giovedì, 30 agosto 2007

Image048

Milioni di persone di tutti i colori, milioni di idee che si sprigionano da milioni di persone di tutti i colori,  e quell'ottimismo di chi apprezza lo sforzo e crede nella meritocrazia. Ci sono tante ragioni per amare Manhattan, tutte validissime, quardando questa foto, scattata a Giugno prima di tornare, io ricordo queste.

 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 11:44 | Permalink |commenti (36)
categoria:
mercoledì, 22 agosto 2007
SarkozyQuest'uomo mi piace. Non e' da oggi ne da ieri e non e' un mistero.  Fisicamente non e' il mio tipo, ma il suo carattere, invece fa proprio per me. Si fa le vacanze dove vuole, rimette insieme i cocci di un rapporto ormai degradato fra Francia e America, sfibrato da anni di esibizionismo para socialsta e da una vuota superbia nazionalista made in France. Non posso scegliere di diventare francese, e non voglio, ma posso applaudire la sua ultima esternazione sui pedofili, e il coraggio di trovare un facile rimedio efficace quanto indolore ad una pratica orribile Sarko,  propone la castrazione chimica.  Sara' il suo modo imperioso di dire le cose  ma nessuno lo ha preso in giro o e' ricorso alle parodie quando la notizia e' stata riportata. Questi maledetti, pedofili, malati o no sono ovunque e sono chiunque e, non possono passarla liscia.  Il fenomeno e' molto piu' diffuso di quanto non trapeli dai  giornali o dalle tv, che purtroppo non sviscerano mai il problema ma si fermano al mero voyarismo. Vi linko un pezzo http://youtube.com/watch?v=SV2ZZghj_v0 che ho realizzato l'anno scorso e che ha avuto un grosso successo di pubblico (la trasmissione era Verissimo su Canale 5 ) ma  nessuna stampa.  Vi prego di guardarlo,  e di considerare che il fenomeno non e' solo americano anzi. Per ora posso linkare il pezzo,  ma al problema ci penso molto, sono tutti figli nostri questi bambini e noi li dobbiamo proteggere. Buona Giornata e a dopo. Grazie Krillix che l'hai messo su Youtube, sai quanto ci tenessi e buon lavoro a te.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 09:15 | Permalink |commenti (91)
categoria:
venerdì, 17 agosto 2007

columbia

Da questa universita' sono passati tanti  italiani, la prendo ad esempio perche' la conosco particolarmente bene, e' la mia. Una cattedrale dello studio e dell'impegno  della disciplina e della meritocrazia, un  ateneo che cresce con i suoi studenti sui quali punta e sui quali investe. Molti di loro sono stranieri, molti sono italiani. Qui come in ogni parte degli Stati Uniti, itlaliani meritevoli sono impegnati in luoghi del sapere che non sono quelli di casa loro. La chiamano fuga dei cervelli. E il termine non mi piace. La fuga impllica un atto di codarda auto preservazione, istilla quasi un senso di colpa per chi invece deve andarsente.' Io la definirei piuttosto una emigrazione cognitiva, non una fuga,  un legittimo atto di sopravvivenza. Lo sento nella voce dei miei colleghi che stanno ripartendo, quella  anticipata e velata nostalgia per le famiglie, e per una scelta inevitabile che torna sempre sul tavolo, quando si sta per ripartire.  E' proprio necessario? La risposta e' sempre si. Si parte per avere l'opportunita' di misurasi, di partecipare di interloquire alla pari con il resto del mondo, di sprigionare l'energia che  qui viene spesso incanalata nelle mafiette e nelle baronie universitarie, nelle correnti e nei correntoni politici che continuano ad impazzare e soffocano il paese. Si parte per essere liberi di scegliere il proprio destino.  Partono e vanno a fare i presidenti, i direttori, i ricercatori gli scienziati, intellettuali acclamati fuori,   rinnegati in patria. Se solo Bill Gates sapesse che anche qui e' in corso una guerra,  una guerra fra chi vuole cambiare e chi  invece sguazza nello status quo, forse si adopererebbe per salvare anche i nostri di cervelli,,non solo quelli in fuga dall'iraq.  Ma chi glielo dice?    Saremmo pronti a farlo, o ancora una volta ci arrangeremmo da soli? 

