giovedì, 31 gennaio 2008

newyorker

E' chiaro che voglio parlare di Rudy, non ho mai nascosto di avere un debole per il mio ex sindaco e sto raccogliendo informazioni interessanti  sul suo ritiro, troppo improvviso. Ma ero in libreria oggi, la  mia preferita in mezzo  a quei venti isolati che percorro abitualmente  on Broadway, fra il Beacon Theatre e Simphony Space. E' li che   mi nascondo dal telefono per immergermi in quel mondo di lettura e di eccentrici lettori che trovo irresistibile da sempre.  Ho cercato con avidita' una copia del New Yorker  di questa settimana da sostituire a quella che mi arriva per posta e che mi ha mangiato la pioggia di ieri-- L' articolo su Beppe Grillo, in copertina non deve andare perso. The Italian Micheal Moore dice il richiamo di copertina, mai paragone fu piu' errato ma mai articolo puo' considerarsi piu' riuscito-- Non so se in Italia verra' ripreso dai giornali ma io ve lo segnalo qui sotto, perche' questa e' l'Italia di cui si parla, questa e' la realta' del nostro paese che fuori dai confini del regime mediatico del nostro paese si libra semplice ed efficace dalle pagine della pubblicazione piu' prestigiosa del mondo e  per magia  e per fortuna, diventa  dominio comune.

http://www.newyorker.com/reporting/2008/02/04/080204fa_fact_mueller 

 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 01:30 | Permalink |commenti (8)
categoria:
mercoledì, 30 gennaio 2008

edwardsNon poteva resistere Edwards alle pressioni del super tuesday, Con il South Carolina ha perso il suo stato e la credibilita' per combattere nei 20 stati martedi' prossimo senza poi parlare dei fondi neccessari per continuare la sua battaglia politica-- cominciata anni fa come paladino dei poveri, in un povero stato del sud. Ho seguito la sua campagna 4 anni fa a fianco di John Kerry il suo messaggio vivace e passionale, mi ricordo le sue parole "help is on the way" adottate come slogan dalla campagna democratica di 4 anni fa.  Passavo con la troupe e per la periferia di Boston di ritorno da una giornata di convention e mai parole mi sembrarono piu' adatte ad una zona derelitta di una citta' dominata da cultura, snobismo di appartenenza ma anche tanta miseria. Il suo messaggio assistenziale ripetuto spesso con rabbia pero' non si addice ad una America orgogliosa e lavoratrice che e' umiliata dagli "hand outs" dalle elargizioni.  Orbato del suo messaggio dalla retorica di Obama,  ancora una volta Edwards non ce l'ha fatta. Colto ben pettinato ed eloquente con una tragedia familiare alle spalle non e' riuscito ad imporsi nella lotta titatinica fra le due star del partito, Obama e Clinton impegnate con successo  a rubarsi e rubargli la ribalta nazionale. Con Edwards si allenta quella pressione sui temi populistici della campagna alla quale aveva dedicato tempo e argomentazioni. Il suo piano sanitario rimane il piu' completo dei tre, le sue intenzioni sul social security e sulla tassazione decisamente le piu' radicali nel partito democratico   Edwards esce di scena ma rimane  in gioco, alla Convention di questa estate portera' i suoi delegati raccolti negli appuntamenti con gli elettori delle settimane passate e potrebbe essere decisivo ai fini della nomination di Obama o di Clinton.   Aspettiamo ora l'annucio del Ritiro di Giuliani, in viaggio per la California--and there goes another one.  

postato da: MLRossiHawkins alle ore 19:04 | Permalink |commenti (5)
categoria:
mercoledì, 30 gennaio 2008

CNN projects McCain as GOP winner in FloridaChe gran bella storia quella di John McCain, una rincorsa, una rimonta una rivincita-- su chi lo dava per spacciato, per chi lo aveva gia' consegnato al pensionamento prima che la sua storia si fosse compiuta. Per uno che ha conosciuto la prigione di Hanoi, la liberazione di una vittoria come quella di questa sera deve sembrare particolarmente dolce-- come dolce e rassicurante e' stato il discorso che che ha pronunciato questa sera.  Congratulazioni  a Romney, e parole di amicizia per Rudy Giuliani sconfitto malamente. Il fallimento di una strategia politica quella di Giuliani che lo ha travolto senza neanche metterlo alla prova. Un sogno incompiuto, ucciso da una tattica spregiudicata. Peccato. Il suo appoggio a McCain di cui gia' si parla in termini di certezza potra' solo giovare a McCain e questo sorriso, la dice lunga. A domani per le Clinton considerazioni della vincitrice della Florida che si aggiudica il gradimento ma nessun delegato della stato.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 02:56 | Permalink |commenti (14)
categoria:
lunedì, 28 gennaio 2008

