giovedì, 29 gennaio 2009
ShowLetter-4Le  scarpe volano sul sedile posteriore, ma i cappotti  rimangono abbottonati,   i finestrini ghiacciati  e la  radio accesa   mentre il Potomac ci accompagna  instancabile dal  cuore di Washington   fino a McLean.  Quante volte abbiamo percorso la Parkway,  la conversazione si snodava sulle ruote dell’auto. Allegra progettuale  anche insensata e con la prospettiva di quegli invincibili sedici anni era sempre irresistibile. Come allora lo svincolo per la Kirby ci coglie   di sorpresa  e come allora  allunghiamo verso Roy Rogers che  come molte cose qui e’ un ricordo di un passato molto prossimo. McDonald non e’ la stessa cosa conveniamo mentre  D, insopportabilmente positivo,  si compiace per il calore del  suo caffe’. Oggi, come allora,  il  nostro pasto avviene dopo le cene—e’  intimo e frugale  in abito lungo e col tuxedo, sotto gli occhi dei teenagers  in maglietta  e  calzonici corti , loro dopo le scorribande del sabato sera, noi dopo i buffett  di Foxhall apparacchiati  per ingraziare e ringraziare.   Le celebrazioni per l’inaugurazione di Obama si sono  estese al week end, e, finito il tripudio popolare,  Washington ritorna in se. Siamo  cosi’ chiamati a godere del suo proveribiale snobismo,  fatto di formalita’ e mai di formalismi. Solo ieri eravamo spettatori  di un momomento che ci ha traghettato fino qui e oggi, molti di noi devono risponderne   in un modo o nell’altro, consapevoli  e anche un po’ compiaiuti nelle proprie responsabilta'. —Si mangia la seconda Apple Pie B., mentre mostra l’ultimo messaggio del suo Blackberry che lo avverte di una altra catastrofe nell’economia nazionale.D non lo ascolta nemmeno e si tuffa nel gelato che sgronda di  quel finto cioccolato plasticoso.  Poi alza gli occhi al cielo—Tanto domani me lo racconta R in tv right ? insiste. Per la per versione sceneggiata  aspettiamo invece  il documentario di C. Parliamo forte, rubandoci le patatine e   ingnorando gli altri  proprio come allora immersi in un microcosmo denso e impenetrabile, un tessuto di progetti ricordi e reciproche aspettative. Come allora, scherziamo sulle cose piu’ serie senza pero’ mai riderne  come un tempo—  B guarda il cellulare e cerca il ketchup mentre d’un  tratto un ragazzo si alza dal tavolo vicino e si dirige  verso Da,  produttore di serials tv e film  di  successo,  in piedi, per svuotare il suo vassoio. ‘tu sei….’  “It’s me”  gli risponde gentile  Da e   senza lasciarlo finire guarda il ragazzo negli occhi e gli sorride  “Sono io,”  in carne ed ossa.  Si guarda l’abito, ripone il vassoio sul bancone  e fissa i pantoloncini del suo ammiratore,  l’altoparlande insiste sulla chitarra di Springsteen, Da sorride ancora,  “si  sono io,” ribadisce “sono te,” fra pochi anni---and just like you, I like to stay close to home.

