giovedì, 29 novembre 2007
romney--and debatesSara’ perche’ il buonismo mi fa orrore, sara’ perche’ le faccette di plastica mi danno l’urto di nervi, sara’ perche’ capisco gli irascibili (ahime’ sono una di loro) -- ma fra I due volti qui sopra, decisamente preferisco quello del mio ex sindaco. Non gli interessa di piacere e’ forte delle sue capacita’ e risponde con decisione a chi lo chiama in causa sul suo operato.  Tutto il contrario del manierismo impostato di Romney proteso al piacere a tutti e impegnato ad accontentare nessuno. Quel Romney che sorride pacato sotto il suo volto di cera. I primi minuti del dibattito di ieri sono stati i piu’ caldi, in cui Giuliani ha accusato Romney di aver assunto illegali per la ristrutturazinoe della sua villa—Lo ha fatto con decisione lo ha fatto prendedo l’avversario di petto, lo ha fatto come quando durante le conferenze stampa, polverizzava l’interlocutore dicendogli che non aveva capito niente.. Che liberazione, quante volte lo vorremmo fare? E Giuliani continua a farlo forte di aver conseguito successi incredibili nel ricostituire l’immagine e la struttura di questa societa’.Lo fa davanti ad una nazione che presto dovra’ scelgliere e che si sta rendendo giorno dopo giorno di quanto determinante sara’ la sua decisione.  Non posso non nominare McCain, presidenziale competente, imperturbabile al di sopra delle parti grande grandissimo da sempre, la cui unica pecca e’ quella di non saper raccogliere troppi fondi, di non sapersi vendere con la perizia di altri  che spingono tutti i bottoni per recupare soldi e trasformarli in consensi. Lo vorrei un ticket Giuliani McCain, ma il vecchio senatore dell’Arizona non e’ mai stato secondo in niente e non credo che accetterebbe di farlo ora.
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martedì, 27 novembre 2007
oprah-winfrey

 Questa donna, e’ Oprah Winfrey nella sua intera vita  non si e’ mai sottovalutata, vendendo cara ogni sua iniziativa--  Ma il  segreto del suo straordinario successo non sta tanto in questo, quanto nella sublimazione commerciale della mediocrita’ generale del nostro tempo, e forte di cio’ si  propone al pubblico con tante certezze e molta determinazione. La stessa  con la quale si e’ calata fra la folla per abbracciare la causa di Barak Obama. E  cosi’  come ha ridefinito i termini dell’intrattenimento  americano questa donna si appresta a  ridisegnare i parametri della politica del paese.—Oprah Winfrey  e’ una  incontrastata potenza editoriale, con case di produzione, case editrici, riviste e un talk show settimanale che e’ il piu’ seguito d’America. Un impero multimiliardario e multimediale  incentrato sull’immagine di se stessa. Oprah Winfrey non e’ una persona e’ un fenomeno, un modo di essere e di comportarsi, per moltissimi un cult,  -- il suo e’ il genio  delle piccole cose,  coadiuvato dalla capacita’ di  calarsi nei panni del pubblico per traghettarlo in   un universo di condivisione gradito alle donne e approvato dagli uomini.  Il suo e’ un femminismo reale, dichiarato, fatto di azioni strabilianti e di successi senza paragone. Lei, una donna nera in un mondo ed un buisness dominato da uomini bianchi. Una storia di rivincite la sua, condivise con il suo stretto gruppo di collaboratrici. Molti oggi hanno commentato con ironia e sarcasmo  l’entrata in campo di Oprah, considerando con rammarico e tanta alterigia che  le sorti della politica americana siano ora nelle sue mani... e allora?  —Io non sono spaventata da questo e  penso che oggi  questa donna si stia mettendo ancora una volta in gioco sfidando la sua immagine che non ammette insucceesi e che per di piu’  in questro contesto abbia molto piu’ da perdere di quanto non abbia da guadagnare—In una guerra elettorale in cui Bill Clinton l’uomo piu’ potente del mondo si spende senza remore per  sua moglie, ci spaventiamo se Oprah scende in campo a difendere un fratello? Perche’?

