martedì, 25 novembre 2008
thanksgiving

Il traffico si dilata, la gente rilassa  il passo,  poi i rumori della citta’ si scompongono piano e li distingui uno ad uno – taxi,  ambulanze,  autobus, camion, -- di minuto in minuto l’aria si fa piu’ sottile e  l’atmosfera  rarefatta – In queste ore Manhattan sfugge volontariamente alla sua morsa  concitata e  finalmente con una boccata d’aria gelida e liberatoria, respira. Apre i polmoni delle sue Avenues e soffia via  gli  ultimi abitanti impengnati in un esodo  energico  e diligente proprio come alla  vigilia di una grande festa—Thanksigiving non arriva con il s sollievo tipico del  primo baluardo della stagtione delle feste-- quest’anno  e’  una meta carica di aspettative,  la prima festa di un nuovo momento per  una ricorrenza che trascende ogni significato religioso-- la piu’ bella e la piu’ sentita, la piu’ autentica del calendario americano,  un Natale pan ecumenico dal sapore coloniale—Si prepara per settimane, nell’immaginario di ogni famiglia attraverso la scelta del luogo,  gli inviti meditati ossessivamente, la ricerca di  vecchie ricette per creare  nuove tradizioni. E’  un progetto di  condivisione per   milioni di  grandi e piccole  famiglie, unite in questa giornata dal desiderio di stare insieme. Sono famiglie  elettive. Le scegli e le riscegli per lo spirito che troverari intonrno alla tavola,  uno spirito  inimitabile, che irrora il tacchino di umori indispensabili per renderlo tenero e saporito  anche quando a cucinarlo sono un esercito di cuochi improvvisati,  armati solo  di ricette e buone intenzioni—Ne sento gia’ l’odore alle sette del mattino quando il cellulare squilla petulante.  Dai tempi del  liceo D. si sveglia alle cinque, da allora sprigiona  le sue idee migliori all’alba. Mi narra in diretta il dolori del suo portfolio legato ai mercati asiatici  e mi ricorda che a  Washington e’ previsto cattivo tempo. "Anticipa la pioggia  quindi,  arriva questa notte" mi dice—come tanti americani storditi dalla crisi economica D. ha abbandonato la tradizione e  votato le sirene del cambiamento ed  oggi, pieno di ansie,  e’ colto   da  improvvisa introspezione che trasforma   in  pragmatismo solerte e progettuale,  ricetta comune a molti americani in questo periodo di  thanksgiving —we’ll get there tonight,  gli dico mentre ancora al buio cerco la macchinetta del caffe’— Get in the main gate  no keys needed for you as usual-- ripete quasi cantando —  As usual,-- gli rispondo sbadigliando,  some things are just too important to change. Doug. 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 23:09 | Permalink |commenti (9)
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venerdì, 21 novembre 2008
obama girlMe  la ricordo ancora questa sconosciuta, ha stazionato vicino casa mia  per giorni e giorni, con il suo cartello in mano, fermava timidamente i passanti  e sorridendo diceva loro “vote Obama, for a change” . E’ una delle mie immagini preferite di questa eterna campagna elettorale che vede protagonisti un esercito di entusiasti al servizio di una idea,  di un progetto che nel tempo non si e’ mai  ben chiarito, e che si e’ ingrossato nell’immaginario collettivo al  punto tale  da diventare la nostra realta’. Non so se questa giovane, sia soddisfatta del cambiamento che Obama oggi le propone.  Ora che si sta contornando di vecchie e giovani volpi di stampo Clintoniano.  Uno dopo l’altra si siedono ad un tavolo che era stato spazzato via dai commensali di una tavola apparecchiata e sparecchiata dalle loro ben consumate consuetudini politiche. –Eppure Obama ha scelto di rinvitarli al desco, per partecipare ad una nuova stagione politica che aveva rinnegato per mesi e mesi,  con i suoi discorsi e con la sua bonaria risolutezza elettorale—Ma il thanksgiving non e’ stagione di piatti riscaldati, si cucina tutto li per li, insieme, pensando sempre a  nuove ricette per stupire commensali abituati agli stessi piatti, i medesimi, da anni.  Niente avanzi  insomma neanche in tempi difficili, temprati da una  recessione infida e brutale,  come questa.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 19:34 | Permalink |commenti (50)
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giovedì, 20 novembre 2008
