
E' chiaro che voglio parlare di Rudy, non ho mai nascosto di avere un debole per il mio ex sindaco e sto raccogliendo informazioni interessanti sul suo ritiro, troppo improvviso. Ma ero in libreria oggi, la mia preferita in mezzo a quei venti isolati che percorro abitualmente on Broadway, fra il Beacon Theatre e Simphony Space. E' li che mi nascondo dal telefono per immergermi in quel mondo di lettura e di eccentrici lettori che trovo irresistibile da sempre. Ho cercato con avidita' una copia del New Yorker di questa settimana da sostituire a quella che mi arriva per posta e che mi ha mangiato la pioggia di ieri-- L' articolo su Beppe Grillo, in copertina non deve andare perso. The Italian Micheal Moore dice il richiamo di copertina, mai paragone fu piu' errato ma mai articolo puo' considerarsi piu' riuscito-- Non so se in Italia verra' ripreso dai giornali ma io ve lo segnalo qui sotto, perche' questa e' l'Italia di cui si parla, questa e' la realta' del nostro paese che fuori dai confini del regime mediatico del nostro paese si libra semplice ed efficace dalle pagine della pubblicazione piu' prestigiosa del mondo e per magia e per fortuna, diventa dominio comune.
http://www.newyorker.com/reporting/2008/02/04/080204fa_fact_mueller









Non poteva resistere Edwards alle pressioni del super tuesday, Con il South Carolina ha perso il suo stato e la credibilita' per combattere nei 20 stati martedi' prossimo senza poi parlare dei fondi neccessari per continuare la sua battaglia politica-- cominciata anni fa come paladino dei poveri, in un povero stato del sud. Ho seguito la sua campagna 4 anni fa a fianco di John Kerry il suo messaggio vivace e passionale, mi ricordo le sue parole "help is on the way" adottate come slogan dalla campagna democratica di 4 anni fa. Passavo con la troupe e per la periferia di Boston di ritorno da una giornata di convention e mai parole mi sembrarono piu' adatte ad una zona derelitta di una citta' dominata da cultura, snobismo di appartenenza ma anche tanta miseria. Il suo messaggio assistenziale ripetuto spesso con rabbia pero' non si addice ad una America orgogliosa e lavoratrice che e' umiliata dagli "hand outs" dalle elargizioni. Orbato del suo messaggio dalla retorica di Obama, ancora una volta Edwards non ce l'ha fatta. Colto ben pettinato ed eloquente con una tragedia familiare alle spalle non e' riuscito ad imporsi nella lotta titatinica fra le due star del partito, Obama e Clinton impegnate con successo a rubarsi e rubargli la ribalta nazionale. Con Edwards si allenta quella pressione sui temi populistici della campagna alla quale aveva dedicato tempo e argomentazioni. Il suo piano sanitario rimane il piu' completo dei tre, le sue intenzioni sul social security e sulla tassazione decisamente le piu' radicali nel partito democratico Edwards esce di scena ma rimane in gioco, alla Convention di questa estate portera' i suoi delegati raccolti negli appuntamenti con gli elettori delle settimane passate e potrebbe essere decisivo ai fini della nomination di Obama o di Clinton. Aspettiamo ora l'annucio del Ritiro di Giuliani, in viaggio per la California--and there goes another one. 
Certo che fa male, malissimo. No, non la vittoria scontanta di Obama in South Carolina ma l’endorsoment
Ho preso in prestito il titolo del post da Barak Obama che non poteva definire meglio la graduatoria dei candidati del dibattito questa sera in South Carolina. Nella parte piu' informale della serata, mentre discuteva la diversita' di genere e di razza dei candidati Barack cosi' si e' riferito a loro. "come ad una donna, un nero e a John". John Edwards e' forse l'unico a meritarsi di essere menzionato perche' mai come questa sera ha dimostrato di essere presente a se stesso, lucido chiaro polemico ma molto vicino agli argomenti mentre Hillary e Barak sono rimasti invischiati in una feroce polemica personale che si trascina ormai da giorni e che si e' manifestata in tutto il suo astio davanti al pubblico nazionale in diretta tv. Cosi', mentre presto avremo i risultati di questa primaria, decisiva per il futuro politico di Edwards e quasi scontata per Obama, abbiamo avuto una anticipazione del tenore della gara fra i democratici, rancorosi come mai. La figura di Bill Clinton, assente solo fisicamente, ha dominato ancora una volta, e Obama ha legittimamente piu' volte fatto notare di concorrore contro due candidati. Hillary Clinton, che non desta simpatia, e' stata addirittura fischiata per i suoi attacchi personali contro Obama, che non ha mai giocato la carta della razza in un terreno favorevole come quello del Sud Carolina dove la meta' degli elettori sono neri. Per Edwards e' stata la riscossa si e' mantenuto equidistante sfoderando colpi a tutti e due gli antagonisti che hanno molto da guadagnare dal suo gradimento e molto da perdere dalle sue critiche e questa sera ne hanno avuto piu' che un assaggio. 

Sara' che e' troppo ben pettinato, troppo affabile. affettato, sara' che cambia idea troppo spesso e cerca di piacere accattivandosi il pubblico con incitazioni d'altri tempi, troppo enfatiche e molto molto retoriche. Un uomo in cerca di definizione, irrisolto ma Romney dei repubblicani e il mio spreferito. Mi stucca, mi stufa mi annoia mi ricorda un attore complessato che si riguarda i suoi provini la notte e di giorno si fa le lampade per apparire piu' in forma--Eppure oggi si e' aggiudicato la vittoria nella primaria del Michigan, terra battuta dalla crisi del sub-prime, dalla perdita dei posti di lavoro dell'industria automobilistica americana, dal gelo e dal rincaro dei costi energetici. Romney, si e' aggiudicato la vittoria conquistando il voto dei conservatori che McCain non penetra e che sembra non voler neanche corteggiare troppo. Cosi il figlio dell'ex governatore dello stato si e' aggiudicato i delegati dello stato senza troppa fatica ma con grande dispersione di mezzi e di risorse. Tante risorse. La corsa alla nomination repubblicana rimane cosi' aperta, tre primarie, tre vincitori ed un partito in cerca di una identita' con quattro personaggi. che ne esprimono una voce, diversa. a volte anche contrastante. Per Romney la vittoria era una questione di vita o di morte. battuto nel New Hampshire terra contigua al suo stato del Massachuttes se non avesse vinto questo stato sarebbe stato in vera difficolta'. Per McCain, a questo punto la primaria del South Carolina diventa un un appuntamanto importante da affrontare con tutta la lucidita' di un professionista della politica. I giochi sono tutti aperti dunque e la partita si fa sempre piu' interessante. Anche Hillary ha vinto, contro... nessuno, perche' per i Democratici era in lizza solo lei. Gli altri candidati si sono ritirati per una questione di regole di costituzionalita' di questa primaria e per onorare le regole dalla National Democrati Comettee. Ma Hillary, si sa, non fa mai questioni di principio--insieme al marito ci ha insegnato che l'importante e' vincere, perche' per le scuse c'e' sempre tempo, perche' poi ci sono sempre le lacrime.