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martedì, 27 gennaio 2009
s-OBAMA-large
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lunedì, 26 gennaio 2009
ShowLetter-1
postato da: MLRossiHawkins alle ore 22:26 | Permalink |commenti (3)
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venerdì, 23 gennaio 2009
hp1-22-09kCi pensavamo proprio ieri sera al vecchio Holbrooke on Day 2 della 'nuova' avventura americana. Ci pensavamo ricordandone la sua verve proverbiale nelle cene piu' formali a Washington e quelle piu' mondane a New York-- mattatore di ogni evento, parlatore incomparabile, affascinante affabulatore molto, molto sensibile al fascino della vittoria ad ogni costo.  energetico,strafottente presuntuoso efficace e molto molto controverso. Era sempre un piacere ascoltarlo, ed era una fortuna perche' comunque non avevi scelta. Mentre chiedevo a P. che fine avesse fatto, dall'altra parte del telefono sentivo quel cantilenante "wait and see" tipico suo del tenermi all'oscuro di  quando sa che non manterrei mai tal succulento segreto.  Ed eccolo qui, piu' tuonante che mai, vecchio fidato amico dei Clinton dai tempi della Bosnia-- Ritorna alla ribalta dopo un letargo estenuante per un tipo iperattivo come lui. Eccolo qui riesumato dalla nuova amministrazione pronta a scommettere sui vecchi volti per promettere nuovi successi. Una amministrazione che e' pronta a soprassedere alla sue  declamazioni sull'importanza dell'etica, in una nuova era di trasparenza dove merito e correttezza si sposano per rigenerare il songno americano, comfermando il giovane Geithner che nonostante abbia dimenticato di pagare i contributi per 43.000 dollari avra' una delle cariche piu' alte nel tesoro americano. Un male comune ai democratici piu' appassionati alle cause dei piu' bisognosi, come  anche nel caso di Caroline Kennedy costretta a rinunciare all'incarico di senatore per questa dimenticanza, una vera pestilenza, una malattia discrimante davvero,  si perche' al contrario del raffreddore o dell'influenza  sembra colpire molto i molto abbienti. --
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mercoledì, 21 gennaio 2009
hp1-21-09lSospensione dei processi a Guantanamo blocco degli aumenti di salario per il per lo staff, Clintono confermata, telefonate ai leader israeliani e palestinesi, nuove figure per il piano economico. Michelle prepara la sua agenda, le bambine si riposano e noi.... Avremo di che parlare.
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mercoledì, 21 gennaio 2009
hp1-20-09xx
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martedì, 20 gennaio 2009
400_bspringsteen_090118_mngan_84348961Sono giorni di festa questi.  Surreali giornate di gioia  pervase da una atmosfera  di  gaudio collettivo,  una febbre che accomuna le citta’  d’America protese a conclamare il nuovo presidente.   A Washington si appalesano le star, cantano gli eroi del rock,  spogliati di quella grinta trasgressiva che li rende irresistibili. Bravissimi certo ma  un po’ tristi  cosi' eviscerati della loro rabbia e nudi davanti agli occhi  dei servizi segreti. Compiacenti davanti alla autorita’.   Sono giorni in cui non si parla di guerra, non si nominano i morti in Iraq o  gli attacchi  ai convogli in Afganistan.  Non si parla della pertinacia della crisi finanziaria  o delle lunghe e devastanti conseguenze di quella economica.  si sente poco sulla  nuova ondata di foreclosures  e quasi nulla sulle decisioni ,le dure decisioni a venire che avranno ripercussioni  sulle future generazioni .Obama  e’ celebrato  ovunque-- onorato come un messia,  acclamato come una rock star, blandito come una divinita’ fende la folla, separa  gli oceani e scalda  le acque anche quelle ghiacciate del Potomac. –L’America ha  cosi’ smesso di lamentarsi e si protende verso una pagina di storia che sembra avida di consumare –E’ un paese sollevato  questo ma non liberato dalla realta’ che si preannuncia piu’ ostica di quanto mai previsto.  Eppure questa notte si balla,  nella solenne e sonnolenta  Washington, si balla nei musei, nelle case, nelle fondazioni,  nelle dimore private di Foxhall.  nelle ville della Virginia, nelle residenze del Maryland. Una danza propiziatoria, un rituale antico di una nazione  disposta oggi a dare senza chiedere, ad offrirsi generosa  per mantere in vita una promessa che si e’ fatta quando ha scelto questo presidente, una scommessa con se stessa  che  ora come non mai sa bene di non poter perdere.
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domenica, 18 gennaio 2009
NancyReaganWhiteHouseEro abbastanza grande per ricordarmelo -- troppo piccola per godermelo--—L’inaugurazione di Ronald Reagan alla Casa Bianca,  fu evento epocale ,  e nei due giorni che precedettero l’insediamento del presidente,  l’anima sociale di Washington venne rigenerata  da una coppia di conservatori californiani che rilanciarono la forma e resero di moda l’ etichetta—Il frusciare del taffeta’ degli abiti  di Nancy  ai balli di inaugurazione, archivio’  per sempre  lo spirito  pionieristico di una citta’ di intellettuali,  modesti e pazienti  scultori  del loro tempo. Una citta’ di studiosi, esperti  di ogni campo impegnati a tessere la trama del momento , un esercito di ingegneri , e architetti della storia   piu’ o meno consapevoli di essere loro  il motore del mondo.  Sottaciuta e modesta Washington esplode in questi giorni davanti ad un pubblico mondiale   in tutta la sua stucchevole maestosita’  un teatro   impressionante per una audience che non chiede miracoli ma si aspetta il meglio.
Barack Obama e’ entrato in citta’  fra stuoli di adoratori e consiglieri, e’ sceso da un treno di desiderata, che ha attraversato un paese  piegato,  esposto alle luci  della ribalta internazionale.  Un paese che gli chiede di ridargli fiducia  di  miglioralo senza cambiarlo,  di investire in se stesso senza dimenticarsi degli altri,  di riportarlo allo splendore di un tempo che molti dei suoi sostenitori non sanno definire ma di cui sanno parlare. Feste, balli e celebrazioni si alternano a concerti a discorsi a promesse nel tentativo di  ristorare l’anima tormentata di una nazione che ha scoperto la vulnerabilita’  che  oggi come non mai fa i  conti con il gusto della delusione, con il sapore del dolore, con l’umiliazione dello scorno, con il retrogusto del rimpianto. E’ una nazione pronta a fidarsi di nuovo a credere ad occhi chiusi  a richiamare l’orchestra e recarsi di nuovo al grande ballo  di inaugurazione di un’ era di cui si sentono protagonisti ma  che non sanno  ben immaginare e’  per questo che  per celebrare hanno scelto le stesse sete di Nancy e gli  stessi abiti scuri scuri di Ronald, quell  vino bianco  e rosso della California e quei grandi spazi, incontenibili spazi  dei monumenti della capitale

