venerdì, 28 settembre 2007

hillary and billCerto che mi ripeto ma  in questo mondo di incertezze le sicurezze mi esaltano e allora, mi ripeto volentieri  -- il Wall Street Journal  non mi delude mai, e saluto la sua affidabilita' un po’ come i  Clinton che non cessano mai di riconfermare la pessima opionione che ho di loro,  di una coppia spregiudicata e pronta a tutto, avida, anzi ingorda,  un duo ispirato dalla presunzione di chi crede di piacere proprio a tutti e naviga nelle comode acque della certezza del proprio charm dispensando benevolenza pelosa—Cosi’ mentre sfogliavo l’edizione on-line, del Wall Street Journal di ieri, the’ alla mano, anzi in bocca, il riso ha avuto il sopravvento sulla sorpresa e quasi quasi mi gioco il mio Dell.  Si perche’ dopo anni di inghippi di bugie di  investigazioni il duo ha trovato  finalmente pan per i suoi denti.. tale   Raffaello Follieri,  presunto buisnessman trentenne tutto italiano che ha spento il sorriso dalla bocca vorace dell’ex presidente americano. Pochi anni fa Clinton, forse abbacinato dall’italico fascino forse dalla prospettiva di un facile guadagno  presta, diciamo investe dei soldi  100 milioni di dollari al Follieri per una  sua venture finanziario-edilizia, poi  per assicurarsi il  successo della stessa, gli presenta anche  dei ricchi amici  che a loro volta investono milioni di dollari  nella sua societa’. Con questi soldi Follieri  si riprometteva di comprare le diocesi in fallimento di Manhattan, ristrutturle e poi venderle. Avrebbe chiesto aiuto a Clinton presidente  in  cambio delle promessa di aiutare il Clinton senatore con la comunita’ cattolica – date le dichiarate connections del Follieri all’assistente personale di Clinton che avrebbe curato i contatti fra il presidente e il traffichino.(E ora non se la passa bene)  Naturalmente Il  Follieri secondo le ultime dichiarazioni si sarebbe appropriato dei soldi prestati per affittare una penthouse da 40.000 dollari al mese un jet privato per se e e per la sua fidanzata, l’attrice Anne Hathaway. Lui nega tutto ma Clinton non ci crede e soprattuto  non ride.  Certo che sono soddisfazioni! Riuscire li dove neanche Kenneth Star aveva fallito, riuscire ad intaccare  Clinton, immarcescibile mascherone  di  teflon. Le accuse sono pesanti l’articolo che linko qui sotto  e’ molto serio e serie saranno le conseguenze per il Follieri, data la posta in gioco per la coppia che si vede gia’e (nuvamente) alla Casa Bianca.  Sarebbe un ritorno trionfale visto il  modo in cui la lasciarono 7 anni fa, pieni di nemici e  di debiti. Oggi sarebbe diverso per loro, artefici di un inaspettato capolavoro:  una conquistata solidita’ finanziaria,  una credibilita’ internazionale immeritata costruita   sui lasciti degli altri su cui si basa il lavoro della fondazione Clinton e la prospettiva di inondarci di stucchevole  buonismo pronto a stemperare le malefatte del duo d’assalto. Complimenti al Follieri che ha tenuto altro il nostro nome e con il suo e’ riuscito a macchiare  anche quello dei signori Clinton che ne usciranno illesi e soprattutto offesi dall’ardire di chi ha osato ostacolare un destino costruito e non manifesto.

http://online.wsj.com/article/SB119076741770539360.html?mod=googlenews_wsj

 