Eh no, proprio non ce la fa a stare lontano dai riflettori. Un po' genio, un po' guitto, intemperante e onnipresente Clinton (marito) offre concessioni a Barack Obama nel tentativo di sigillare il patto che porterebbe la moglie nel ristretto gabinetto presidenziale. Continuo a pensare che non sia una buona mossa per Hillary perche'  la terrebbe si nel circolo ristretto di collaboratori presidenziali ma sarebbe troppo spesso lontana da Washington dove la politica si fa,  e poi si esporta con l'aiuto di emissiari diligenti.  Clinton, e' comunque  felice di piegarsi ed aprire il libro segreto dei suoi benefattori agli occhi di Obama e del mondo per il bene della moglie --ma perche' allora non  candidarsi direttamente lui come Segretario di Stato? Dietro questo uomo c'e' una donna molto paziente.  
postato da: MLRossiHawkins alle ore 01:43 | Permalink |commenti (2)
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martedì, 18 novembre 2008
kitchenE’ casa sua ma sono io ad andargli incontro percorrendo a piedi il viale quando sento arrivare la jeep che crepita sui rami a terra . Arrivo sempre volontariemanete  prima al consueto appuntamento alla “farm”.  Il cancello, come la porta di casa sua  sempre aperta  per  chi sa di poter entrare. Cammino sulle foglie  che ricoprono il viale  con quell’odore tipico dell’autunno atlantico, che in Virginia sa di  campi e,  qui, ai margini di Washington freme di aspettative—I’m glad you are here-- welcome home dice D. mentre scende dall’auto. Finally, . Ripete, ‘Virgina misses you”—And I miss it too, ribatto mentre il vento gelido scompone ancora una volta le nuvole in formazione e ci dirigiamo verso l’edificio principale.—Siamo diventati grandi sotto questi cieli ma ancora mi colgono di  sorpresa. “Hai gia’ visto la cucina?” “Not yet,” gli rispondo.. Sono mesi che ascolto le ultime decisioni e guardo le bozze, che vengo interrogata sui materiali  e oggi eccola li’ proprio come l’avevo pensata. Il set  per le grandi conversazioni d’autunno e  i fund-raisers estivi. una alchimia perfetta di  magiche proiezioni, che si materializzano in un piatto  condiviso in ogni stagione  proprio come la nostra amicizia. Questo piatto  oggi  e’ l’economia, il  suo degno contorno l’ amministrazione di Obama – qui, nell’epicentro di un terremoto finanziario che ancora deve fare le sue vittime. Dati alla mano la crisi si sta espandendo.  Interi quartieri di case in vendita e i tentativi del governo di sanare una situazione di cui nonostante le affermazioni pubbliche non si conosce l’entita’—Non Sono i miei amici, ma l’avvocato, il costruttore,  il consulente politico a parlare, li ascolto come non avevo fatto mai, li interrogo mentre parlano con una gravita’ che non ho mai conosciuto nelle nostre conversazioni.  Sono i protagonisti, le vittime, i curatori di una crisi di cui si parla nei giornali e in tv e pur nella  loro competenza asfissiante, riconoscono di andare per tentativi e lo fanno con rassegnata serenita’—Il caffe’ si fredda mentre B ci racconta della conferenza bancaria del giorno prima e  sorridendo D. ci mostra i dati delle sue aziende--  poi gira il foglio e mi chiede la penna— “Forza, facciamo la lista per il Thanksgiving,siamo in 35  e in fondo manca solo una settimana.”  Oltre le porte a vetri, l’orizzonte  si apre  immenso come non lo ricordavo. La luce intaglia le grandi  nuvole e come in ogni Autunno che si rispetti  il vento le  trascina via e, dietro di loro  il cielo, non nasconde  l’azzurro.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 00:20 | Permalink |commenti (34)
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venerdì, 14 novembre 2008
Troppo ambiziosa per tirarsi indietri ma troppo intelligente per accettare-- Se Hillary accettase la posizione di Secretario di Stato passerebbe i prossimi quattro anni della sua vita a promuovere una politica estera che non e' la sua, rinunciando alla sua influenza senatoriale, rimuovendosi completamente da una possibile prossima candidatura alla presidenza degli Stati Uniti. A Washington non si parla d'altro-- Certamente Barack Obama ha gentilmente offerto e sta a lei decidere se capitolare all'influenza Obamista o continuare il suo percorso politico-- assai piu' interessante di una crociera di quattro anni intorno al mondo a stringere mani e accordi con i suoi omologhi che sinceramente preferirebbero incontrare il suo presidente.  
postato da: MLRossiHawkins alle ore 22:58 | Permalink |commenti (8)
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mercoledì, 12 novembre 2008

