domenica, 21 giugno 2009
610xHo sempre pensato che battersi per una idea fosse il massimo privilegio concesso ad un essere umano. Proprio come  lottare per una causa, conivolgersi per cambiare e donare la propria energia a qualcosa di piu' alto del banale bisogno primario di cui molte societa' avanzate sono pigre prigioniere--Ecco perche' guardo con passione a queste giornate calde nella capitale Iraniana. Ecco perche' scruto con rispetto la fatica e il sacrifiicio di sfidare l'autorita'. Ecco  perche' sono orgogliosa di questa gente che urla e muore per un voto, portatore di un messaggio e simbolo di una idea. Ho visitato e lavorato in diversi paesi in cui il voto non contava niente  paesi in cui la brama di cambiare non si sarebbe mai sposata al voto ma la coscienza civile era alta e la consepevolezza del torto subito gravava su regimi pesanti e crudeli. Regimi  esecrabili che segnano la storia  della gente ignorandone il volere--Gia' da allora mi sentivo fortunata e immeritevole di un privilegio grande, quello di mettere la scheda nell'urna, un privilegio che mi emoziona ogni volta.
Nel mio comune di residenza avevano votato 13 persone all'ora di pranzo. La piazza era gremita di famiglie con bambini, biciclette con gelati, pigre chiacchiere qualunquiste sul perche' tutto va male, una banale immagine domenicale di un giorno speciale, un giorno in cui si puo' votare. Eppure la gente ha scelto di rimanere seduta sulla panchina, a non fare nulla. Si perche' non far niente e' facile e ogni azione costa fatica, sopratutto quando si e' abituati a fare poco e pretendere molto. Con la mia scheda elettorarle in mano ho sfiorato il gomito di un mio coetaneo mentre attraversavo la piazza. Non vai a votare gli ho chiesto? Piu' tardi, con calma, mi ha risposto bisogna prenderla con filosofia Marialui'-- In quel momento mi si sono materializzati  quei giovani in piazza, quelle donne arrabbiate, quella gente disposta a morire per il proprio voto, una popolazione coraggiose che non la prende ne con calma, ne con filosofia e ho spinto la scheda nell'urna vuota con rabbia pensando a loro.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 21:22 | Permalink |commenti (34)
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venerdì, 12 giugno 2009
L’ho rivisto immersa nel silenzio della notte atlantica,  Gran Torino, schermo piccolo, sentimenti grandi, il finestrino dell’airbus apertoclint-eastwood per catturare il tramonto che e’ forse un’ alba  di un’ora che non esiste, mentre  ti lasci dietro il nuovo mondo  che e’ il mio  mondo. Grande Clint  di un film perfetto dove un uomo si uccide per salvare e per salvarsi ospite incompreso in casa sua ma gradito ai visitatori che sono ormai di casa.  Affresco di una America che non ha paura di disvelare e che ama come una madre ama I suoi figli di cui conosce ogni debolezza—un film che ti rafforza e ti fa sorridere mentre piangi la giustezza di un eroe. 
Voglio essere come lui voglio diventare  come lui.   Coraggioso  insofferente profondo e commovente. Voglio essere  scomoda  ma rassicurante  – voglio avere il potere di girare un film in trenta  giorni,  voglio avere il coraggio del silenzio,  voglio saper comporre  le musiche dei miei documentari  voglio  provarle con un amico e ingaggiare la Boston Symphony  Orchestra per interpretarle, proprio come lui.
Clint.  e’ il mio eroe da sempre, -- di lui mi piace tutto,-- cosi’  vicino alle umane sofferenze e lontano dal clamore modaiolo .  Le sue scarne parole,  il suo trafiggerti  muto  e il suo credere nella vita  concedendosi di crescere ogni giorno.  Non ha tempo Clint, vecchio e stanco ,  senza tempo  proprio come a 10.000 metri quando la notte si confonde col giorno  e il bene ha piu’ senso perche’ sei piu’ vicina al cielo.  
 
postato da: MLRossiHawkins alle ore 22:19 | Permalink |commenti (11)
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lunedì, 01 giugno 2009
economistCredo nella liberta’ di stampa. La condivido,  la sostengo e quindi
non e’ il fatto che il Times o l’Economist facciano editoriali su Berlusconi che mi disturbi . Anzi. Non e’ neanche il tono delle loro critiche--  il solito sopraccio’ da primi della classe che non mi sorprende e a dire il vero mi fa sorridere.  La tempistica?  Nemmeno. G-8,  elezioni, referendum, tutte coincidenze….. Quello che mi duole profondamente non arriva dall’Economist o dal Times,  ma dagli italiani che  come al solito scrutano fuori per guardarsi dentro. Siamo  campanilisti ma esterofili. Dileggiamo gli altri ma ci pasciamo dei loro complimenti.
Non voglio entrare nel merito di quello che hanno scritto I giornali inglesi su Berlusconi.   Non adesso comunque. Quello che trovo intollerabile e che nel nostro paese si cerchi la legittimazione dall’estero per dimostrare la validita’ delle proprie idée e convinzioni. Quindi si sbatte in prima pagina un editoriale per rafforzare il proprio punto di vista.
Questo succede solo da noi, in Italia. Mai un giornale Americano o inglese aprirebbe con la notizia di un editoriale su  Obama o su Brown.  Sarebbe considerato colore. Per noi  invece e’ un onore.
Il nostro fallimento, come giornalisti sta in questo. Nel fatto di  non avere accumulato la credibilita’ sufficiente nei confronti dei nostri  lettori. Ci sentiamo quindi  in dovere di innalzare le opionionio altrui a controprova di quanto diciamo o scriviamo. Abbiamo bisogno di aiuto, perche’ da soli non siamo in grado.  La nostra sconfitta  e’  questa, non e’  in Berlusconi,  in Veronica, nelle veline o  nel resto.
  Berlusconi fa male a ingaggiare in un corpo a corpo  contro la  “sinistra mediatica”. Lo trovo sinceramente riduttivo di un problema ben piu’ grave che  e’ il giornalismo all’italiana.  Fatto piu’ di maggiordomi che di opionionisti, fatto piu' di gossip che di informazione-- un giornalismo subalterno e secondario per suo stesso volere. Un brutto male che ci rende inerti  e spesso inutili.
 Oggi celebriamo la festa della repubblica, anche qui a New York, la comunita’ italiana e’ invitata al Cipriani  a celebrare  un privilegio raro quanto immenso—quello della democrazia, che passa per I seggi elettorali attraverso le opionioni della gente che si formano in ogni piazza reale o mediatica fatta di giornali, blog, televisioni.  Io credo nella democrazia e credo nella liberta’ di stampa. Di tutta la stampa, un mestiere ostico e sublime, difficile e molto scomodo. Non lasciamo solo agli altri l’onore di svolgerlo
postato da: MLRossiHawkins alle ore 20:57 | Permalink |commenti (43)
categoria:america, film