venerdì, 19 dicembre 2008
natale Generica Si susseguo a pioggia distillate dai media e penetrano silenziosamente nel privato. Una pestilenza che si abbatte sugli amici, sui vicini, sui conoscenti, sulle persone piu’ o meno care. -- Le notizie economiche sono  una piaga che pervade un paese incredulo ma ancora ingenuo che arranca ma  si espone malfermo mentre si  prende le scarpe in faccia da uno sconosciuto, le schiva ma  non  ha la forza di respingerle. Uno strano Natale questo, si preannuncia da settimane poi arriva silenzioso. Un Natale gelido che ti lega a chi non non conosci, la cui storia ti colpisce perche’ la vedi sul giornale, il cui racconto tracima  dagli occhi del vicino di metropolitana che cerca il tuo sguardo con mal celata complicita’.  Se hai pazienza si racconta in un tragitto di autobus-- sale, si travasa e  poi scende, regalandoti  molto piu’ di una semplice corsa.  Cartella scura e abito blu, e’ troppo vestito per le due del pomeriggio. “I am just killing time”,—mi dice mentre scruto le sue scarpe di cuoio,  inadatte ad un pomeriggio di neve.  “I think she knows already”. Credo che lei gia’ lo sappia, ma  sono io a volerglielo dire, tonight—  Non ha trent’anni J., alla sua prima seria difficolta’ da condividere in coppia.  Da oggi, venerdi’, come tanti e’ a casa, fino a data da definirsi.  “It’s going to break us or make us”, o ci uccide o ci rafforza, dice mentre commenta l’articolo che sto leggendo sui tassi di interesse.  “You are going to be just fine”, lo saremo tutti. gli dico con odiosa pacatezza. “Speriamo,” mi dice  mentre cerca affannato la carta magnetica per pagare il passaggio.  “Non prendo mai l’autobus”  dice quasi scusandosi.  “Io, invece,  tutte le volte che posso,” gli rispondo—E’ un po’ come  la neve, o la crisi economica —all you have to do is look around to see that we are all in it together— basta guardarti intorno per ricordarti che coinvolge proprio tutti, indiscriminatamente.
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domenica, 14 dicembre 2008
oboma
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venerdì, 12 dicembre 2008
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mercoledì, 10 dicembre 2008

Li frequenti da sempre e non li hai mai potuti cambiare. La loro ideologia e’ una religione coltivata in tenera eta’ e  professata con orgoglio – esposta in maniera sempre piu’ asseverativa e dopo tanti anni accetti il loro affetto  ma non ne ricambi  piu’ la stima. Professano la diversita’ ma  sono tutti  un po’ uguali.  Vivono sobriamente nelle zone piu’ trendy della citta’ possibilmente downtown, quelle  dai grandi loft  comprati  a caro prezzo da persone come loro, abbienti  bianche, sorridenti e rigorosamente liberal.  Mangiano biologico e parlano francese. Da loro si sorride di Sarah Palin ma seriamente si porta il cane dal nutrizionista e raramente si pagano i contributi per la collaboratrice domestica  che tanto e’ “proprio una di famiglia” .  Il Party di Natale e’ di rigore e  quest’anno si tiene in uno di quei locali  con i muri di mattoni che profumano di dolcetto d’Alba , dove  le pellicce sono offensive ma le giacche di pashmina e cachemere sono riverse  sulle sedie  con noncuranza insieme alle cartelle di  cuoio e  le sciarpe di seta—L’argomento e’ il tripudio di Obama naturalmente,  e  il suo ultimo atto di revenziale omaggio alla oligarchia politica di questo paese. Il seggio senatoriale a Caroline Kennedy. Figlia eccellente, sobria socialite e nota scrittrice di libri per bambini--vestale di una famiglia dagli eredi infiniti e dagli innumerevoli tentacoli nella societa’ civile americana. Sara’ lei il  probabile senatore dello stato di New York, un seggio fra i piu’ prestigiosi tenuto da grandi statisti di stampo democratico prima dell’avvento di Hillary Clinton che si appresta a diventare il nuovo segretario di Stato americano e lasciare vuota la sua appetibile poltrona. “Isn’t it wonderful?” dice R. Occhi stellanti,  capelli corti  giacca nera mentre  porge una tazza  con la faccia di Obama, omaggio natalizio al suo vicino di tavolo. Non le rispondo nemmeno,  abbiamo frequentato tanti seminari insieme e sa bene come la penso—vibratamente insofferente da sempre dell’ elitismo smaccato di  chi  si fregia di stare  dalla parte dei piu’ deboli. Osservo la tazza e continuo ad ascoltare  della splendida Caroline che a mio avviso, senza meriti, probabilmenete diventera’ senatrice. Poi i regali continuano-- hanno quasi tutti un tema, quello della reciproca gratificazione per aver partecipato alla elezione di Obama, sono gadget che ricordano il contributo di ognuno dei partecipanti alla festa alla sua campagna elettorale. Anche io ricevo immeritatamente il mio  e lo metto da parte mentre l’odore del vino, per me  astemia, diventa insopportabile misto al profumo delle candele alla vaniglia disposte un po’ ovunque. Poi, una folata di aria fresca  si fa strada fino a me dalla porta principale del locale e torna a farmi respirare. Si insinua precedendo  un barbone in cerca di calore nella notte di Domenica, la piu' gelida dell'anno. Sorry, gli dice suadente R. accompagnondolo alla porta e porgendogli  discretamente una banconota, “ It’s a private party” —“I don’t think so”, non credo- le sussurro piano, “It’s his party too”-- Come ai tempi di  Columbia R. si fregia della mia amicizia,  sorride ai miei interventi  ma oggi, come allora, proprio  non li  capisce.

 

 

 

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sabato, 06 dicembre 2008

christmas crowd

But will it help the economy?

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mercoledì, 03 dicembre 2008

sparksInciampi distrattamente in una parola e la segui  fino a quando non ti porta dentro una conversazione alla quale partecipi come fosse la tua. Annuisci sorridendo  mentre il vento ti gela il fiato e aspetti immobile la prossima battuta, poi, sul piu’ bello devi attraversare la strada— Manhattan si accende. Mai come in questa stagione, piccole scintille ricaricano i passanti di emozioni pregnanti ma transitorie, emozioni altrui che diventano le tue, se solo le vuoi.  E’ un miracolo di  questa stagione, dove il buio e’ piu’ buio e le luci  piu’ brillanti quando il freddo e’ piu’ penetrante e  la gente, tanta gente si riversa sui marciapiedi impegnata come sempre alla ricerca di qualche cosa. – E’ un tenero esercizio  che prende milioni di persone  sempre pronte a trovarsi per  ricominciare-  Lo capisco  da  come sceglie il centro tavola, che sara’ una celebrazone malinconica. Due piccole foglie d’argento e una palla di vetro, prima le guarda, le dispone sul tavolo, ne leva una, ne mette un’altra.  D’un tratto  prende tutto in mano ingnorando il cestino che ha al braccio e va alla cassa. “Nice” le dico.  “I’m celebrating”  mi sorride lei “Un nuovo inizio” mi dice gentile ‘tonight we are celebrating this new moment’.  K e’ senza lavoro. Da ieri,  vittima anche lei  di una crisi economica che ha colpito brutalmente New York,  capitale della finanza. Lavorava nell’indotto da anni-- ora si ferma forzatamente e  mette al centro della sua tavola questo strano momento prima di rimboccarsi le maniche, dopo Natale. Incorniciate da una vetrina natalizia, parliamo delle prospettive economiche  del paese, poi le faccio gli auguri di Natale. Prima di congedarsi  mi lascia il suo biglietto da visita, non si sa mai mi dice–Come centinaia di migliaia di Newyorkesi K, e’ combattuta ma non vinta, e si prepara a  ricominciare. Sempre.  Ricomincia li’  da dove ha lasciato, con quello che ha e come meglio puo’. E’ il prototipo di  questa citta’ che  si concede a tutti  e offre a chiunque  molto di piu’ di quanto in realta’ non chieda e, all’occorrenza, invoca il tuo aiuto. L’umilta’ non lede mai alla sua dignita’ e non la spoglia mai del suo orgoglio proverbiale, che ti sfida  a rispettarla ancora di piu’ e amarla sempre-- sopratutto quando la sai in difficolta’.

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lunedì, 01 dicembre 2008
President-elect Barack Obama presented his national security team at a news conference in Chicago on Monday.Chissa' se Bill Clinton avrebbe mai pensato che  di li a poco sarebbe stata Hillary a lavorare per Obama e non viceversa quando suggeri' impavido che Obama sarebbe stato un grande vicepresidente per la sua adorata moglie. Impazzavano le primarie e le e-mail di Obama arrivavano copiose a raccogliere fondi e adepti.  Che i Clinton fossero cosi' ossessionati dalla propria eredita' politica lo sapevamo bene ma il fatto che dopo tanta battaglia lei accettasse di diventare il suo emissario internazionale mi fa effetto ora che la decisione e' ufficiale. Hillary non conosce la politica estera se non forse avendola appresa per osmosi.  Il suo apporto nelle relazioni internazionali di questo paese e'   nullo se non per la gaffe con Arafat che bacio' in visita ufficiale quando proprio non era il caso. Ci fui poi  la bugia sconfessata da un cronista del Washington Post su suo viaggio in Bosnia, non una missione pericolosa con atterraggio sotto le bombe ma un viaggio per attendere ad una cerimonia per di piu' al seguito di un comico americano-- Poi lo spot famoso sulla telefonata alle tre del mattino, che la seppelli' definitivamente dopo le incessanti battute di Obama sulle esagerazioni dei meriti di  Hillary in politica estera. Hillary Clinton e' una grande donna ma e' tristemente la donna  piu' antipatica d'America e il ruolo del diplomatico, affabile e incisivo  proprio non le si confa'-- Inoltre l'unica vera differenza fra Obama e Clilnton in campagna elettorale era quel voto sulla missione Iraquena, politica estera quindi. Eppure  Obama,  deve sceglierla e conferirle un posto di spicco nella sua amministrazione. Tutto gia' deciso da tempo mi assicurano a Washington, un posto rilevante in cambio della pace alla Convention democratica,  una concessione di lustro in cambio di una pace governativa dopo l'agguerrito discorso di non concessione di Hillary Clinton quando Obama vinse le primarie e lei non era convinta di cedere. E cosi' Obama concede e Clinton riscuote, vicino alle telecamere internazionali ma  lontana da Washington dove si decide il futuro economico del paese e del mondo e dove lei non e' chiamata a stare troppo a lungo se vuole manterenere un posto al sole senza  pero' scaldarsi troppo.
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