caroline and John KennedyCerto che fa male, malissimo. No, non la vittoria scontanta di Obama in South Carolina ma l’endorsoment  dell’ultima erede vivente  di JFK—l’uomo che nonostate se stesso,  incarna il mito di entusiasmo e modernita’ e speranza, suo padre.  Il pubblico annuncio ha accompagnato i risultati delle primarie, ed e’ arrivato il giorno dopo l’endorsment del New York Times a Hillary Clinton. Un proclama secco , spontaneo e scorrevole quello di Caroline come sono gli appelli  affinati da ore ed ore di tavolino—Caroline Schlossberg Kennedy non scrive spesso, ma quando lo fa  si impone con  tutta l’autorita’ di una presenza accademica , affronta argomenti importanti  apponendo al contenuto dei suoi scritti sulla costituzione, sui padri fondatori,  sulle questioni istituzionali un cognome di cui ha sempre salvaguardato l’onore. Regna sulla memoria della sua stirpe scomparsa  con il  rigore di una imperatrice austera e solitaria dignitosa e consapevole, credibile. Il suo endorsment e’ importante per questo e per questo fa molto male a Bill  Clinton mentre fa bene ad Obama—l’ho sentito parlare ieri, finalmente infervorato dalla vittoria . Determinato a trascendere le spaccature razziali, come al solito   ne ha parlato  al di sopra, rifacendosi a quello spirito che ha sempre fatto dell’America una meta di ottimismo e possibilita’—Quell’ottimismo  che diventa speranza e si trasforma in certezza quando sono in molti a credere e a combattere—Ricchi che vogliono aiutare i poveri, poveri che hanno il diritto di farsi aiutare,  spaccature che vogliono essere colmate e che con scorrono esclusivamente attraverso le logiche razziali, sorpassate  dal complicato caledoscopio sociale di questo paese.  E’ un discorso incomprensibile per chi come Clinton ne ha disperato bisogno   per aggiudicarsi  ogni appuntamento elettorale. Ecco cosa c’e’ di cosi’ stridente fra i due candidati, che concorrono per lo stesso partito ma navigano in due universi paralleli.  L’appoggio di Caroline Kennedy, e quello di suo zio il senatore Ted Kennedy e’ uno schiaffo a Clinton, lo ricaccia nella squallida periferia dell'Arkansas, in quel trailor park dove e’ nato  elevando allo stesso tempo Obama fuori dal ghetto dove Clinton tenta di ricacciarlo ad ogni passo  e che Barak Obama, seppur nero non ha mai frequentato.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 01:02 | Permalink |commenti (21)
categoria:
venerdì, 25 gennaio 2008
satira Clinton

Che Bill Clinton si sia appassionato alla causa della presidenza finalmente  non lo penso solo io, che  faccia di tutto per tornare alla Casa Bianca, lo si sospetta da tempo e che da qualche giorno ormai abbia valicato il limite della decenza  e’ ormai palese alla nazione. Imperversa su tv e giornali, rilascia interviste,  si aggira per il paese apostrofando giornalisti e commentatori, insegue potenziali elettori dentro e fuori i negozi tanto che rischi di trovartelo da Starbucks che ti fa il caffe’ se solo versi un obolo alla campagna elettorale della moglie—Alla vigilia di questa primaria del S. Carolina, la coppia Clinton si spende e si estende oltre il limite del tollerabile riesumando cosi’ in molta  gente (me per prima) quell’ambiguo retrogusto della presidenza Clinton che oltre alle gesta politiche del vistoso duo, inondava etere e giornali di succosi scandali e paradossi.. Rieccolo fra noi, insaziabile di palcoscenico, magro, affilato, sempre piu’ rauco, piu’ ricco e piu’ patetico—efferato nel ghermire la concorrenza e stritolarla fra le fauci bramose di vittoria in nome di una causa piu’ grande-- la sua. Cosi’ ha fatto con Obama, incauto candidato che ha osato sfidare l’egemonia Clintoniana nel  partito democratico. E’ stato geloso perfino del fatto che fosse di colore Clinton, si e’ sempre sentito in fondo lui, l’unico depositario di tutte le virtu’ e le debolezze di una America di cui vuole tornare ad essere mattatore. E’ risentito Bill in questi giorni, di non essere al centro dell’immaginario collettivo,  e con il risentimento ecco  l’amarezza,  la stizza  e la rabbia.  Peccato, rinuciare con tanta vehemenza  al periodo migliore per un uomo di stato, al momento  di grazia  post-presidenziale che  completa il percorso di ogni presidente americano proiettandolo nella sfera della compostezza e dei grandi progetti. Progetti che trascendono le beghe  quotidiane e consegnano l’operato presidenziale alla storia.  In questo Clinton si sta rovinando, lui da sempre ossessionato dalla sua “legacy”, dalla sua eredita’ politica aggredisce malamente  un futuro che non gli appartiene, ipotecando cosi’  un passato che invece era tutto suo. 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 23:48 | Permalink |commenti (15)
categoria:
mercoledì, 23 gennaio 2008
pianeta delle scimmie