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giovedì, 27 settembre 2007

Image024L'ultima volta che era passato di qui, nel mezzo del parco , l'inverno si stava spegnendo, oggi, non riesce ad arrivare-E' fine settembre la citta' e' congestionata, il caldo  umido e pesante  rende scomodo anche  il semplice pensare mentre davanti casa  ti trovi  una formazione  di poliziotti che devi scavalcare per arrivare a destinazione --George  era ovunque, qualsiasi fosse la mia direzione la motorcade mi precedeva, e mentre cio' puo' essere il risultato della mia peripatetica natura newyorkese certo e' che --tutto mi aspettavo  meno che Bush stazionasse per un'ora e mezza sulla 93esima-- intasando l'upper east side di Manhattan di agenti della sicurezza, di elicotteri, di agenti dell' FBI e della moltitudine di finti inidifferenti che come nella tradizione cittadina hanno saputo condire l'evento dei piu' esilaranti commenti alla Woody Allen  --  Non era me che era venuto a trovare ma Micheal J.Fox che ho visto diventare lo spettro di se stesso negli anni e che saluta il doorman ogni volta   che entra e esce  di casa agitando sempre  piu' la testa-- me lo ricordo per la mano della moglie entrare nello stesso palazzo con una aria invincibile sempre  scanzonata, era solo pochi anni fa.  Questa mattina Bush era li per un fundraiser proprio a casa sua-- Cosi' mentre io mi scapicollavo all'ONU, per sentire il suo discorso ufficiale  en vivo,  Bush veniva dalle parti mie a parlare di cellule staminali, ad ascoltare la testimonianza di qualcuno che si sta spedendo per una causa e immola la sua condizione per il progresso scientifico -- Non male come incontro, altro che le visite ufficiali,  i saluti, gli accrediti , le colazioni di studio..  quella era una convention di cui non si sapeva nulla, protagonisti due uomini che piu' distinti non potrebbero essere, potenti entrambi, in completo disaccordo fra loro ma  determinati a confrontarsi.  L'atmosfera non era serena nella zona, fatta di gente abbiente ma colpita dal morbo della insoddisfazione cronica-- la Madison e la 5  erano bloccate per due ore. Nessuno passava, gli agenti della sicurezza erano appostati  sui palazzi.  Solo qualche carrozzella  entrava e usciva dal civico di Fox, rompendo la stasi temporanea scivolando verso il tendone bianco lentamente, in silenzio--la fragilita' della condizione umana, lo sforzo commovente dell'umana natura, la potenza del dispiego di mezzi--Tutto in un isolato di strada alla due del pomeriggio, un'ora come un'altra per scoprire  un  bilaterale di cui non sapevo  nulla.

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mercoledì, 26 settembre 2007

061129_ahmadinejad_vlrg_4a

Ci ho pensato parecchio, poi ho deciso di no. Certo, la tentazione era forte, il diavolo in persona davanti a me. Armadinejad,  qui a Columbia .  Un colpo pubblicitario piu’ che una esigenza accademica per la mia alma mater che  si vanta di investire nei talenti per migliorare il pensiero comune nel bene dell’umanita’- Un progetto ambizioso quello dell’universita’  sostenuto da una tradizione di uomini e donne  invitati a fare parte della sua comunita’ accademica che nel tempo  l’anno onorata. Non credo si possa applicare il principio al presidente iraniano, un tiranno e un terrorista. Cosi’ le polemiche sono divampate e per settimane e sulle scale della Low library non si e’ parlato d’altro. Un terrorista  e come tale il presidente di Columbia, Lee Bollinger lo ha presentato, da terrorista, da tiranno definendolo tale durante la sua introduzione formale davanti alla platea, -- Armadinejad non si e’ scomposto, sempre uguale a se stesso un omuncolo dall’aspetto patetico e dallo sguardo feroce. Credo che fosse la prima volta che   venisse deriso e insultato pubblicamente  , tanto che lui stesso ha ammesso di essere stato insolentito e di non capire l’invito. Del fatto che Armadinejad si sia offeso non mi puo’ interessare di meno, mi interessa di piu’ il perche’ dell’invito.  Personalmente credo che ad Armadinejad non debba neanche venire consentito di cantare nella doccia  (ammettendo che la faccia)  dice un mio amico, ma onestamente  ritengo anche che  l’operazione sia stata solo inutile e costosa come tutte le operazioni di pubbliche relazioni, che abbagliano nel secondo in cui avvengono e poi ti lasciano il vuoto—Certamente in Iran si e’ rafforzata l’immagine di un occidente irriverente nei confronti di un  leader, mentre l’occidente ha avuto davanti a se tutta l’essenza dell’individuo nella sua totale pericolosa demenza. Cosa che gia’ sapeva—Per Bollinger il presidente, l’onore della cronaca, che ogni accademico che si rispetti disprezza sempre un tantino mentre a  a lui si e’ ben capito non dispiace affatto— Cosi', all'improvviso volto le spalle al caos ( che per la verita' mi attira sempre tanto) e  abbandono il Campus, perseguendo il guizzo di lucidita' che guida tutte le mie imprese piu' temerarie. Ritorno sui miei passi mentre la polizia assedia la Broadway e mi divincolo dalla folla, nella mente le parole di Giuliani il giorno dopo l’undici settembre, quando gli chiesero se quel giorno avesse cambiato il mondo – “No rispose e’ sempre lo stesso, solo che oggi lo conosciamo meglio.”