postato da: MLRossiHawkins alle ore 23:54 | Permalink |commenti (14)
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martedì, 27 novembre 2007
Trent lott

 Il suo volto in Italia non e’ ben conosciuto ma Trent Lott e’ uno dei politici piu’ importanti e influenti  di questo paese—e’ un repubblicano, minority leader al senato, controverso talvolta,  famoso per il suo conservatorismo e la sua aderenza alla tradizione del partito, Lott serve il paese da 35 anni, il suo mandato scadrebbe nel 2012, ma oggi ha annuciato di ritirarsi.  Lott, dice di voler cambiare vita, dedicarsi  forse alla ricostruzione dell’area di New Orleans dove ha perso una casa durante la devastazinoe di Katrina, probabilmente ad uno studio di consulenza a K-street, come lobbyist, ma  non e’ questo il punto. Vedere Lott, che ho seguito e incontrato spesso,  mi ha fatto effetto—si perche’ salutare tutti  quando si e’ ancora giovani e’ possibile, abbandonare la vita pubblica, evidentemente si puo' fare e  non nuoce alla salute, anzi. La vita cambia, il mondo si rinnova cosi’ anche la politica e i suoi volti devono rigenerarsi e la vecchia guardia  deve avere il coraggio di lasciare spazio ad una nuova generazione pronta a servire il paese, non i propri interessi. Guardavo Lott, i suoi energiteci 66 anni  e pensavo invece alla gerontocrazia che ci rappresenta e che mandiamo in giro, pensavo all’ingombrante figura dei plurisettanta e ottantenni che forgiano le politiche del  nostro paese, a questi imbarazzanti e incapaci artefici dei  nostri destini . Non se ne vanno, non abbandonano, rimangono attaccati al seggio, alla carica, alla direzione, alla presidenza con ostentato determinismo. E se si ritirassero cosa  farebbero? Pochisssimi hanno una professione, un mestiere, un interesse, una vocazione, non hanno una missione,  sono nati e cresciuti nei partiti, ‘facendo politica’ intesa come intrigo, non come studio delle policies, degli argomenti, delle prospettive comparate da applicare ad una nazione. Vestali di un parlamento e di un senato decrepito e inefficiente, cariatidi imbarazzanti a sostegno di un paese che hanno indebolito, alleggerito, svuotato  e nonostante cio’ non riescono proprio a sorreggere --

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domenica, 25 novembre 2007

times squarre

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venerdì, 23 novembre 2007

prove tecninche di NataleDopo l'apnea del thanksgiving l'aria  sembra piu'  gelida questa mattina, il New York Times, piu' compatto del solito, la gente piu determinata,  riversa sulle strade cittadine gia' alle prime luci di una alba tardiva, inpaziente di luce che non arriva mai-- E' la stagione delle ombre lunghe e delle mille luci.   Il caffe' nelle mani dei passanti  fuma con insistenza  dalle tazze di cartone e la musica si alza ovunque. Milioni di riflessi scintillanti per una unica coreografia natalizia. Ma non e' uno scenario  casuale questo.   Si  lavora molto per farla rifulgere questa citta', un impegno incessante di giorni per decorare, pulire, illuminare e presentare il volto migliore di questa meravigliosa vetrina di umani intenti e di sovrumani sforzi che e' la citta' in cui vivo.  Una meta turistica per molti, e un  banale paradiso dello shopping per tanti forestieri venuti per addentare  questa mela che si rigenera ad ogni morso.  Popolano la citta' ma ne rimangono estranei e  mi fanno un po' tristezza. Li vedo girovagare per i centri commerciali e aquistare voracemnte, conquistatori a caccia di merce, conquistadores  dall'euro momentaneamente pesante.  Si tuffano nei negozi  come sommozzatori incalliti,  riemergono in superficie a mani piene,  buste colorate, volti soddisfatti, espressioni compiaciute. Pronti subito ad una prossima immersione, effettuata immediatamente senza riflettere e senza respirare-- si portano voracemente via i  pezzi in vendita, messi li' apposta per essere acquistati e trasportati presto su un aereo di linea.  Ma questa citta' cosi' commerciale, stranamente  non la compri a pezzi e se non ti dedichi a lei  non  la possiedi mai-- --   New York  oggi, come sempre,  si sviluppa negli spazi della  mente, nei suoi cieli di speranze e di desolazioni, di trionfi e di successi, di imprevisti e coincidenze spazi che trovano sempre un posto  nonostante la densita' del luogo, sono spazi che non puoi comprare mai, sono spazi dell'anima spazi che che non si vendono, sono  spazi che non si comprano, luci inestinguibili di questa meravigliosa citta' che ti attrae e ti conquista anche quando fuori e tutto buio.

