giovedì, 09 luglio 2009

imm7 PIERO DELLA FRANCESCA-montefeltroL’Italia e’ un paese unico.  Nell’immaginario  internazionale  e’ addirittura perfetto.  Il luogo dei sogni,  dove cultura classica e insofferenze moderne   coabitano suscitando quei sussulti che agli occhi del mondo ci  rendono imprevedibili ma imperdibili. E’  Il luogo dal clima perfetto, dal cibo impareggiabile il teatro della consolazione artistica al determinismo storico. La quinta di un palcoscenico  adatto ad ogni opera teatrale . L’Italia e’ la terra degli ulivi, degli  aranci, degli oleandri, delle passeggiate all’ombra dei palazzi rinascimentali.  E’ il suono delle  campane, il profumo del pesto, la frescura  delle chiese, nei pomeriggi assolati, L’Italia  e’  lo spazio delle piazze intagliate nelle piccole citta’ medievali,  le  fontane di acqua fresca  L’Italia , è il cattolicesimo l’Italia e’  la matrice dell’occidente che si barcamena ma da anni  ha perso l’orientamento .   Ecco perche’  quando leggo gli articoli di certa stampa  estera sorrido. Sono  sempre gli stessi , l’altra faccia delle stucchevoli cartoline alla James Ivory--il danno che provocano è  nullo come quello delle solite  barzellette sulla italica disorganizzazione neutralizzate dalle operazioni finanziarie  della Luxottica o della Fiat.  il danno e’ quello che ci facciamo noi, esaltandoli sbandierandoli, facendone argomento di conversazione. E’ un po’ di più dell’italico masochismo  quello che fa di  un semplice articolo di un giornale inglese l’apertura di un quotidiano nazionale perché rappresenta lo specchio di quello che veramente siamo, campanilistici mai patriottici, strafottenti e profondamente insicuri. Morbidi anzi molli, sempre pronti a cercare qualcuno che combatta le nostre battaglie consumate  dietro l’ombra di un eroismo corroso dai secoli come le statue del Savonarola .  Le critiche ci fanno crescere, le speculazioni lasciano il tempo che trovano, cio’ che rimane pero’ e’ l’amarezza  profonda che le geometrie di oggi,  quelle che passano per i quotidiani altrui per colpire noi, siano triangolazioni inconcludenti ben lontane dalle equazioni di Piero della Francesca, le uniche a cui si pensa quando (raramente) all’estero si pensa al nostro paese.

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mercoledì, 01 luglio 2009
26jackson2_600Impietoso giornalismo, spazza via la notizia del momento con l’incalzare della successiva,  un decalogo di urgenze che affoga il pubblico nella quotidiana declamazione di certi eventi raccontati a grandi linee e inghiottiti dall’incedere della cronaca—Certe notizie però diventano più pregnanti con il passare del tempo, entrano nella coscienza collettiva e fanno la  nostra storia trasformando per sempre la nostra vita—La morte di Micheal Jackson è una di queste.  Bambino prodigio,  piccolo uomo sfruttato da sempre, ha trasformato il suo talento in un lavoro e la sua genialità  in una professione remunerata come mai.  Energia pura Micheal, ha cercato da sempre l’immortalità eliminando poco alla volta  i suoi tratti somatici riconducibili ad una sola matrice, troppo limitata per il suo incontenibile essere. Il naso, gli occhi, la pelle, il peso,  si è cancellato piano piano, nel lungo tempo della sua carriera e della sua crescita di essere umano. Mentre esplodeva di energia  si spegneva, componeva uccidendosi, progettava  consumandosi,  prigioniero di un corpo che non sentiva suo. Michel Jackson ha dato, controverso e contestato  ha rivoluzionato il modo di sentire la musica facendola  anche vedere con i suoi video-leggendari. Ha fuso più stili  creando una generazione di manager della musica che gli devono tutto. Micheal Jackson era indebitato perche’ spendeva, anzi si spendeva--  una parabola riconducibile ad ogni uomo che da al mondo  forse di più di quanto il mondo sia capace di dare a lui. 
postato da: MLRossiHawkins alle ore 17:08 | Permalink |commenti (2)
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