President-elect Barack Obama

Quando oggi mi sono tuffata nella edicola della 86ma l’ho fatto per ripararmi dal gelo di quel vento di meta’ Novembre che ogni anno mi coglie di sorpresa-- ne sono uscita  con una strana sensazione allo stomaco... il suo sorriso mi fissava da 10 giornali diversi, mentre sull’iphone mi arrivava il suo  ennesimo messaggio di sollecitazione.—Di Miracoli, apparizioni e beatificazioni me ne sono occupata per un paio di stagioni grazie al mio ex laconico direttore appassionato per davvero o per contratto alla materia—chiusa la stagione e terminato il programma non pensavo mai di dover tornare sull’argomento. E invece, never say never. Con la elezione di Barack Obama alla presidenza delgi Stati Uniti e’ cominciata la sua canonizzazione, un processo lungo come tutti sanno, ma che e’ gia’ ben avviato, il  presidente eletto infatti permea ogni piega mediatica per consacrarsi la grande storia del giornalismo internazionale. Non c’e’ persona che non  faccia riferemento alla sua prestanza, alla sua capacita’ alla sua famiglia—La gente continua esaltata a congratularsi con se stessa a mandarsi messaggi a rincorrersi con ogni mezzo teconologico  per stringersi intorno al neo presidente in un abbraccio virtuale-- E’ contenta di dare, di donare, di donarsi per  Obama.  E lui e’ felice di prendersi i tuoi soldi pochi o tanti insieme al  tuo numero di cellulare la tua e-mail– Un grande phenomeno di suggestione collettiva? Mi sussurra J che quando chiama e’ sempre per una conferma, mai per una domanda aperta--  Certo le rispondo-- una psicosi, che mi stupisce e al tempo stesso mi irrita.  Si perche’ di avvicendamenti alla casa bianca ne ho visti diversi, piu’ o meno da vicino, ma mai ho assistito ad una copertura cosi’ stucchevole di una transizione presidenziale, che l’operazione piu’ complessa della democrazia americana, tanto piu’ silenziosa, tanto piu’ e’ di successo —Right, mi dice sollevata J. – Chi piu’ di lei puo’ saperlo—la donna piu’ sottoaciuta e politcamente impegnata di una Washington sileziosa assiste all’assalto dei media di una citta’ che si consuma dentro le case al di qua e al di la del Potomac.  La predidenza di Obama e’ un momento storico, certo ma non per il  colore del presidente o per l’avvenenza della sua famiglia. Il paese dell’indomito ottimismo e’ piegato, la gente non ha credito, l’industria immobiliare al collasso, la crisi economica si allarga e  intacca la prospettiva dell’immaginario americanao mentre una guerra che la gente con capisce  si combatte aspra dall’altra parte del mondo—impoverisce il paese e  uccide inspiegabilemtne  i suoi figli. Un nuovo ordine intarnazionale va rifondato con nuovi giganti economici che premono sull’egemonia americana. Fa bene chiedere soldi e solidarieta’ il sorridente Obama,-- nessun beato diventa santo senza la totale abnegazione dei suoi fedeli-- loro non lo sanno ma  in questo caso, il  suo miracolo, lo faranno loro.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 00:01 | Permalink |commenti (16)
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sabato, 08 novembre 2008


Ho ricevuto questa e-mail ieri, ve la giro come ho fatto con i miei amici piu' vicini, credo che sia un'altra lezione di civilta', quella di prendere un  momento per voltarsi indietro e ringraziare...

Cindy and I would like to take a moment to thank you for your loyal and steadfast support during the course of this campaign. Governor Palin, her husband Todd, our families, friends and campaign staff extend our deep appreciation for your tireless dedication, support and friendship.

It is the end of a long journey and your support through the ups and downs has meant more to us than you may ever know.

Although we were disappointed with the results, we must move beyond this campaign and work together to get our country moving again.

It is our sincere hope that you will join us in putting our country first and continue to work to keep our nation safe, free and prosperous.

We urge you to join us in not just congratulating Senator Obama, but offering our next president our good will and earnest effort to find ways to come together as a nation. Whatever our differences may be, we are all fellow Americans.

We are truly blessed to live in this great country and call ourselves Americans, and we will forever be her loyal servants.

Today, let there be no reason now for any American to fail to cherish their citizenship in this, the greatest nation on Earth.

