Doveva essere il momento del riscatto, quello preannunciato ormai da giorni, quello che molti aspettavano per riorganizzare le proprie priorita’ elettorali e invece….. ancora una volta la macchina slitta, anche se la strada non e’ ghiacciata. Obama fallisce al primo tentativo, alla prima domanda e per due ore continua a farsi sfuggire l’occasione per svettare sulla sua antagonista e affermare il suo messaggio che continua ad essere quello di voler unire, non polarizzare. Troppo vago per un presidente al quale si chiede rapidita’ decisionismo e saggezza, non il tepore del caminetto quando fuori infuria la battaglia. Sbaglia quasi tutto sopratutto nel definire la sua persona contrapponendosi a lei. In questo modo e’ Hillary Clinton a rimanre la protagonista e chiunque non l’avesse scelta si imporrebbe di scrutarla da vicino. No way, all wrong I say. Non lavora di fioretto, ma di machete senza argomentazioni, sfoderando la spada e abbassandola senza mai sferrare il colpo che tutti ci aspettiamo. Lo fa invece per lui Edwards, che si rivolge argomentando e accusando il Senatore Clinton, di opportunismo e di inesperienza lo fa in presa diretta, lo fa con l’Iraq e con l’Iran, una crisi tutta in divenire. E’ alto ed elequonte Edwards, articola il suo messaggio, alternativo, mai sprezzante come Biden, (eternamente candidato ad arrivare ultimo alle primarie) e risulta sopratutto attendibile. Poi c’e’ Richardson, uomo di esperienza, peccato che alla sua eta’ e con il suo curriculum sia ancora in cerca della Clintoniana approvazione dopo aver servito con Clinton-lui come ambasciatore all’ONU. Ieri, poverino, corre al capezzale di Clinton-lei, proteggendala con quel machismo tutto mediterraneo-- stucchevole e mal riposto. Il govenatore del New Mexico forse cercava un posto nel ticket presidenziale, chiunque glielo avrebbe dato quando ha sviato ogni attacco alla sua ex first lady, dichiarando che non e’ lei il nemico su cui abbattersi bensi’ il dibolico Bush e la sua combriccola. Brutta cosa pero’ la lealta’ pelosa, anche se la posta vice-presideziale potrebbe essere alta. In fondo Richardson ha i suoi numeri, non e’ uno sciocco e il New Mexico lo governa bene con compassione e fermezza. Cosi’ per torto o per ragione Hillary Clinton domina l’agenda, ma non il dibattito. Rimane sempre uguale a se stessa tediosa, ripetitiva tautologica. L’hanno sgamata tutti. Ieri rispondendo ad una domanda sulla patente agli illegali ha fatto infuriare anche i giornalisti. Ma non ha perso la calma, ha continuato imperterrita a guardare nel vuoto, piu’ infastidita che agguerrita. Non doveva vincere ieri Mrs Clinton, doveva solo cercare di non perdere la sua postazione--una imperatrice piu’ che una candidata in un sistema democratico, sdegnosa, algida e distante, che aspetta compiacente e un po’ annoiata il giorno della sua incoronazione.










Il primo brivido lo provai quando l’ambasciatore Bosniaco 