inarrestabile forzadella semplicita’, impagabile in un mondo contorto, efferato, crudeleun mondo fuori dal mondo ma che influenza il mondo, un universo cinico, che e’ quello della tv, e che Mike, senza troppe riflessioni avrebbe semplicemente definito cattivo. Si’ cattivo, un aggettivo geniale eahime’ sottovalutato nel vocabolariodella comunicazione di massa. Una parola che si addice a molte situazioni che riteniamo inspiegabili e tendiamo a giustificarecon una gamma di congetture inutili, angherie gratuite e ingiustificate subite anche dal re della tv, e che a pensarci bene sono solo azioni cattive.