Vietnam Memorial, questo sabato come ogni sabato
Vietnam Memorial, questo sabato come ogni sabato
Certo non saro' certo io a poter aggiungere nulla di nuovo sulla disfatta di Rutelli e poi infierire non sta bene...ma ho scritto tanto di questo signore che ho incontrato spesso qui a New York e in giro per l'America- Dalle olimpiadi di Atlanta alle conventions democratiche del 2004, costui non si e' fatto mancare nulla a cominciare dal suo primo mandato di sindaco, quando lo conobbi per la prima volta, in collegamento audiovideo per Gianfranco Funari-- vedi, vidi e scrissi, le sue imbarazzanti conferenze sul nulla, le sue frasi vuote e tautologiche, il suo cinismo bonario, la sua leadership casuale e pericolosa, le sue dichiarazioni di guerra ai musei americani, le minacce al curatore del Met, la sua determinazine ad ignorare il ludibrio di cui ci ricopriva in terra straniera. Insomma lo saluto e lo voglio ricordare cosi'.
Ne ho riparlato oggi con D. amico da sempre, che da parte sua si e’ speso molto e molto ha speso in questa campagna elettorale “brutta storia” mi ha detto analitico e repubblicano mentre lo sentivo sorseggiare il suo caff'e' mattutino da dietro la cornetta e sicuramente davanti al frusciare della sua campagna virginiana gia’ alle sei del mattino —Si’ brutta storia davvero quella di questi democratici impegnati a contendersi la nomination, di un partito che stanno velocemente portando alla rovina—Hillary vs Obama le due facce agguerrite del popolo democratico diviso fra i rancori dello status quo e il miraggio di una nuova avventura che non comincia mai. Certo e’ un peccato che dopo tutte queste primarie questi caucus i voti e i sondaggi, la decisione non sara’ una scelta popolare ma dei superdelegati. Infatti comunque vadano le cose, ne' Hillary ne' Barak raggiungeranno mai il numero di delegati sufficienti ad aggiudicarsi la nomina automatica e chi verra’ chiamto in causa saranno invece i dirigenti del partito chiamati a nominare chi, secondo loro, sara’ piu’ adatto al mestiere di Presidente. Si trattera' della delegittimazione totale di qualsiasi volonta’ degli elettori, la negazione stessa di quello spirito popolare che Hillary Clinton dice di incarnare o per il quale Barak Obama si sta battendo orami da un anno. Una dura lotta che continuera’ ancora qualche settimana secondo copione con Obama che vince il voto popolare ma non si aggiudica i grandi stati, che piace a tutti ma non spiazza l’avversaria aggrappata penosamente e tenacemente al suo obbiettivo che e’ quello di vincere senza mai badare alle conto delle vittime—protagoniste sacrificali di ogni guerra che si rispetti.

Quella di questa sera doveva essere la serata del riscatto, della svolta, ma non ci siamo, non ancora. Certo, Hillary Clinton si pronucia trionfante ma la sua vittoria in Pennsylvania non e’ significativa, il suo margine di vittoria troppo esiguo, per uno stato demograficamente suo. Operai e anziani si sono affidati a lei come previsto e come previsto il voto nelle comunita’ urbane non e’ stato sufficiente per proiettare Obama alla vittoria anche se ha eroso alla grande il margine di vantaggio di Hillary Clinton— questo risultato non cambia molto, I Clinton non riescono ad aggiudicarsi i delegati sufficienti per riagganciare Obama e continuano la loro marcia verso la convention di questa estate nel tentativo di convincere i superdelagati che solo Hillary puo’ vincere contro un candidato possente come McCain. Da parte sua Obama ha piu’ soldi e piu’ risorse, l’entusiasmo e’ dalla sua e una nuova generazione di elettori e’ pronta a battersi per lui. La lotta imperversa nei rimanenti stati ma sta rischiando di stancare il pubblico che dopo 8 mesi di campagna elettorale serrata, di dibattiti e di congetture, vede in Clinton e Obama due attori consumati dalla lotta e dalla tv, mentre John McCain, lontano dai riflettori si fa avanti fra folla e paradossalmente sembra lui la giovane promessa di una nuova stagione politica americana.