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sabato, 22 settembre 2007
grillo-beppe

Volevo parlare d'altro ( e lo faccio domani ) ma lo spettacolo era triste per un venerdi’con i miei cari amici e dovevo menzionarlo --un  patetico esercizio di giornalismo di regime-- una specie di tavola rotonda fatta da un conduttore  – direttore di Tg ligio al potere e due mummie della nostra repubblica – (co-responsabili del suo stato penoso.) Poi tanti filmati di Grillo  in un collage fatto molto per illustrarne le gesta e  molto per screditarne l’operato – La Rai, ribadisco a New York non la guardo mai, perche’ mi rifiuto di comprare l’abbonamento,  ma  i miei ospiti, italiani eccellenti e  conosciuti, avevano preparato (una cena meravigliosa) e  la visone di TV7 per commentarne insieme il fenomeno che ha soppiantato ogni  tematica. Beppe Grillo, o meglio la paura dello stesso. Non so se la trasmissione fosse reale o una parodia di un programma serio  ma era li’ davanti a me come tante realta’ di cui non mi capacito.  Imbracciare l’arma del servizio pubblico per andare contro un fenomeno di legittima democrazia  come quella di Grillo ha dimostrato tutta l’ essenza del paese, la sua fragilita' e sue presunzioni di liberta' --ci sono voluti pochi giorni perche’ in gran parte del mondo se ne rendessero conto tutti.  Ero qui a New York e stavo guardando l’Italia e  immaginavo una situazione in qualsiasi altra parte del mondo dove ad una legittima  manifestazione collettiva di protesta si procedesse con l’attacco sistematco da parte della stampa.   Forse succederebbe a Cuba, forse nell’Iraq di Saddam,  probabilmete in Siria, decisamente in Iran molto meno nella Russia di Putin,  ma senza dubbio accade  da noi-- Dio che paura!  Certo che Grillo li ha proprio spaventati. Senza finanziamenti pubblici, senza chiedere una lira, senza minacce di mandare a casa gente,  senza pianti, senza leggi speciali, senza piazzare amici e amiche, senza rendere un favore e senza comprare nessuno, bensi’ tutto da solo con il suo Grillo - pensiero  ha mobilitato tanta gente smossa in genere  solo dalla fede del pallone. E ora che fanno? --  L’ho vissuta una situazione analoga, una situazione di fibrillazione collettiva per quello che potrebbe accadere ed  e’ per questo che non ho chiuso occhio questa notte. Trasmetteva da New York Funari quando la sua trasmissione di mezzogiorno sulla RAI venne cancellata, era l’epoca di mani pulite, e Funari se ne dovette emigrare nei circuiti locali, perche’ “era andato troppo oltre”, con le sue istigazioni pubbliche a fare piazza pulita.  Era un periodo incredibile di respiro di potenza di liberta’ quello di Zona Franca,  che duro’ poco, ma lo sapevamo. Me lo ricordo Funari che rivolgendosi a me a telecamere accese, con quella sua tecnica inconfondibile,  un giorno  attraverso il video mi chiese “se... vabbe’  Rossi-Hawkins no li vedo bene ma se poi questi scendono dall’autoambulanza?” Non lo stava chiedendo a me naturalmente, ma a chi ci guardava-- che ha continuato a guardare fino a quando la tv si e' spenta per sempre.

