La fotografo con diligenza, anzi no— con un nostalgico rimpianto preventivo per quello che’ fra quanche mese gia’ non ci sara’ piu’— e quindi mi spingo sempre oltre a ritrarla, cammino per ore in quei quartieri sconosciuti, oltre le coordinate canoniche del turistico gradimento, in quelle strade che presto saranno preda della prossima esplosione trendy-- me ne godo ogni scalcinato palazzo, ogni arrugginita scala-anti incendio ogni facciata di mattoni rossi, ogni porta diroccata— perche’ so che presto queste strade diventeranno richiamo di gente danarosa, vuota, indistinguibile e modaiola. Una citta’ che si rigenera senza rimpianto la mia, che si abbandona alla logica futurista e spesso, nascondendo le lacrime si lascia trascinare dalle aspettative dall’inesorabile incedere del progresso --- In realta’ amo Manhattan perche’ e’ la piu’ anacronistica delle realta’ metropolitane che conosca, dove la somma di tutti i valori del modernismo, sono davanti ai tuoi occhi se solo ti soffermi e sai guardare- E cosi’ passeggi fra i vecchi tenaments, di yorkville, le case degli operai, le birrererie, i vecchi insediamenti irlandesi e tedeschi le strade degli Italiani, dove le vecchie cantine stanno diventando loft, dove le fornaci lasciano il passo ai condo, edifici spregiudicati, fatti apposta per i turisti abitativi, indifferenti residenti part-time, attratti dalla luminosita’ dei piani alti e le convenienza del dollaro basso- La vedi cambiare, sotto gli occhi, prima va via il vecchio barbiere, poi sparisce il corniciaio, il piccolo palazzo si svuota di carattere e in una settimana cade a terra , lasciando una ferita colmata in breve tempo dal tempestivo rifulgere di un palazzo nuovo, costoso, antisettico, comodo e anonimo—Un processo irreversibile, mi spiegano gli urbanisti che per questo mi intrisce e mi addolora me, come il mio vicino Woody Allen custode di una New York agonizzante ma che ancora percorre in bicicletta , suona il campanello della sua “Bianchi” prima di ogni incrocio, che indossa solo cappotti e passeggia a braccetto della moglie tutte le mattine nel parco, che ti sorride chinando la testa con un cenno e —combatte una battaglia contro l’urbanizzazione selvaggia della nostra Manhattan, sapendo di perdere ma senza arrendersi mai. Non ha sopreso nessuno il crollo della gru sulla cinquntunesima strada, non sorpende ma fa molto male, come la morte di quegli innocenti, vittime ululanti improgionate dalle macerie, mentre troppo tardi sopraggiungevano le sirene della modernita’.
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