Gli argomenti non mancano, e non manchera' occasione per parlare di Obama e della sua futura apparizione televisiva, (magari a ballando con le stelle!?) di condividere le storie di questa recessione perniciosa, del disatro economico di questa citta' e della sua malinconica e struggente voglia di rigenerarsi sempre. Ma oggi voglio parlare di noi, di chi scrive-- per dovere, per amore, per piacere, per onorare una passione che diventa vocazione e spesso l'ossessione di una vita. Ogni volta che passo davanti a questa edicola sulla West Side di Manhattan, scorro con gli occhi il genio di chi prepara i titoli di giornali che non compro e acquisto sempre un quotidiano, spesso il Wall Street Journal, e' vero l'ho gia' letto a casa presto al mattino ma c'e' sempre qualcosa che sfugge all'occhio distratto di chi scorre i titoli e guarda la posta, comunica oltreoceano e si prepara ad affrontare la giornata --pago quindi volentieri un obolo all'istituzione che rispetto e che amo, la stampa libera. Oggi, il New York Times ha annunciato che i suoi giornalisti accettano una riduzione del 5%percento del loro stipendio per far fronte alla crisi del giornale, una crisi che sta uccidendo quasi tutti i quotidiani d'America un flagello che si estende pericolosamente da Est a Ovest, in un momento in cui il giornalismo e' sempre piu' necessario alla salute della democrazia. Internet, e televisione hanno sbaragliato la carta stampata e la gente quando compra, acquista tabloids, non quotidiani ossessionata dalle star e dalle diete . Ho vissuto, anzi, vivo i tagli all'informazione da vicino e ne deploro e conosco le conseguenze che banalizzano l'informazione e la riducono ad una risibile futile marginale realta'. Io credo nella necessita' di informare, investigare raccontare, riportare, credo nella missione importante che e' quella del giornalista che se e' consapevole disincantato e sostenuto dalla sua integrita' professionale, non svolge un lavoro ma una missione pubblica, al servizio della democrazia- E' un mestiere di solitudine profonda quando e' svolto con coscienza,lontano dai salotti, vicino ad una verita' che non tutti vogliono sapere. Sono fortunata ad aver conosciuto persone che mi hanno mostrato in che cosa consistesse ed e' anche per loro che continuo a passare appositamente su questo lato di Broadway anche quando e' fuori mano e scomodo, proprio come spesso sono i giornali.
Gli argomenti non mancano, e non manchera' occasione per parlare di Obama e della sua futura apparizione televisiva, (magari a ballando con le stelle!?) di condividere le storie di questa recessione perniciosa, del disatro economico di questa citta' e della sua malinconica e struggente voglia di rigenerarsi sempre. Ma oggi voglio parlare di noi, di chi scrive-- per dovere, per amore, per piacere, per onorare una passione che diventa vocazione e spesso l'ossessione di una vita. Ogni volta che passo davanti a questa edicola sulla West Side di Manhattan, scorro con gli occhi il genio di chi prepara i titoli di giornali che non compro e acquisto sempre un quotidiano, spesso il Wall Street Journal, e' vero l'ho gia' letto a casa presto al mattino ma c'e' sempre qualcosa che sfugge all'occhio distratto di chi scorre i titoli e guarda la posta, comunica oltreoceano e si prepara ad affrontare la giornata --pago quindi volentieri un obolo all'istituzione che rispetto e che amo, la stampa libera. Oggi, il New York Times ha annunciato che i suoi giornalisti accettano una riduzione del 5%percento del loro stipendio per far fronte alla crisi del giornale, una crisi che sta uccidendo quasi tutti i quotidiani d'America un flagello che si estende pericolosamente da Est a Ovest, in un momento in cui il giornalismo e' sempre piu' necessario alla salute della democrazia. Internet, e televisione hanno sbaragliato la carta stampata e la gente quando compra, acquista tabloids, non quotidiani ossessionata dalle star e dalle diete . Ho vissuto, anzi, vivo i tagli all'informazione da vicino e ne deploro e conosco le conseguenze che banalizzano l'informazione e la riducono ad una risibile futile marginale realta'. Io credo nella necessita' di informare, investigare raccontare, riportare, credo nella missione importante che e' quella del giornalista che se e' consapevole disincantato e sostenuto dalla sua integrita' professionale, non svolge un lavoro ma una missione pubblica, al servizio della democrazia- E' un mestiere di solitudine profonda quando e' svolto con coscienza,lontano dai salotti, vicino ad una verita' che non tutti vogliono sapere. Sono fortunata ad aver conosciuto persone che mi hanno mostrato in che cosa consistesse ed e' anche per loro che continuo a passare appositamente su questo lato di Broadway anche quando e' fuori mano e scomodo, proprio come spesso sono i giornali.









E’ con un tono insolitamente affabile, con un piglio stranamente sicuro che si avvicina a me sorridendo e, per la prima volta in due anni, mi paga il caffe’. “E successo “ mi dice, I. e’ a casa. So talented, so smart. “So common these days,” rispondo. “Sono serena” afferma senza che io le chieda nulla. Poi si interrompe e versando ancora del latte nella sua tazza di carta mi fissa—no, sono arrabbiata. Ho fatto sempre la cosa giusta, sempre prudente, sempre diligente “and now this.” Per G. nata per essere brava, cresciuta per diventare la prima della classe l’unico lusso della sua esistenza e’ l’iscrizione alla weight watchers che e’ sicura la riportera’ al peso di quando aveva trent’ anni—. Una vita ineccepibile, avvocato, madre, moglie, una esistenza scandita dalle regole della sua religione che professa con rigore ma senza vocazione. Ho imparato a volerle bene senza capirla a rispettarne la malinconica accettazione della sua vita senza le ribellioni che spesso hanno governato la mia. “Abbiamo gia’ pensato di vendere la casa,” mi dice. Know someone? E’ prematuro. Le cose possono solo migliorare, e sono sicura che non ce ne sara’ bisogno. Ma sto mentendo. Nessuno sa veramente quando finira’. La situazione economica si abbatte sul paese con la perfidia degli elementi di questi ultimi giorni, e’ brutale come il vento artico, implacabile come le ultime gelate. La tragedia della disoccupazione o la sola minaccia di rimanere a casa, di perdere il lavoro si propaga per questa mia citta’, si impossessa di ogni conversazione, conquista Manhattan isolato dopo isolato, esercizio dopo esercizio lo vedi languire un po’ , poi l’annuncio di una svendita, e quindi la chiusura. Ciononostante la gente continua la sua danza quotidiana fra la luce accecante di questo marzo innevato che rimbalza per I grattacieli con energia – Senza le solite certezze, si scrolla di dosso il passato, determinata a ricominciare una volta passata la bufera. Ma sa che passera’ solo con il suo aiuto al contrario della neve a Central Park, che domani gia’ sappiamo si sara’ sciolta.
Ma quando finira'?