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giovedì, 20 settembre 2007

Radio_City_Music_Hall_2003

Quando ho accettato l’invito   l’ho fatto con il mio solito entusiasmo ma senza troppa convinzione  --  quando ho aderito ad andare a ‘Midtown’ con una insolita brigata , non avrei mai pensato  che  mi sarei goduta cosi’ tanto un evento,  imprevisto per me,  epocale per molti . Un fundraiser in onore del monumento a Martin Luther King  in via di edificazione sulla mall di Washington. Una serata di beneficienza anticipata ormai da mesi da stampa e tv americane, --di quelle serate di gala  dove si raccolgongono soldi in cambio di  uno spettacolo di talenti incredibili, al cospetto di leggende viventi , live,  proprio davanti a  te—Da Aretha Franklyn a Steve Wonder, da Babyface a Carlos Santana, hanno suonato e cantato tutti intrattenendo il pubblico di Radio City Music Hall per quattro ore. Un concerto   per onorare una causa, un uomo, ma sopratutto un sogno che per molti,  al mondo, rimane ancora tale-- la possibilita’ di partecipare senza discriminazioni all’agone della vita nel rispetto della propria condizione e  della propria diversita’.  Un argomento, quello dei diritti civili vecchio di  quarant’anni ma mai cosi’ attuale,  un argomento che oggi trascende le spaccature fra neri e bianchi,  in un momento della nostra storia dove le discriminazioni, le barriere, gli steccati  vanno  ben oltre il colore della pelle, e trovano  la loro manifestazione piu’ esuberanti nelle discrimazioni religiose, sessuali, anche generazionali,  nella spaccature ideoligiche  -- Meravigliosi gli artisti, straordinari i discorsi, da pelle d’oca le testimonianze, sigillate ormai  dopo quarant’anni  nell’allbum dei ricordi di un paese, questo, che non teme l’autocritica e cresce e migliora proprio per questo.  Storie di successi, di trionfi, di cadute,  storie di  buoni sentimenti, storie a lieto fine, dove il bene sconfigge il male e dove il male ha una connotazione ben distinta, la segregazione, che produce un esilio sociale e morale tanto pericoloso quanto dannoso—Di qui il riscatto del dolore di  una comunita’ durato tanti anni  e narrato attraverso la musica-- una musica incessante, una musica fantasica, una musica imperdibile, una musica che nasce nera e che  oggi  non e’ di nessuno, perche’ appartiene a  tutti.  L’ho capito solo poco  fa  perche’ la musica e forse e’ per questo che la amo cosi’ tanto. Si  perche’ la musica si contrappone naturalmente al  silenzio.  Il peggiore dei nostri nemici,   il silenzio, una epidemia  maligna della nostra societa’, l’esternazione dei nostri egoismi, l’esempio massimo della nostra abiezione e della nostra miseria umana.  Si, la musica, che scuote il silenzio, comodo e vigliacco, si  proprio la musica, che spezza il silenzio perche’ come  diceva Martin Luther King,  il protagonista della serata di ieri, “alla fine di una battaglia, di ogni battaglia non mi  ricordero’ le parole dei miei nemici, ma solo il silenzio dei miei amici.” Oggi pare ne avesse tanti, ma non e' piu' qui per confermarlo.

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domenica, 16 settembre 2007
path_to_911

Lo sento pungente l’odore del Kebab mentre fendiamo il mercatino domenicale sulla Lexinton, diretti al parco, non ci vediamo da tempo con  il mio amico e parliamo veloci naturalmente di politica—L’autunno e’ quello meraviglioso delle nuvole trasparenti trascinate dall’aria pungente e della luce che taglia i palazzi con precisione chirurgica—

La stessa con la quale strappo un volantino di Hillary che chiede soldi, mentre la riprovazione che  genera il mio atto mi fa rallentare il passo e porgere con ostentazione il volantino stracciato al giovane che me lo ha messo in mano --Magari il mese scorso l’avrei anche tenuto guardato, (e poi stracciato),  peccato che abbia appena rivisto la miniserie della ABC a path to 911 recentemente in onda anche su sky, che  ha riacceso tutto il  disprezzo nei confronti  dell’amministrazione Clinton rinfocolando tutto il mio rancore  riguardo una storia importante offuscata oggi  dalla guerra in Iraq.   Non a caso l’amministrazione Clinton ha protestato quando il film e’ andato in onda, l’anno scorso a 5 anni dagli attentati, scrivendo al network e pretendendo cambiamenti di editing all’ultimo minuto—avvenuti solo in parte. Il film scorre veloce,  e rimette l’orologio indetro non di 6 anni ma di 10 anni quando a guidare la sicurezza del paese c’era Clinton  un uomo votato all’auto preservazione non al mantenimento della sicurezza nazionale..di qui la responsabilita’ di non eliminare il problema alla radice, evitando all’ultimo momento di colpire il bersaglio Bin Ladin per la paura delle conseguenze politiche della possibile morte di civili coinvolti nell’operazione. Non una azione di umana preoccupazione ma di autopreservazione in un contesto in cui il presidente era coinvolto nel caso Lewinsky e non avrebbe sostenuto un altro scossone che lo avrebbe portato dritto dritto alla sua fine.  Una responsabilita’  fatta di ingnavia e di paura quindi  di tentennamenti e di  occasioni perse,   che ha avuto conseguenze atroci sul resto dell’umanita’ – coinvolta ora  a rincorrere il nemico, e quindi sempre perdente, sempre in ritardo. Colpevole, vergognosa immagine quella di Bill, Commander in Chief, e di tutta la sua amministrazione che in questo film esprime la   quintessenza della politica Clintoniana, la piu’ becera delle politiche atte all’ autopreservazione—Sara’ il vento, sara’ la compagnia , sara’ che la giornata di oggi e’ la fotocopia di quella di 6 anni fa, sara’ che la storia si ripete, sara' che le occasioni si ripropongono, sara’ che elezioni sono vicine, e le scelte, quelle toste e determinanti si avvicinano,  sara’ che dimenticare e’ facile, sara’ per questo che oggi me lo riaffitto “A Path to 911”, lo ripropongo ai miei ospiti di stasara,  per ricordare anche a loro che  ogni sentiero e’ fatto di tanti passi e basta mancarne uno per fallire la destinazione e pentirsene per sempre.

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sabato, 15 settembre 2007
Image023 Summer is behind us and fall settles in.... 
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giovedì, 13 settembre 2007
Image010No, in giornate come questa non si prende la metro,  si va a piedi,  si va a piedi per sentirla la citta', anche se la meta prefissa e' Union Square.  Circa ottanta isolati da casa lungo i quali cambi te stessa mille volte per ritrovarti sempre uguale a destinzione.. Oggi l'autunno e' scoppiato con la sua aria frizzante, le sue nuvole veloci e trasparenti che rincorrono le ombre dei grattacieli-- le gambe ti portano leggere trascinate dai pensieri che come un caleidoscopio si compongono e si scompongono ad ogni isolato con una risoluzione sempre nuova ad un vecchio dilemma. Poi ci sono le riflessioni a voce alta , le mie preferite, quelle  che sgorgano spontanee con  i miei interlocutori, che camminano con me lungo il tragitto, oggi erano al cellulare. Cristina e'  a tremila kilometri da me,  a Roma.  Ma la sento arrivare con la vespa in redazione mentre il suo sdegno si trasferisce direttamente sulla Broadway -- Niente mi dice, neanche  uno speciale, roba da matti.  L'argomento e' naturalmente la ricorrenza di ieri, ignorata  dal servizio pubblico e dalle tv commerciali. Cristina e' una mia collega ma anche una mia amica, schiva, intellettuale, potente,  understated quanto basta  ma molto piu' tosta di me. Sa come farmi indignare e oggi ha detto tutte le cose giuste ricordandomi che l'undici Settembre solo una emittente nazionale, che non e' la mia, ha fatto qualcosaltro per ricordare la giornata di ieri oltre l'insolente e frettoloso pezzullo da telegiornale.  Che vergogna, le ripeto mentre le ricordo che anche qui per certi versi si cerca di normalizzare una situazione che normale non sara' mai piu'.  Lo sdegno si fa piu' forte mentre assisto a una piccola manifestazione di pompieri e un concerto spontaneo sulla quinta artisti  che inneggiano alla resurrezione di questa citta' ricordando chi , sei hanni fa, ha perso la vita. Sono di nuovo tutti in strada i newyorkesi oggi, forti del fatto che ad ogni lacrima versata corrisponde  un sorriso di solidarieta', che per ogni bandiera a mezz'asta si rivolgera' un pensiero, sono tutti fuori,  sicuri del fatto che per chi cerca di scappare dalla responsabilita' di ricordare,  commemorare, chi si rifiuta di  indignarsi per la barbarie di quel giorno, non potra' che tuonare  la riprovazione generale e risuonare l'eco di una sola  parola che pronuncio volentieri e che rivolgo pubblicamente ai responsabili del  vigliacco irriverente silenzio di ieri  --VERGOGNA.
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mercoledì, 12 settembre 2007
memorialUna giornata orribile quella di oggi. Calda afosa ventosa umida, bagnata, pesante. Niente affatto uguale a quella di 6 anni fa, quando il cielo era perfetto azzurro ma fu l'apocalisse.  La citta' oggi era grigia, sciatta, ma  non distratta e molto e' cambiato da quell'11 Settembre di sei anni fa. Per molti e' stato un giorno catartico, una giornata di ricordi, per altri un ostacolo su cui sorvolare per ritornare ad una normalita' che non sara' piu'. Hanno fatto di tutto i media per  proiettare l'ottimismo cittadino e lo spirito indomito  di questa citta' ma hanno fatto male. Il dolore, il ricordo,della gente  non toglie niente a questa citta'  e sei anni sono troppo pochi, troppo pochi davvero per non sentire quelle urla, per non pensare a quel bracere infernale, troppo pochi per pretendere che la vita possa continuare come prima. Il vento di questa sera spazza via le nuvole che oggi ci hanno soffocato e l'autunno newyorkese incalza. Lo sento attraverso le  finestre questa notte soffia forte  portandosi via la mestizia di questa giornata  lunga e pesante questa giornata  di riflessione. 
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martedì, 11 settembre 2007