 

 

postato da: MLRossiHawkins alle ore 14:23 | Permalink |commenti (12)
categoria:
mercoledì, 15 agosto 2007

bryan adamsNon faccio per vantarmi ma per il mio Walkman, il mio ipod, il mio portable CD,  di uomini  come lui ne sono passati proprio tanti.  Li ho scelti con cura nel corso degli anni, li scelgo ancora  con cura prima di uscire di casa. E' proprio quando lo ribadisco che ridono come pazze le mie amiche piu' VIP, di ritorno o in partenza dall'Isola dei Famosi.  Uomini come l'impareggiablie qui sopra,  mi accompagnano quando corro lungo la reservoir, mi sostengono  il passo quando diventa pesante, mi liberano la  mentre smaltisco tossine e l'acido lattico si deposita lentamente nelle gambe, mi trasportano nei luoghi delle loro emozioni  e mi lasciano carica di delle loro forza ed energia per la quale hanno speso la propria esistenza.  Di uomini cosi' ,dicevo,  ne ho ascotati  tanti,  li conosco in ogni dettaglio ma del mio androceo musicale, lui e' decisamente il favorito. Bryan Adams e' un grande artista, un  rocker un musicista dal talento e dall'energia insuperabile, che non finisco mai di apprezzare, anche quando intona l'ennesima versione di Summer of 69,   e allora comincio a cantare come  a squarciagola, in macchina, nel mio studio e  in sala di montaggio, quando tutti stanchi abbiamo bisogno di un meritata sosta.   La sua evoluzione e' quella che riconosco nelle  tante persone che ho incontrato nel corso della mia vita  con le quali ho scambiato progetti e intenzioni con le quali ho lavorato e alle quali ho voluto e voglio molto bene. Una colonna sonora irrinunciabile per una musica mai scontata che si spinge e si impegna ad  accompagnare l'opera  incompiuta della vita. L'ho visto al Beacon Theatre a Gennaio, una performance quasi privata, in un teatro piccolo privilegiato. e anche li non mi ha deluso. Non l'ho mai conosciuto Mr. Adams, al contrario di  tanti altri artisti, musicali e non , i  miei miti personali  che ho avuto la fortuna di avvicinare,  alcuni dei quali sono diventati nel tempo grandi  amici.   No Adams mai, neanche un' intervista telefonica, o un cocktail di presentazone di un libro, una retrospettiva, una mostra fotografiaca o un incontro organizzato da un'amica  che mi vuole dimostrare la pochezza della celebrita' che casualmente dico di ammirare.  Bryan Adams e' il  favorito che rimane ancora nel riposto dei desideri, so troppo bene che certe cose stanno meglio li, ben nascoste e a prova di delusione   ed e' proprio  per questo  che vanno  preserverle intatte,   e' solo li' che per pudore e per  prudenza sfortunatamente devono rimanere!  Buon ferragosto di piccole e grandi passioni,  nascoste, palesi,  o tutte da visitare. .  

postato da: MLRossiHawkins alle ore 11:51 | Permalink |commenti (22)
categoria:
domenica, 12 agosto 2007

Image023

Certo il rischio non e' per tutti. Decidere di sblianciarsi per cambiare qualcosa o qualcuno, valutare i pericoli e procedere ostinatamente verso una meta che puo' o non puo' concedere i risultati aspettati. L'uomo e' quello che fa per essere, diceva qualcuno. E a me piace pensare ad un essere umano che rischi si esponga, partecipi, cerchi in tutti i modi di cambiare lo status quo  gettando ogni timore dietro le radure della placida sicurezza per imbarcarsi in un destino di cui il rischio sia parte del gioco. Credo che tutti abbiano la possibilta' di impegnarsi, il rischio io lo vedo cosi', l'impegno verso uno sforzo. Quando ho letto l'articolo del magazine di questa settimana del NYT ho  pensato a questo cartello che e' affisso alla fermata dell'autobus sulla terza avenue. Lo guardo sempre quando torno a casa e misuro le sue parole con le azioni di chi conosco. Risultato. Pavento e rifuggo i pavidi e adoro chi si espone . Ecco perche' questo cartello mi ricorda i protagonisti del articolo qui linkato.  http://www.nytimes.com/2007/08/12/magazine/12exxon-t.html?ref=magazine Nell'articolo si parla di shareholders che utilizzano il  proprio potere per condizionare grandi corporazioni a modificare le sue politiche. Sono piccoli investitori che utilizzano il proprio potere e grazie al loro impegno vengono ascoltati. e la posta in palio e' molto alta. Ne cosiglio la lettura anche se e' un articolo lungo perche' si tratta di  un grande esempio di civilta' nel quale credo. Piccole azioni di impegno privato che determinano e condizionano l'andamento di grandi correnti economiche. E' l'impegno di chi vota con passione, di chi rischia di esporre una idea, di chi si fa avanti per proporre una alternativa, che non e' mai persa nel  nulla quando le si da voce pubblicamente, rischiando anche di venire fraintesi, ma le cui conseguenze positive sono sempre superiori alle alternativa, tacitare l'istinto a rischiare  per abbassare lo sguardo alle opportunita' della vita. 
postato da: MLRossiHawkins alle ore 20:09 | Permalink |commenti (16)
categoria:
venerdì, 10 agosto 2007