L'appuntamento delle primarie in Pennsylvania si avvicina e la battaglia infuria, Hillary non demorde ma la gente si sta stancando di questa campagna senza fine, certo la posta in gioco e' alta, ma l'elettorato si sta sfibrando e allora ecco l'utlimo video promoziale di Hillary Clinton,
Questa e’ una citta’ che cammina tanto ma si inchina poco-- difficilmente abbassa la testa e raramente ritorna sui suoi passi—New York, lo dico spesso, e’ un monumento all’attivismo, al progresso e all’umana ernergia che si riproduce e si rigenera con un moto di condivisione, di impegno individuale e collettivo- La scelta di Benedetto Sedicesimo di fermarsi questa mattina, di inchinarsi a Ground Zero e’ significativa e piu’ che mai voluta, non solo un atto di cristiana pietas per quei morti ma anche un appello doveroso nel rendere omaggio li’ dove troppo spesso voliamo via con lo sguardo e con la mente-- per non soffermarci e magari per non soffrire —Ground Zero e’ li sulla punta di Manhattan, sanguina ancora quel luogo di incolmabili memorie, di straziante dolore rimane il luogo del sacrificio dell’occidente e dell’eroismo involontario di tanta gente comune persa nella memoria e inghiottita dal tempo – Ho visto tanti parenti e amici delle vittime non rassegnarsi e inginocchiarsi a ground zero in questi anni, toccare la recinzione e andare via, piangere e portare un fiore, sorridere con una foto in mano o con un bambino in braccio—atti di individuale omaggio e di personale rimembranza per quelle tremila persone che potevamo tranquillamente essere noi, che andavamo al lavoro, al bar, al risrorante, in visita, o semplicemente passavano casualmente di la’. Il Papa non passava casualmente da Ground Zero, ci e’ andato apposta questa mattina, ribadisco lo ha voluto fortemente, per inginocchiarsi sotto i riflettori del mondo davanti agli occhi sempre vigili di questa citta’ che questa domenica mattina ha abbassato la testa e si e’ inchinata col pontefice proprio come cinque anni fa quando presa a tradimento fu colpita al cuore e costretta ad inginocchiarsi.
Attendo la visita del Papa e certamente penso di trascorrere due giorni perdendomi fra la la gente con la macchina fotografica come faccio sempre durante i grandi eventi cittadini-- Prima devo commentare pero’ la trasmissione di ieri sera Giovedi’ condotta da questo signore a sinistra, proprio mentre di prima mattina mi dibatto fra la cancellazione del servizio di Rai International per ora o per sempre—Certo che vedere una accolita di maligni senza obiettivi e prospettive, senza fantasia e ingrigiti dall’amarezza mi ha fatto piu’ pena che rabbia. Ma io dico e’ possibile mai trascorrere tre ore di servizio pubblico a non dire nulla, anzi a sbeffeggiare la maggioranza e gli italiani che l’anno votata e sopratutto a fare finte analisi insensate? Il Sartori, da anni oramai maligno e banale, che ripercorre i suoi fasti universitari con quel sopraccio’ che lo ha reso inviso all’accademia americana e che senza esprimere mai concetti nuovi, rivisita il suo odio per Berlusconi che non riesce a giustificare con alcun paradigma scientifico—poi Fucsas, architetto della sinistra, prepotente e supponente che confonde John Fisher con Ian Fisher, Travaglio, piu’ saccente che ineressante con il DiPietro sempre gonfio di rancore e Santoro ad orchestrare gli odi traversi di questa accolita di squallidi . Cosi’ tristemente poco da dire, in un momento che si presta alle analisi piu’ divertenti per chi solo si avvicini al mestiere di politologo o di giornalista o sia un semplice cittadino motivato. Ma insomma facciamo le persone serie, disarmiamo i salotti e facciamo giornalismo, prendiamo atto delle cose e mettiamoci al servizio della nazione non della nostra amara ideologia, anacronistica e passe’ che proprio non se ne puo’ piu’ –A dopo, Il Papa e’ arrivato--
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Quando il fiume si gonfia pigro snodandosi fra le foreste del Maryland e della Virginia, quando i prati del "South Lawn" si aprono smeraldini sulla citta’ , quando i canottieri scivolano sul fiume e il Monumento a Washington si staglia imperioso in un cielo senza nuvole e le lapidi del cimitero di Arlingon si perdono oltre il ponte, ti senti fortunata di assistere ad un’altra primavera a Washington—stucchevole nella sua bellezza, yet undersated, sotto dimensionata rispetto al suo fulgore—Ci voleva il Papa per disvelarne tutta la sua magia in una calda mattina di Aprile davanti al modo cattolico americano piu’ sopreso che ammirato dell'analitico apprezzamento di Benedetto sedicesimo ad un popolo, quello americano, che e’ forse fra i piu’ religiosi della terra. Una giornata memorabile per i cattolici di America, che non conoscono affatto questo Papa il cui verbo arriva inequivocabilmente deciso e porta loro il riconoscimento delle responsabilita’ da condividere con tanta liberta’ e democrazia. Ma invoca ripetutamente la Responsabilita’ anche per le azioni della chiesa cattolica americana il Papa, una chiesa devastata qui dagli scandali della pedofilia, una chiesa alla ricerca di una nuova primavera di fede proprio in quel giorno dell’anno in cui i Cherry blossoms, puntuali, si specchiano timidi nelle acque de Potomac.
And then came Benedict....