Vorrei averci pensato io al titolo del post, ma in verita’ l’idea e’ di un puntuto amico  giornalista che, parlandomi delle vicende italiche con una dovizia di particolari estenuante e dolorosa per entambi, ha concluso la nostra  conversazione con un sospiro e il riferimento “letterairio” di cui sopra. Sara’ per questo o per la militanza politica della mia amica R. con la quale ho parlato a lungo sempre ieri  che, in serata, ho scientemente deciso  di farmi male e mi sono abbonata a Rai International per vedermi Ballaro’—

Dopo la noia  della prima mezzo'ra lo stupore della seconda, li’ dove risse verbali e argomentazioni penose venivano spacciate dai protagonisti per dibattito politico. Era tanto che non mi indignavo cosi’, da quando forse ero parte di  trasmissioni come queste e   come inviato seguivo fra il pubblico lo scorrere dei miei servizi e lo stento dibattito in studio, quasi sempre deludente incapace di sollevarsi dalle trite banalita'. Si perche’ passano gli anni ma l’arroganza, il piattume, la sciatteria intellettuale e la totale mancanza di argomentazioni della nostra classe dirigente non cambia e per quanto preparato tu sia, non puo che colpirti. Eccoli di nuovo li’, sempre gli stessi,  ingrigiti nella comodita’ a dire cose sempre piu’ inesatte a spacciare politichese per politica a rincorrere coalizioni, numeri, accordi, a tirar fuori pezzettini di carta,  a difendere l’indifendibile davanti ad un pubblico, anzi una nazione che puo’ solo subire  e paga tutto il prezzo della loro inettitudine in un mondo competente e competivo e soprattuto spietato con chi rimane indietro.  Ma loro non se ne curano, imprigionano l’Italia con boria e indifferenza, carcierieri  consapevoli  di una nazione lacerata.   Non so se e’ il paragone con il meticoloso scrutinio a cui vengono sottoposti i candidati americani che sto seguendo con particolare rigore in questi gionrni, o lo schock di ritrovarmi i geni della politica italiana nuovamente davanti dopo qualche mese di vacazio mentis, ma lo spettacolo mi e’ sembrato veramente penoso, anzi, doloroso apparteneva ad un altro pianeta appunto senza poi troppo offendere i primati , dignitosi antenati della nostra stirpe.

Non credo nei bis, nelle ripetizioni, odio le ispirazioni forzate ma ,questa sera, prometto che io  me  lo affitto un sequal--e' famoso come l'originale ma non l'ho mai visto “Fuga da Pianeta delle Scimmie”

postato da: MLRossiHawkins alle ore 20:40 | Permalink |commenti (21)
categoria:
martedì, 22 gennaio 2008