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venerdì, 16 gennaio 2009

Quando l'incredibile diventa normale

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mercoledì, 14 gennaio 2009

jclinton and atlanticConservo questa copertina da anni, una di quelle memorabili testimonianze di spirito giornalistico e ironia anglosassone  che mi riconcialiano con un mestiere che talvota sa essere sublime-Quando l'ho messa da parte, anni fa, fra i tanti cimeli elettorali, mai  avrei pensato che un giorno avrei nuovamente dovuto proiettare la mia esistenza attraverso un'altra avventura clintoniana.  Nati per stare al potere sempre pronti a tutto, si ergono con presunzione su ogni pulpito e pretendono  con arroganza lo scettro del comando. Cosi' Hillary, dopo la solenne sconfitta di gradimento e di  pubblico di questa primavera,  ha testimoniato difronte al Congresso pronta a diventare il nuovo segretario di stato americano. La sua nomina non mi innervosice,  mi indispone.. Molte sono le doti di Hillary Clinton, la sua energia e' encomiabile, ia sua persitenza  leggendaria, grandi doti che nulla hanno a che vedere  con la materia di cui dovra' rispondere per i prossimi quattro anni. La sua nomina, il risultato di un patto ben stipulato all'inizio dell'estate con il futuro presidente, e' quanto di piu' deludente  e incongruente l'amministrazione Obama abbia potuto partorie. L'unica vera differenza fra i due era proprio la politica estera per la quale Obama ha irriso Hillary per settimane e settimane. Questa nomina quindi e' la palese dimonstrazione che le promesse della campagna elettorale sono solo tali e che la guerra fra i due contendenti democratici si e' risolta a tavolino, non attraverso la scelta degli elettori. Hillary, un giorno falco un giorno colomba, non conosce la politica estera, si barcamena male in Medio Oriente anche i se i "villaggi africani " le hanno portato soldi e fortuna letteraria. Come  Frst Lady abbracciava Arafat ,come candidata non ricordava il nome del premier russo come senatore  votava per la missione americana in Iraq.  Non e' la sua materia la politica estera ma sono stati i tanti soldi provenienti dall'estero a finanziare il movimento del marito. Fondi che arrivano da paesi spesso corrotti dalle dubbie pratiche democratiche. Paesi con i quali Hillary dovra' intessere rapporti ufficiali. Non e' un buon inizio per questa amministrazione che si insedia fra l'entusiasmo generale, in uno degli inverni piu' gelidi del paese.--"Siamo tutti in fermento  quaggiu' "mi dice D. dalla sua residenza di McArthur Avenue  con la sua solita ironia, mentre mi aggiorna sui dolori del suo porfolio e mi informa che trascorrera' la prossima settimana  a New York ,da me. Un entusiasmo  collettivo, un sentimento che si estende dalla California alla Virginia, una vibrazione comune a molti americani stretti nella morsa di una crisi che li ha resi piu' ribelli che coraggiosi, un sentimento forte, fatto per meta' di speranza e per l'altra meta' di disperazione.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 00:07 | Permalink |commenti (18)
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