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mercoledì, 21 novembre 2007

portaQuesta e' la festa delle feste, e sono anch'io alle prese con il thanksgiving, con i suoi annessi e connessi. E' una giornata di vigilia e di preparazione questa, di anticipazione e di fatiche domestiche. La mia porta in queste giornate rimane sempre  aperta, e spero che passiate a salutarmi..... del vostro interesse e dei vostri commenti delle vostre rettifiche e  delle domande, della stima e anche della sopportazione sono grata  --davvero. Happy Thanksgiving, to all- 

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martedì, 20 novembre 2007
sfuocataQuando ti distogli dal turbinio di questa citta’ attraversi il ponte, subito l’America ti aspetta con i tuoi spazi e i le sue grandezze-- Washington D.C. le  rappresenta tutte. Ecco perche’ questo fine settimana siamo tornati li, fra il Potomac e Capitol  Hill, siamo tornati tutti, puntuali all’appuntamento da ogni parte degli Stati Uniti .  Non e’ un fine settimana qualuque questo, ma un momento particolare dell’anno in cui il paese si  ferma volontariamente  e festeggia per ringraziare, in un moto di riflessione collettiva.  Thanksgiving arriva come sempre in coda all’autunno, una ricorrenza che anticipa lo scampanellio natalizio ma che rimane illesa da tutte le esasperazioni dalla  stagione delle feste. Appartiene a tutti, indiscriminatamente. Di qualsiasi colore o religione o provenienza etnica, il thanksgiving e’ la quintessenza delle ricorrenze del paese.  E’ una  giornata privata quella di Giovedi’ dove tradizionalmamente si prepara il tacchino, marinato negli  umori di un anno vita-- e’ un pasto lunghissimo consumato con le persone scelte.  Si cucina tutto il giorno in cameratesca disclipilina, poi  verso le tre del pomeriggio si imbandisce la tavola dei ricordi, dei propositi dei progetti  e tutti insieme si ringrazia.    Era logico che scegliessimo Washington dove siamo cresciuti insieme per ritrovaci in questo weekend di vigilia cosi’ importante ed era logico che fosse proprio Doug ad apparecchiare la tavola, per tutti noi, compagni di vite cosi’ diverse,  da sempre ostinatamente legati al tessuto della nostra amicizia . Happy thanksgiving! (though only one of you ever did learn any italian!)
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venerdì, 16 novembre 2007