debates finalHo preso in prestito il titolo del post da Barak Obama che non poteva definire meglio la graduatoria dei candidati del dibattito questa sera in South Carolina.  Nella parte piu' informale della serata, mentre discuteva la diversita' di genere e di razza dei candidati  Barack cosi' si e' riferito a loro. "come  ad una donna, un nero e a John".  John Edwards e' forse l'unico a meritarsi di essere menzionato  perche' mai come questa sera  ha dimostrato di essere presente a se stesso, lucido chiaro polemico ma molto vicino agli argomenti mentre Hillary e Barak sono rimasti invischiati in una feroce polemica personale che si trascina ormai da giorni e che si e' manifestata in tutto il suo astio davanti al pubblico nazionale in diretta tv. Cosi', mentre presto avremo i risultati di questa primaria, decisiva per il futuro politico di  Edwards e quasi scontata per Obama,  abbiamo avuto una anticipazione del tenore della gara fra i democratici, rancorosi come mai. La figura di Bill Clinton, assente solo fisicamente,  ha dominato ancora una volta, e Obama ha legittimamente piu' volte fatto notare di concorrore contro due candidati. Hillary Clinton, che non desta simpatia, e' stata  addirittura fischiata per i suoi attacchi personali contro Obama, che non ha mai giocato la carta della razza in un terreno favorevole come quello del Sud Carolina dove la meta' degli elettori sono neri. Per Edwards e' stata la riscossa si e' mantenuto equidistante sfoderando colpi a tutti e due gli antagonisti che hanno molto da guadagnare dal suo gradimento e molto da perdere dalle sue critiche  e questa sera ne hanno avuto piu' che un assaggio. 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 03:59 | Permalink |commenti (16)
categoria:
lunedì, 21 gennaio 2008

Clinton victory

Confesso pubblicamente  che le sto prendendo in maniera molto personale queste elezioni, troppo forse, so di sbagliare ma in fondo l’ha detto anche Hillary Clinton che questa campagna e’ molto personale-- lacrimava un po’ mentre rivisitava un vecchio slogan degli anni sessanta, "il privato e’ pubblico" ..(.uh you know this political race is very personal for me..) – Avrebbe dovuto citare la provenienza ideologica delle sue parole, —ma non l’ha fatto perche’ come tutte le persone che hanno  troppo—si appropria di tutto e lo rende spudoratamente suo .  La sto prendendo in maniera personale  questa corsa presidenziale, talmente personale che finiro’ per litigare con mezzo mondo--  (chi mi conosce  sa che non mi e’ difficile). Si perche’  alla fine di un’altro dibattito  infuocato  sui risultati elettorali di questo sabato mi sento di esternare tutta la  mia contentezza per la vittoria di McCain, nel Sud Carolina  meritevole come ho gia’ detto di essere preso sul serio, soddisfazione anche per l’implosione di Romney,  dolore per il risultato di Edwards, dispiacere per quello di Obama e assoluto disgusto per il trionfo di Clinton&Clinton. Come al solito il duo  ha calpestato  principi e morale  per ottenere il risultato voluto.  Questa volta  hanno discreditato il sindacato che ha appoggiato Obama  incitando  gli elettori a non seguire le sue indicazioni.  L’idea e’ stata di Bill che ha accusato il sindacato dei lavoratori del Nevada di volersi sostituire alla volonta’ dei singoli—praticamente di vessarli.   Brutta mossa, orrenda mossa a e senza entrare nel merito del valore dei sindacato, ne sono profondamente indignata. Un’altro schiaffo alla coerenza e alla rettitudine. Si,   perche’ questa frase  calpesta in tutto e per tutto  la  tenue solidarieta’ sindacale di questo paese.  Brutta mossa davvero  per un  presidente democratico,  per un  sedicente populista come Clinton  che  dice di sentirsi vicino alla gente famoso per  quel mordersi il labbro inferiore e “ feel the pain” sentire il dolore della gente comune—Ma il risultato c’e’ stato  e giocando sull’orgoglio dell’ elettorato  povero del Nevada che crede nel fututo e lavora duramente per ottenerlo,   adottando uno slogan repubblicano che fa leva sulla responsabilita’ individuale Clinton, ha azzerato il valore del  sindacato e la sua fragile consistenza e si e’ portato a casa i delegati--  poca cosa rispetto alla storia, alla tradizione e  all’integrita’ ideologica che  ha dimostrato ancora una volta  di aver perso per sempre.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 00:36 | Permalink |commenti (11)
categoria:
giovedì, 17 gennaio 2008

immondizia 2

L’ironia della sorte vuole che la raccolta dell’immondizia  di tutta New York sia storicamente affidata   ai   napoletani.   Avviene all’alba con una strana allegria casereccia, di nostrane origini che spezza il rigido incedere della  corta notte  metropolitana-- i trucks alle cinque del mattino battono le strade con  quei mezzi ingombranti e sgangherati  seguiti da  un vociare ridanciano-- li senti attraccare ai marciapiedi e caricare l’immondizia che viene religiosamente separata la sera prima per evitare  le multe —I garbage trucks sono passati come al solito oggi,  il vociare era piu’ sordo, le manovre di approdo piu’ goffe,  tute verdi e  accenti inconfondibili di  brooklyniana origine,  i garbage men sono passati si  ma l’odore dell’immondizia  si sente ancora, anche se la citta’ e’ sgombra, i marciapiedi sono lavati .

