domenica, 30 marzo 2008
alitaliaGuardo sempre in basso quando l’aereo si solleva, e  il ricordo del mio soggiorno si dissolve in aria come il fumo che si lascia indietro il motore del 767 mentre si proietta verso l’Atlantico. Non ho visto tutti e come al solito socchiudo gli occhi pensando a tutti quelli che invece ho incontrato—a pranzo solo noi, a cena per parlare anche con gli altri,  al lavoro, al  baretto squallido, in trasmissione, in quel posto dove andavamo sempre e che non e’ piu’ lo stesso.. in un posto che hanno appena aperto e che non conosci, per un caffe’ che tanto uno cosi’ li’ non lo trovi, per una insalata che tanto mangi solo quella,  a Milano per il pomeriggio che da quando sei a New York non ci vieni piu’,  solo un secondo che ti devo far vedere una cosa, magari la prossima volta che questa volta non ce la faccio  —le voci  si sovrappongono  e i giorni svaniscono, i progetti si affastellano e la  testa  e’ piena  di chi ho potuto abbracciare—l’Atlantico avanza plumbeo e minaccioso e dall’altra parte  New York mi attende-- ripercorrendo il tragitto per l’ennesima volta le avvicino ancora l’una all’altra la mie realta’  fatte di due luoghi cosi’ diversi, cosi’ distanti, cosi’  stranamente imprescindibili.--Bentornati a New York, gelida, sfolgorante cosi' dolcemente domestica e da domani.... back to buinsness
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mercoledì, 26 marzo 2008
mccain and brown

Certo, io lo capisco. Il momento e’  difficile—difficile come  divincolarsi  dai personalismi, dalle coalizioni reali o presunte per discutere di  percentuali, di sondaggi, difficile come farsi varco fra la mondezza di Napoli e i miasmi della mozzarella che giace nei depositi alimentari, difficile come assistere alla svendita della compagnia di bandiera morte annunciata ma improvvisa, difficile come affrontare l’euro alle stelle, i cinesi alle porte, il costo del lavoro, i salari bassi, --certo all politics is local dicono gli americani e allora bene  parlare di Malpensa, dei rom, della certezza della pena, ma perche’ mi chiedo  e’ cosi’ difficile guardare oltre, ricordarsi del contesto a cui apperteniamo, difficile ricordarci e ricordare che il mondo cammina, e le intese cosi’ come le alleanze vengono da lontano—quel lontano che poi ti porta vicino, a sedere a tavola e a discutere del tuo destino insieme a chi questo destino non solo lo influenza ma  lo forgia.—Parlo della politica internazionale, la grande assente della campagna elettorale italiana. Me li guardo stupita, anzi me li ascolto basita, sbandierare analisi sulle condizioni economiche, prezzi, salari soluzioni semplicistiche a problemi globali senza pero’ mai guardare oltre il microcosmo italico. Cosi’ mentre Bertinotti ci racconta di ridistribuzione del reddito con logiche inappuntabilmete insulari, McCain, incontra Sarkozy, e quando Di Pietro arranca dietro il  suo italiano con l’unico scopo di colpire Berlusconi, McCain si sposta in Inghilterra, stringe mani e intese lancia sguardi e getta ponti. E noi  invece aspettiamo, che venga il 13 Aprile aspettimo che si compia il destino elettorale per poi ricominciare a bussare alla porta dei potenti del mondo, per elemosinare un posto a tavola mentre loro, sono gia’ al dessert.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 08:22 | Permalink |commenti (11)
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sabato, 22 marzo 2008

Cari  Amici,  sono in una localita' dove la connessione internet e' difficile, dove non sto pensando a Hillary e Barak ne' alla svendita di Alitalia, sono qui solo per poche ore ma e' da  qui che voglio augurare a tutti voi una Pasqua luminosa, una Pasqua di rinnovamento e di  speranza  per tutte quelle piccole e grandi battaglie che combattatiamo, per un sogno e per una meta che ci meritiamo-- niente mi rasserena di piu’ della resurrezione di questa notte, del miracolo di questa giornata dell’anno dove dopo la morte,  assistiamo alla rinascita,  piu’ consapevoli, piu’ sereni e, se ci crediamo, decisamente piu’ forti.  Marialuisa

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giovedì, 20 marzo 2008
women in charge

