Conservo questa copertina da anni, una di quelle memorabili testimonianze di spirito giornalistico e ironia anglosassone che mi riconcialiano con un mestiere che talvota sa essere sublime-Quando l'ho messa da parte, anni fa, fra i tanti cimeli elettorali, mai avrei pensato che un giorno avrei nuovamente dovuto proiettare la mia esistenza attraverso un'altra avventura clintoniana. Nati per stare al potere sempre pronti a tutto, si ergono con presunzione su ogni pulpito e pretendono con arroganza lo scettro del comando. Cosi' Hillary, dopo la solenne sconfitta di gradimento e di pubblico di questa primavera, ha testimoniato difronte al Congresso pronta a diventare il nuovo segretario di stato americano. La sua nomina non mi innervosice, mi indispone.. Molte sono le doti di Hillary Clinton, la sua energia e' encomiabile, ia sua persitenza leggendaria, grandi doti che nulla hanno a che vedere con la materia di cui dovra' rispondere per i prossimi quattro anni. La sua nomina, il risultato di un patto ben stipulato all'inizio dell'estate con il futuro presidente, e' quanto di piu' deludente e incongruente l'amministrazione Obama abbia potuto partorie. L'unica vera differenza fra i due era proprio la politica estera per la quale Obama ha irriso Hillary per settimane e settimane. Questa nomina quindi e' la palese dimonstrazione che le promesse della campagna elettorale sono solo tali e che la guerra fra i due contendenti democratici si e' risolta a tavolino, non attraverso la scelta degli elettori. Hillary, un giorno falco un giorno colomba, non conosce la politica estera, si barcamena male in Medio Oriente anche i se i "villaggi africani " le hanno portato soldi e fortuna letteraria. Come Frst Lady abbracciava Arafat ,come candidata non ricordava il nome del premier russo come senatore votava per la missione americana in Iraq. Non e' la sua materia la politica estera ma sono stati i tanti soldi provenienti dall'estero a finanziare il movimento del marito. Fondi che arrivano da paesi spesso corrotti dalle dubbie pratiche democratiche. Paesi con i quali Hillary dovra' intessere rapporti ufficiali. Non e' un buon inizio per questa amministrazione che si insedia fra l'entusiasmo generale, in uno degli inverni piu' gelidi del paese.--"Siamo tutti in fermento quaggiu' "mi dice D. dalla sua residenza di McArthur Avenue con la sua solita ironia, mentre mi aggiorna sui dolori del suo porfolio e mi informa che trascorrera' la prossima settimana a New York ,da me. Un entusiasmo collettivo, un sentimento che si estende dalla California alla Virginia, una vibrazione comune a molti americani stretti nella morsa di una crisi che li ha resi piu' ribelli che coraggiosi, un sentimento forte, fatto per meta' di speranza e per l'altra meta' di disperazione.