With warm gratitude,


Cindy McCain
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sabato, 08 novembre 2008

Era spesso proprio Rob a fare riferimento alla  sua eredita’ nera, a  sorridere apertamente  quando danzavamo intorno alla sua etnia con un imbarazzo che a ripensarci meritava itutto il suo disprezzo--  I am black Maria, I’ll take you home, mi diceva alla fine dei seminari serali traghettandomi dall’altra parte del campus quando Columbia ancora era pericolosa. The perks of belonging to the community, i vantaggi di appartenere alla comunita’ sorrideva--   impegnato accademicamente nel rapporti fra “class and gender”   Robert  era ed e’ un accademico ambizioso, cresciuto in un ricco sobborgo di Toronto, da genitori medici un amico dal quale ho imparato molto e non solo dai suoi scritti— Insieme abbiamo condiviso  letture post-marxiste e bagels col cream cheese, campeggi nelle adirondacks e la paura di  soccombere alle aspettative del mondo accademico. In tanti anni, non l’ho mai considerato nero, l’ho sempre considerato Robert, perfetto come era, bello come Henry Belafonte ambizioso come Obama,  quello che cercava di portare le teorie decostruzioniste nel nostro ateneo, il suo colore una non entity—Ecco perche’ sono sorpresa, anzi no, sono esterefatta che dopo 21 mesi di campagna elettorale e la strabiliante vittoria di un candidato capace come Barak Obama fornito di una macchina elettorale impeccabile, si continui a parlare molto piu’ della nostra,  (bianca) percezione  del suo colore che delle sue capacita’, Il riferimento alla sua pelle da parte di tutti i media e’ semplicemente offensivo per l’uomo in questione che non potrebbe essere diverso da come e’. Barak Obama non ha mai cavalcato il discorso razziale nella sua campagna, mai ha perseguito le divisioni razziali per fini elettorali che facevano invece gola a tanti ed e’ rimasto distante da tutte le polemiche che si sono trascinate per mesi durante le primarie, in Sud Carolina.Barak Obama non ha mai seduto nei sedili posteriori di un autobus,  e’ cresciuto nelle scuole migliori, e’ un uomo colto intelligente, un senatore—Barak Obama e’ un americano, piu nero di me, meno di nero di altri, la sua esperienza mutliculturale lo ha reso il candidato perfetto per questo momento storico che aveva bisogno di lui, di sdrammatizzare una spaccatura che fa comodo a molti e male a tanti—Penso a Rob quando sento parlare di Presidente Nero, penso a Rob quando un giorno,  bruciata dal sole di Long Island, ero imbarazzata nel chiedergli un posto sotto l’ombrellone, Get over here, mi disse alle tre del pomeriggio, I won’t burn... I am black (vieni qui, io non mi brucio, sono nero).  

postato da: MLRossiHawkins alle ore 00:37 | Permalink |commenti (18)
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giovedì, 06 novembre 2008

Slideshow imageE’ stata una bruttta notte per John McCain, seconda solo alla giornata di oggi, una delle peggiori della sua vita, dopo un tempestivo  discorso, quello di “concession’ che ha toccato nel profondo chi lo conosce e chi crede nelle sue imparegiabili doti di leadership.Un discorso che ha scandito l’amarezza di una sconfitta senza lasciare spazio alla polemica  che allevia, almeno  per un po’, ogni  brutto colpo. Una sconfitta secca, dolorosa amara ma  annunciata  che  ci ha traghettato verso  una notte insonne attraverso giornata al telefono  a  sezionare nel dettaglio ogni piega di una campagna segnata –  Avremmo voluto tuffarci nella tiepida notte dell’Arizona per stemperare il gelo di tante aspettative fallite, proprio mentre fuori  dalla finestra si celebrava la  meritata vittoria  di un candidato inappuntabile ma siamo rimasti fermi ad ascoltare le urla di chi giustamente gioiva. Sono convinta che McCain sarebbe stato un grande presidente, tutti lo siamo ancora, anche i collaboratori e sostenitori di Obama per i quali nutro stima e ammirazione, alcuni dei quali sono orgogliosa di chiamare amici.  Meritano tutta la mia ammirazione per una campagna perfetta.  Accettare una sconfitta non e’ facile, e abbandonarsi fra le sue braccia spesso e’ l’unica terapia  possibile contro un dispiacere che  non e’ emotivo ma solo cerebrale. Con la sconfitta di McCain non  abbiamo assistito ad una sconfitta elettorale  ma archiviato un capitolo della nostra storia che si congeda in silenzio  sacrificandosi con umilta’ e l’eroismo di chi e’ abituato a  farlo e probabilmente lo rifarebbe ancora 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 02:38 | Permalink |commenti (27)
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mercoledì, 05 novembre 2008

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postato da: MLRossiHawkins alle ore 13:03 | Permalink |commenti (23)
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