Certo che la politica e’ anche retorica. In Italia lo sappiamo bene—le parole si succedono alle promesse e alle arringhe non richieste, su cose che vogliamo sentirci dire, ovvie e banali—Hillary e Barak, consumati da una campagna interminabile fanno lo stesso, proprio con la guerra in Iraq. Cinque lunghi anni di morti, di spesa, di deficit pubblico che l’America  si trova ad affrontare nel bel mezzo di una recessione economica. (Causata in parte anche dalla guerra stessa) Eppure entrambi  i candidati democratici si rincorrono per l'America con la promessa di terminarla questa querra, ritiro immediato dicono, una brigata al mese per sedici mesi e poi..tutti a casa sani  e salvi  e soprattutto sicuri.... Non scherziamo per favore, non ci prendiamo in giro...  anzi non prendeterci in giro.. Il ritiro di 100.000 persone dall’Iraq non sara’ una passeggiata e non potra’ verificarsi in cosi’ poco tempo senza pensare alle conseguenze che lascerebbe-- guerra civile, e un caos tale da perseguitarci per anni ed anni, insieme alla spesa alla quale incorreremo per  il relativo impegno  e per l’ordine e la sicurezza internazionale. Accetto i discorsi, e comprendo i doveri della campagna elettorale, fatta apposta per dispensare ottimismo e accaparrarsi la Casa Bianca, ma credo che inneggiare ad un ritiro immediato, doveroso e semplicistico sia umiliare i morti, sia disprezzare lo sforzo, sia spazzare via la memoria di chi conosce le difficolta’ di una guerra sia imbrogliare ancora una volta il pubblico e  chi non e' piu' qui per raccontarcele.

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mercoledì, 19 marzo 2008
memorial
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domenica, 16 marzo 2008
second avenue collapse

La fotografo con diligenza, anzi no—  con un nostalgico rimpianto preventivo per quello che’ fra quanche mese gia’  non ci sara’  piu’— e quindi mi spingo sempre oltre a ritrarla, cammino per ore in quei quartieri sconosciuti, oltre le coordinate canoniche del turistico gradimento, in quelle strade che presto saranno preda  della  prossima esplosione trendy-- me ne godo ogni scalcinato palazzo, ogni arrugginita scala-anti incendio ogni facciata di mattoni rossi, ogni porta diroccata— perche’ so che presto queste strade diventeranno richiamo di gente danarosa, vuota, indistinguibile e modaiola. Una citta’ che si rigenera senza rimpianto la mia, che si abbandona alla logica futurista e spesso,  nascondendo le lacrime si lascia trascinare dalle aspettative dall’inesorabile incedere del progresso --- In realta’ amo Manhattan perche’ e’ la piu’ anacronistica delle realta’ metropolitane che conosca, dove la somma di tutti i  valori del modernismo, sono davanti ai tuoi occhi se solo ti soffermi e sai guardare-  E cosi’ passeggi fra i vecchi tenaments, di yorkville, le case degli operai, le birrererie, i vecchi insediamenti irlandesi e tedeschi le strade degli Italiani, dove le vecchie cantine stanno diventando loft, dove le fornaci lasciano il passo ai condo,  edifici spregiudicati, fatti apposta per i  turisti abitativi, indifferenti residenti part-time, attratti dalla  luminosita’ dei piani alti e le convenienza del dollaro basso- La vedi cambiare, sotto gli occhi, prima va via il vecchio barbiere, poi sparisce il corniciaio, il piccolo palazzo si svuota di carattere e in una settimana  cade a terra , lasciando una ferita colmata in breve tempo dal  tempestivo rifulgere di un palazzo nuovo, costoso, antisettico, comodo e anonimo—Un processo irreversibile, mi spiegano gli urbanisti  che  per questo mi intrisce e mi addolora me, come il mio vicino Woody Allen custode di una New York agonizzante ma che ancora percorre  in bicicletta ,  suona il campanello della sua “Bianchi” prima di ogni incrocio, che indossa solo cappotti e  passeggia a braccetto della moglie tutte le mattine nel parco, che ti sorride chinando la testa con un cenno e —combatte una battaglia contro l’urbanizzazione selvaggia della nostra Manhattan, sapendo di perdere ma senza arrendersi mai. Non ha sopreso nessuno il crollo della gru sulla cinquntunesima strada, non sorpende ma fa molto  male, come la morte di quegli innocenti,  vittime ululanti improgionate dalle macerie, mentre troppo tardi sopraggiungevano le sirene della modernita’.

Maria Luisa Rossi-Hawkins Copiright, tutti i diritti riservati.