clinton ovaleNon si e' data pace per le utlime due settimane. E' rimasta fuori dai circuiti mediatici, fuori dai salotti tv, tanto riposo e  molte lezioni private, Hillary Clinton stava bene ieri  nell'ultimo dibattito democratico a Las Vegas, si e' battuta non per una idea, non per un progetto ma per se stessa. Ha attaccato i contendenti e sferrato un colpo magistrale quando ha risposto , che gli attacchi alla sua persona non erano volti a lei come donna ma come candidato in vantaggio sugli altri. Da due settmane i giornali americani non suggeriscono altro e lei il messaggio lo ha assorbito. "They attack me because I am ahead".  Ha detto tutto e il contrario di tutto Mrs Clinton nelle ultime due settimane, giocando  come da manuale Clintoniano ogni carta. Questa era la volta della  sua condizione femminile, Non l'ha imbracciato il femminismo ma l'ha usato, dichiarando che come donna lei e'   preda di facili polemiche, sostenendo che  nel club dei suoi avversari lei e' l'unica donna, quindi ingiustamente attaccata--It's too easy Mrs Clinton.  E cominciamo proprio da li,' dal cognome, era Rodham no? Poi Rodham- Clinton, poi  ancora  Clinton poco prima delle elezioni del 2000.  Il cognome di un marito famoso e piu' ambizioso di lei, potente, molto piu' potente-- ricco molto piu' ricco di lei.  Un marito che ha scelto di accompagnare ancora un po' per godere della sua  fenomenale popolarita e prestigio in un partito allo sbando. Ma non e' una donna qualunque Hillary Clinton , non lascia i figli al  daycare la mattina, non prende 60% per ogni dollaro guadagnato da un uomo, non studia la sera per riqualificare un lavoro cosi' cosi; e non si macera ogni giorno nella scelta fra il pubblico e il privato priviligiando a singhiozzo prima l'uno e poi l'altro--non e'  stretta fra doveri e missioni, fra scelte e passioni. Hillary Clinton rappresenta quella piccola percentuale di donne che puo' scegliere di scegliere.  E' stata brava e fortunata a costruirsi questo destino e ora sceglie quello che e' giusto per lei e In questo la rispetto e su questo non discuto.  Ma ogni scelta, si sa, comporta  una rinuncia come si sa che  non si puo' uscire da un abito per indossarne un'altro senza rimanere spogli almeno per un minuto. In queste due settimane fra un dibattito e l'altro Hillary e' rimasta spoglia, libera di scegliere ancora una volta il percorso di una nuova tappa per una battaglia che vale la pena di combattere--La presidenza degli Stati Uniti.  L'occasione c'era, quella di dire che come presidente alla Casa Bianca usera' tutte le armi per il bene del paese cosi' come sta usando indiscriminatamente tutte le armi per vincere questa  spietata corsa elettorale.  Ma Hillary non l'ha fatto, non lo ha fatto ieri e non lo fara' mai,  perche' Hillary Clinton corre da sempre, corre  da un abito all'altro corre sotto lo sguardo di uomo che le ha sempre dato e  tolto tutto e che alla fine di questa gara elettorale  e' determinato a condividere la scrivania dello studio ovale . Cosi' , per  quanto  tempo ci voglia per dismettere un abito e indossarne un altro,  Hillary Rhodam, Hillary Rodham Clinton, Hillary Clinton, non rimane mai sola, certo magari si  spoglia ma  certamente non rimane mai nuda-   

Saro'  a Washington per il fine settimana.. postero' da li'.... my adolescence awaits me there for the week-end.

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giovedì, 15 novembre 2007

central park Rink

Ci pensavo proprio oggi mentre li guardavo pattinare a Wollman rink e riflettevo con una collega che ci sono luoghi come quello  che si definiscono da soli, cosi’ come  ci sono notizie che si commentano da sole,  quella che Mastella ha fatto causa a Grillo per esempio. Esistono poi  notizie insignificanti mandate in onda per allegerire grosse tensioni nazionali,  --questa sera al TG1 era quella del coccodrillo che ha morso un tizio in Florida, e ci sono poi notizie complesse ma non difficili notizie che pero’ vanno seguite nel tempo come il movimento di un pattinattore prima di capire se e’ veramente esperto. --in genere sono quelle di politica estera. Oggi e' la volta del Pakistan. La situazione peggiora di minuto in minuto e le conseguenze non sono da sottovalutare.  La Bhutto, che da settimane cerca una coalizione con membri dell’opposizione  per trovare un accordo con Musharaf, e’ stata  messa agli arresti domicialiari e promette battaglia, l’amministrazione americana intanto e’  protesa in una trattativa impossibile con Musharaf che non demorde dalle sue pretese dittatoriali e imprigiona un po’ tutti quelli che gli fanno paura compreso un ex ambasciatore negli Stati Uniti. Il paese e’ nel caos, e la legge marziale continua nonostante le esortazioni di Bush che  ha inviato Negroponte a negoziare un ammorbidimento  che  non arrivera’.  Insomma le prospettive per il Pakistan non sono rosee e il pericolo non e’ da sottovalutare. Il protrarsi della situazione potrebbe portare i moderati ad allearsi con  gli estremisti islamici per liberarsi di Musharaf appunto.  Una cosa anologa e’ accaduta nel 1979, in Iran . Il pericolo dell’estremismo islamico e’ piu’ forte e concreto di allora, le morti dei civili nel paese sono passate da 400 nel 2005 a 1400 nel 2007 e nonostante le promesse fatte agli americani , i talebani sono una forza sempre  piu’ presente e piu’ potente. Ancora una volta non si vedono facili soluzioni all’orizzonte. Perche’ gli americani allora non depongono Musharaf ?  Questo perche’ la politica estera americana, e’ da sempre guidata dal rispetto e dal sostentamento dello status quo. Il pericolo che conosci e’ meglio di quello che non conosci dice un vecchio detto.  E infatti ogni volta che gli americani hanno tentato di apportare qualsiasi cambiamento... beh le cose non sono poi andate molto bene... Un po’ come  per i notiziari,  che non ti sorprendono mai per il meglio al contrario di un pattinatore a Wollman Rink  che mentre sei distratta, e pensi al Pakistan abbozza una giravolta e rimane saldamente in piedi.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 02:54 | Permalink |commenti (15)
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martedì, 13 novembre 2007

