
Quando ho accettato l’invito l’ho fatto con il mio solito entusiasmo ma senza troppa convinzione -- quando ho aderito ad andare a ‘Midtown’ con una insolita brigata , non avrei mai pensato che mi sarei goduta cosi’ tanto un evento, imprevisto per me, epocale per molti . Un fundraiser in onore del monumento a Martin Luther King in via di edificazione sulla mall di Washington. Una serata di beneficienza anticipata ormai da mesi da stampa e tv americane, --di quelle serate di gala dove si raccolgongono soldi in cambio di uno spettacolo di talenti incredibili, al cospetto di leggende viventi , live, proprio davanti a te—Da Aretha Franklyn a Steve Wonder, da Babyface a Carlos Santana, hanno suonato e cantato tutti intrattenendo il pubblico di Radio City Music Hall per quattro ore. Un concerto per onorare una causa, un uomo, ma sopratutto un sogno che per molti, al mondo, rimane ancora tale-- la possibilita’ di partecipare senza discriminazioni all’agone della vita nel rispetto della propria condizione e della propria diversita’. Un argomento, quello dei diritti civili vecchio di quarant’anni ma mai cosi’ attuale, un argomento che oggi trascende le spaccature fra neri e bianchi, in un momento della nostra storia dove le discriminazioni, le barriere, gli steccati vanno ben oltre il colore della pelle, e trovano la loro manifestazione piu’ esuberanti nelle discrimazioni religiose, sessuali, anche generazionali, nella spaccature ideoligiche -- Meravigliosi gli artisti, straordinari i discorsi, da pelle d’oca le testimonianze, sigillate ormai dopo quarant’anni nell’allbum dei ricordi di un paese, questo, che non teme l’autocritica e cresce e migliora proprio per questo. Storie di successi, di trionfi, di cadute, storie di buoni sentimenti, storie a lieto fine, dove il bene sconfigge il male e dove il male ha una connotazione ben distinta, la segregazione, che produce un esilio sociale e morale tanto pericoloso quanto dannoso—Di qui il riscatto del dolore di una comunita’ durato tanti anni e narrato attraverso la musica-- una musica incessante, una musica fantasica, una musica imperdibile, una musica che nasce nera e che oggi non e’ di nessuno, perche’ appartiene a tutti. L’ho capito solo poco fa perche’ la musica e forse e’ per questo che la amo cosi’ tanto. Si perche’ la musica si contrappone naturalmente al silenzio. Il peggiore dei nostri nemici, il silenzio, una epidemia maligna della nostra societa’, l’esternazione dei nostri egoismi, l’esempio massimo della nostra abiezione e della nostra miseria umana. Si, la musica, che scuote il silenzio, comodo e vigliacco, si proprio la musica, che spezza il silenzio perche’ come diceva Martin Luther King, il protagonista della serata di ieri, “alla fine di una battaglia, di ogni battaglia non mi ricordero’ le parole dei miei nemici, ma solo il silenzio dei miei amici.” Oggi pare ne avesse tanti, ma non e' piu' qui per confermarlo.