Sept 11Io non so cosa voi  steste facencendo l'unidici settembre del 2001, Io ero al lavoro. Tornavo da New York ed ero passata a salutare ill mio direttore al Palatino dove sono gli studi del tg e distrattamente guardavo un monitor mentre banalmente giocherellavo con la posta.  Vi risparmio come in pochi secondi fui proiettata nello studio del telegiornale. Ricordo le telefonate, le esortazoini di Sabina  il mio direttore  al suo  fianco mentre automaticamente  mi abbottonavo la giacca e con quel trito rituale  procedevo a  staccarmi da me stessa per dismettere i miei panni e indossare quelli di cronista.  Quando entrammo nello studio lo trovammo vuoto e buio mentre le immagini della citta'  divampavano da tutti i circuiti  sui monitor della regia,. Mentana entro' qualche minuto dopo era  emaciato e mi disse perentorio.."mettiti il microfono".  Poi arrivarono i primi tecnici, e la regia si riempinva di giornalisti. Quando le porte  dello studio si chiusero dietro di me, comincio' il giorno piu' lungo della mia vita, quello che ha cambiato il mio modo di pensare e reagire agli imperativi di un lavoro che ho sempre amato e che inondo di passione.   Una diretta di 10 ore  ininterrotte dove ho sentito e riportato , divulgando al mio paese  le immagini dell'orrore di un mondo, il mio mondo che sapevo perfettamente non sarebbe mai stato lo stesso. Da allora e' cambiato tutto   ed e'giusto cosi'. . Non e' un caso che oggi , alla vigilia dell'anniversario di quel giorno sia stata a Soho, ho solo  lambito la zona delle torri gemelle, io non ci vado volentieri, da quando quel buco immenso da sei anni acceca e inghiotte i miei pensieri piu' lieti.   Li vedo piangere ancora quei genitori e quei mariti quei figli e quei bambini che tornano li'  per rendere omaggio a quegli eroi inconsapevoli. E' una passaggiata dentro  un dolore che non muore mai e che all'occasione devi riaccendere per sentirlo lenire. Quando vedo uomini toccare la rete che circonda quel buco, so che hanno lasciato li un pezzo della loro vita. ognuno di loro ti racconta perche' quel giorno non e' morto, un malore improvviso un appuntamento mancato, una lite, una telefonata li ha tenuti lontani dal posto di lavoro, ma dentro quel buco hanno comunque seppellito qualcuno che conoscevano bene cosi' come  tutti noi abbiamo seppellito un universo anche se non tutti ce ne riendiamo conto. Se dovessi riscrivere il mio libro sull'undici settembre, lo comincerei allo stesso modo, con la descrizione della maniera casuale con la quale quella giornata e' cominciata, lascerei tutte le considerazioni sulla fine definitiva delle certezze delle quali ho goduto e che  mi anno accompagnato per anni e che da quel giorno non sono piu'.  Allora sapevo che sarebbe successo ma non potevo immaginare quanto sarebbe stato doloroso affrontarlo.  Questo post e' dedicato a tutte le vittime dirette ed inderette dell'undici settembre le tremila e settecento persone,  le loro famiglie i loro figli, e' dedicato  a chi conoscevo e chi non ho mai incontrato, questo post e' dedicato a Julio a Marc a Beth  a tutte le vite interrotte di quella tragedia che non e' stata una calamita' ma un atto di barbarie vigliacco e premeditato. Buona notte, notte eterna e  prematura, amici miei,  domani alle nove del mattino verro' li a guardare il vostro cielo e so per certo che non  saro' sola.

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