Ma  l’odore e’ forte--arriva attraverso i  giornali, trapela dai resoconti delle  televisioni, dalle domande degli amici, cauti ma attenti alla nostra situazione.  Cosi’, mentre la mia amica giornalista a CNN mi chiama per saperne di piu’ sull’immondizia italica salto a spiegarle le immagini di Napoli che le arrivano dai feed internazionali.  Mi immergo cosi’ nella mondezza e, con lei accanto, la separo con cura  spiegandole  i personaggi che ci scorrono davanti , li individuo uno ad uno consegnandole  nomi, posizioni,   verita’ ed opinioni. Cosi’ dentro le torri d’acciatio della Time Warner li’ al 35esimo piano  affondo di nuovo in quella melma  dalla quale ogni italiano qui e li  cerca di divincolarsi per sopravvivere. “Too bad”, mi dice  Rose  ringraziandomi quando finiamo, con quella sua linearita’ tutta professionale  di chi  prende atto ma che non giudica.  “Too bad”, le rispondo--  Peccato davvero, dover ancora una volta vedersi proiettati verso una realta’ dove ci hanno ficcato gli altri, peccato dover rendere conto di colpe non proprie e subirne tutte le conseguenze,  peccato sentirli tutte le mattine  quei  camion della Esposito & brothers, ascoltarne il  fragore scanzonato mentre fanno il giro del mio quartiere all’alba,  peccato sapere che possono portare via l’immondizia ma che il suo odore, purtroppo, rimane sempre.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 23:24 | Permalink |commenti (15)
categoria:
mercoledì, 16 gennaio 2008

Romney and McCainSara' che e' troppo ben pettinato, troppo affabile. affettato,  sara' che cambia idea troppo spesso e cerca di piacere accattivandosi il pubblico con incitazioni d'altri tempi, troppo enfatiche e molto molto retoriche.  Un uomo in cerca di definizione, irrisolto  ma Romney dei repubblicani e il mio spreferito.  Mi stucca, mi stufa mi annoia mi ricorda un attore complessato che si riguarda i suoi provini la notte e di giorno si fa le lampade per apparire piu' in forma--Eppure oggi si e' aggiudicato la vittoria nella primaria del Michigan, terra battuta dalla crisi del sub-prime, dalla perdita dei posti di lavoro dell'industria automobilistica americana, dal gelo e dal rincaro  dei costi energetici. Romney, si e' aggiudicato la vittoria conquistando il voto dei conservatori che McCain non penetra e che sembra non voler neanche corteggiare troppo. Cosi il figlio dell'ex governatore dello stato si e' aggiudicato i delegati dello stato senza troppa fatica ma con grande dispersione di mezzi e di risorse. Tante risorse. La corsa alla nomination repubblicana rimane cosi' aperta, tre primarie, tre vincitori ed un partito in cerca di una identita' con quattro personaggi. che ne esprimono una voce, diversa. a volte anche contrastante. Per Romney la vittoria era una questione di vita o di morte. battuto nel New Hampshire terra contigua al suo stato del Massachuttes se non avesse vinto questo stato sarebbe stato in vera difficolta'. Per McCain, a questo punto la primaria del South Carolina diventa un un appuntamanto importante da affrontare con tutta la lucidita' di un professionista della politica.  I giochi sono tutti aperti dunque e la partita si fa sempre piu' interessante. Anche Hillary ha vinto, contro... nessuno,  perche' per i Democratici era in lizza solo lei. Gli altri candidati si sono ritirati per una questione di regole di costituzionalita' di questa primaria e per onorare le regole  dalla National Democrati Comettee. Ma  Hillary, si sa,   non  fa mai  questioni di principio--insieme al marito ci ha insegnato  che l'importante e' vincere,  perche' per le scuse c'e' sempre tempo, perche' poi  ci sono sempre le lacrime.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 02:46 | Permalink |commenti (13)
categoria: