Il traffico si dilata, la gente rilassa il passo, poi i rumori della citta’ si scompongono piano e li distingui uno ad uno – taxi, ambulanze, autobus, camion, -- di minuto in minuto l’aria si fa piu’ sottile e l’atmosfera rarefatta – In queste ore Manhattan sfugge volontariamente alla sua morsa concitata e finalmente con una boccata d’aria gelida e liberatoria, respira. Apre i polmoni delle sue Avenues e soffia via gli ultimi abitanti impengnati in un esodo energico e diligente proprio come alla vigilia di una grande festa—Thanksigiving non arriva con il s sollievo tipico del primo baluardo della stagtione delle feste-- quest’anno e’ una meta carica di aspettative, la prima festa di un nuovo momento per una ricorrenza che trascende ogni significato religioso-- la piu’ bella e la piu’ sentita, la piu’ autentica del calendario americano, un Natale pan ecumenico dal sapore coloniale—Si prepara per settimane, nell’immaginario di ogni famiglia attraverso la scelta del luogo, gli inviti meditati ossessivamente, la ricerca di vecchie ricette per creare nuove tradizioni. E’ un progetto di condivisione per milioni di grandi e piccole famiglie, unite in questa giornata dal desiderio di stare insieme. Sono famiglie elettive. Le scegli e le riscegli per lo spirito che troverari intonrno alla tavola, uno spirito inimitabile, che irrora il tacchino di umori indispensabili per renderlo tenero e saporito anche quando a cucinarlo sono un esercito di cuochi improvvisati, armati solo di ricette e buone intenzioni—Ne sento gia’ l’odore alle sette del mattino quando il cellulare squilla petulante. Dai tempi del liceo D. si sveglia alle cinque, da allora sprigiona le sue idee migliori all’alba. Mi narra in diretta il dolori del suo portfolio legato ai mercati asiatici e mi ricorda che a Washington e’ previsto cattivo tempo. "Anticipa la pioggia quindi, arriva questa notte" mi dice—come tanti americani storditi dalla crisi economica D. ha abbandonato la tradizione e votato le sirene del cambiamento ed oggi, pieno di ansie, e’ colto da improvvisa introspezione che trasforma in pragmatismo solerte e progettuale, ricetta comune a molti americani in questo periodo di thanksgiving —we’ll get there tonight, gli dico mentre ancora al buio cerco la macchinetta del caffe’— Get in the main gate no keys needed for you as usual-- ripete quasi cantando — As usual,-- gli rispondo sbadigliando, some things are just too important to change. Doug.









Eh no, proprio non ce la fa a stare lontano dai riflettori. Un po' genio, un po' guitto, intemperante e onnipresente Clinton (marito) offre concessioni a Barack Obama nel tentativo di sigillare il patto che porterebbe la moglie nel ristretto gabinetto presidenziale. Continuo a pensare che non sia una buona mossa per Hillary perche' la terrebbe si nel circolo ristretto di collaboratori presidenziali ma sarebbe troppo spesso lontana da Washington dove la politica si fa, e poi si esporta con l'aiuto di emissiari diligenti. Clinton, e' comunque felice di piegarsi ed aprire il libro segreto dei suoi benefattori agli occhi di Obama e del mondo per il bene della moglie --ma perche' allora non candidarsi direttamente lui come Segretario di Stato? Dietro questo uomo c'e' una donna molto paziente.
E’ casa sua ma sono io ad andargli incontro percorrendo a piedi il viale quando sento arrivare la jeep che crepita sui rami a terra . Arrivo sempre volontariemanete
Troppo ambiziosa per tirarsi indietri ma troppo intelligente per accettare-- Se Hillary accettase la posizione di Secretario di Stato passerebbe i prossimi quattro anni della sua vita a promuovere una politica estera che non e' la sua, rinunciando alla sua influenza senatoriale, rimuovendosi completamente da una possibile prossima candidatura alla presidenza degli Stati Uniti. A Washington non si parla d'altro-- Certamente Barack Obama ha gentilmente offerto e sta a lei decidere se capitolare all'influenza Obamista o continuare il suo percorso politico-- assai piu' interessante di una crociera di quattro anni intorno al mondo a stringere mani e accordi con i suoi omologhi che sinceramente preferirebbero incontrare il suo presidente.