viet nam memorial

Con le dita seguono il profilo delle lettere, lo fanno   per intero e  sai che con quel gesto si stanno aggrappando ad un figlio, ad un  padre, ad un fratello che non e’ mai ritornato.  La folla si snoda disordinata e silenziosa procede lentamente per tutta la durata del muro, nero, lugubre, gelido. E’ un lunghissimo serpente di marmo il Viet Nam Memorial,   proteso in un avallamento prospiciente al Potomac.  Oggi  piu’ affollato del solito perche’ oggi era Veteran’s day –Il giorno in cui il paese rende omaggio ai suoi soldati, quelli caduti e quelli ritornati a casa, gli eroi di tutte le guerre impresse nella storia e nella memoria del paese.  Il Viet Nam Memorial e’ il simbolo di quella guerra che  ha  definito una generazione di americani  ma  purtroppo non ha  insegnato nulla al paese se non a leggere la cruda realta’ di una guerra, trasmessa  direttamente nei salotti attraverso la televisione.  I reduci del Viet Nam, sono tornati storditi e trafitti da relta’ inimmaginabili, mutilati nel corpo e nello spirito da mondi di sofferenza che  sono  riusciti a trasmettere e della loro missione hanno fatto un martirio,  il loro sacrificio  condiviso, annoverato, ricordato e onorato  da tutto il paese.  Ma per i reduci dall’Iraq non e’ cosi’. Si perche’  questa guerra flagella il paese, lo spacca  lo dilania,  lo lacera in due fazioni distinte, di  contratri e  favorevoli, due fazioni  che si contrappongono con astio e gettano la spugna prima ancora di cercare di  capirsi.  E’ una guerra mostruosa, crudele  e sanguinosa qualla in Iraq, che ha ucciso tanti americani ma  non e’ una guerra condivisa    come era per il Viet Nam. Non ci sono molte immagini dell’Iraq ma tanti commenti e analisi,  opinioni di politici e analisti che si giocano questa guerra come un argomento per definire il  proprio successo nelle prossime elezioni. Ecco perche’ i caduti di questa missione iraquena mi struggono, i supertisti mi inteneriscono. Quando tornano, lo fanno di soppiatto. Il loro dramma si consuma nel  silenzio generale, esacerbato dall’acrimonia nei confronti della missione che hanno onorato, del paese che hanno servito, degli ordini che hanno eseguito. Eppure li conosci., sono i mariti delle tue compagne di scuola, sono le figlie  di colleghi, sono i nipoti di amici che hai conosciuto da piccoli. Li vedi spesso in giro con quelle tute mimetiche chiare che ti ricordano i colori bruciati del deserto. Sono  piu’ giovani di quanto tu non possa credere, piu’ goffi di quanto non avresti mai pensato, migliori di quanto tu non possa mai immaginare.—Questa ricorrenza appartiene anche a loro,  dimenticati e sepolti da un mare di insofferenza, una nuova generazione di eroi il cui sacrificio viene dismesso in fretta, come un grave errore di cui ci vergogni.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 03:11 | Permalink |commenti (25)
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