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sabato, 15 marzo 2008
tibet_slide_1
postato da: MLRossiHawkins alle ore 18:47 | Permalink |commenti (7)
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venerdì, 14 marzo 2008

President Bush, e l'addio alla stampa...Non c'e' democrazia senza una stampa libera, le parole finali del suo discorso, anzi della sua serenata,

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mercoledì, 12 marzo 2008
spitzer 2Erano mesi che non facevo una corsa cosi'-- una esplosione di energia, sostenuta e disordinata,  seguendo le note di Springsteen e ogni snodo del parco, ancora ghiacciato ma pronto ad esplodere alla prima distrazione dell'inverno .-In citta' e' difficle sentire altro, e' difficile sfuggire i resoconti e le opinioni che sgorgano sponanee su questa vicenda incredibile che ha portato alle dimissioni del governatore dello stato. Cosi' quando mi sono trovata di fronte a casa sua ho riso da sola, come sempre mi succede quando mi sorprendo a soprendermi.--Ho alzato lo sguardo verso la torre modernissima, orribile palazzo sulla 5th Avenue, che si erge preopotente nella piu' bella zona di Manhattan. Il brutto mi intristisce, proprio come questa vicenda per la quale provo una particolare riprovazione, non per i suoi risvolti morali ma per il ludibrio alla quale una cosa cosi' seria sara' sottoposta nei giorni e nei mesi futuri. Per questo non perdono Spitzer, che ho rispettato e sostenuto nel suo difficile mandato di governatore a New York.  Non lo perdono come non perdono Hillary Clinton per aver fatto di queste elezioni un contesto di popolarita', una gara  costosa fatta di spot,  una fiera inconcludente di vanita' malcelate a discapito di un partito che dice di amare ma che ha sempre bruciato ogni categoria che l'ha sostenuta-- quando la posta in gioco e' cosi' alta la ragion di stato deve poter prevalere sui propri istinti, e sulle proprie velleita'-- ma spesso  non e' cosi' -- Per Clinton, frenata ancora una volta dagli elettori in Wisconsin e poi in Mississippi, la stada continua ad essere in salita,  per Spitzer invece e' tutta in discesa, un tracollo prevedibile per chi invece ha bruciato la sua credibilita' sistematicamente con ogni appuntamento galante mentre si candidava a moralista nazionale.  E' fragile la politica, mi ha detto la madre del mio amico Douglas questa mattina, lei grossa personalita' poltica di Washington lo sa bene, l'unica cosa che ti devi ricordare-- no matter what -- e' di non bruciare mai i ponti che ti hanno traghettato verso il successo---altimenti, almeno qui, e' la fine.  
postato da: MLRossiHawkins alle ore 17:29 | Permalink |commenti (8)
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lunedì, 10 marzo 2008

Spitzer

Non so quante volte la scena si sia ripetuta nella storia--  lui,  politico promettente e aggressivo, confessa davanti alla stampa e alle telecamere un misfatto, lei la moglie tradita e umiliata, ingannata e derisa gli e’ accanto. Questa volta e’ il turno di Eliot Spitzer il governatore di questo stato. Un tipo irreprensibile, lo sceriffo di New York che conosco indirettamente attraverso i racconti di amici che lavorano a Wall Street, che hanno studiato con lui, che hanno lavorato con lui quando era District Attorney. Un tipo newyorkese a tutti gli effetti, che per chi conosce e vive a New York come me, fa parte della tua vita come il bagel e come le passeggiate a Central  Park. Ha ripulito il financial district dalle torpitudini morali, ha promesso di ristabilire la moralita’ nella grande mela, per chiunque lo conoscesse Spitzer era il  castigamatti, la minaccia della scure della giustezza, e la promessa della giustizia—cosi’ ho creduto ad una provocazione quando la mia collega,(feroce icona iconoclasta) mi ha mandato un messaggio per annunciarmi che Spitzer stava per cadere “for the usual scandal”. Ma ho acceso la tv e  anche in questa occasione,  non  per sentire lui, per vedere lei—Si perche’ tutte le volte che succede un fatto del genere e questo e' veramente grosso,  non mi appunto tanto sul peccatore, cresciutello e piagnucolante, lui  che le sue scelte le ha fatte, ma su colei che lo accompagna, contrita, melensa, soccorrevole e (forse) ingnara-- Ogni volta mi chiedo perche’-- mi chiedo cosa spinga una donna a sopportare pubblicamente la ferocia del pubblico scrutinio e del tradimento. Ad  affrontare le telecamere e le domande, a  concedere il suo sguardo ai fotografi in una occasione come quella? Perche’ lo fa, perche’ gli stringe la mano e non gli sputa in faccia davanti a tutti in un atto di orgoglio, in uno scatto di dignita' ?  Confesso, me lo chiedo ogni volta e ogni volta non riesco a trovare una risposta adeguata. Amore? Senso del dovere? Desiderio di redimere e perdonare? Dovere coniugale?  Me lo chiedo sempre e spero ogni volta  che non sia niente di tutto cio’ e che  il tenero sguardo di Silda Spitzer di questo pomeriggio sia  stato ben studiato e consigliato nel dettaglio dal piu’ spietato divorzista d’America.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 23:35 | Permalink |commenti (16)
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