Image012

Non e' la prima volta che scrivo di questa citta'. La amo profondamente e mi struggo di nostalgia ogni volta che ci torno col pensiero. Di Washington non mi soprende nulla, dolce, forte, raffinata, importante, rassicurante, protagonista mai sfacciata, dall'eleganza understated, sottotono e da una cultura diffusa  e mai ostentata. Sono orgogliosa di essere cresciuta sul Potomac e di aver consumato la mia adolescenza fra la scuola pubblica di Mclean  le strade di Georgetown e i musei dello Smitsonian.  Non mi sorprende che  proprio la National Gallery di Washington abbia scelto di fare una mostra cosi' speciale come questa qui . http://www.nytimes.com/2007/08/10/arts/design/10desi.html?8dpc E' nello spirito di questa citta' trovare il meglio ed elevarlo e quando il meglio ci riguarda da vicino  come in questo caso sono particolarmente soddisfatta. Ecco perche' ho scelto questo post, per la nostalgia di quella rarefazione ottimista che respiro a Washington,  quando vado a trovare qualche amico, quando ci vado per lavoro o semplicimente perche' volglio sedere al Kennedy Center e guardare scorrere il fiume,  misurare i miei pensieri di oggi con quelli di un  tempo.  Washington che ancora una volta non  mi delude e appaga la mia sete di imparare. Se siete li' o andate nella capitale la  mostra e' fino al 9 di Ottobre, Io ci volero' quanto prima, ogni occasione e' buona per celebrare il proprio orgoglio cittadino, quello di  oggi o, come in questo caso, quello di cinquento anni fa.

postato da: MLRossiHawkins alle ore 14:32 | Permalink |commenti (11)
categoria:
martedì, 07 agosto 2007
newyorker coverIl newyorker e' la rivista piu' prestigiosa d'America. Una bibbia letteraria e culturale sarcastica, sagace, semplicemente imperdibile, sempre, anche se  smaccatamente liberal.-- Mi arriva ogni lunedi' nella cassetta e ingolfa il resto della posta, che cade regolarmente sul pavimento quando cerco di sbirciare la copertina, il testamento culturare piu' forte che una rivista possa mai sperare di lasciare ad una popolo di attenti e colti lettori. Questa settimana il Newyorker nella sua rubrica "letter from," battezza il malaffare italiano dedicandosi all'industria dell'olio d'oliva in un articolo che ne descrive il  raquet nel nostro paese. L'articolo e' naturalmente tanto ben scritto quanto ben documentato,  appunti interviste, dati e commenti dei protagonisti, una inchiesta insomma, pensata e poi realizzata magistralmente. Fa male leggerla ma non sorprende. Fa male leggere quanto diffusa sia la corruzione nel nostro paese da stimolare un giornalista straniero a documentarne gli squallori, fa male constatare che mentre noi mandiamo in onda pezzetti ridicoli si pseudo politica estera nei nostri tg, un articolo come questo http://www.newyorker.com/reporting/2007/08/13/070813fa_fact_mueller da noi non verrebbe mai e poi mai pubblicato. Ci fa piacere come giornalisti sapere che qualcun altro lo fa per noi e come italiani ci scherniamo davanti  agli amici stranieri che ci sfottono e sorridono di noi. Ma questa vicenda come tutte il resto delle vicende di italiaca misura contemporanea non fa ridere. Affatto.  Non fa ridere perche' questa purtroppo e' un altra realta' che non meritiamo ma  con la quale come cittadini ci confrontiamo ogni giorno e che ci colloca molto in basso nella graduatoria della rispettabilita' di cui il New Yorker e' il simbolo auterovole e incontrastato.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 22:05 | Permalink |commenti (34)
categoria:
sabato, 04 agosto 2007
Image025Ho pensato molto a questo cielo- Ho pensato all'acqua della reservoir e agli atleti che percorrono icessantemente il sentiero che la circonda. E' dentro New York, nel Parco ma e' separata dal mondo, una riserva di risorse materiali e dello spirito. e ad ogni passo di corsa aggredisci il terreno come conquistassi  un pezzo di un grande progetto di vita,  nella certezza, come nel caso di una buona performance atletica,   che verrai ricompenasto per la tua energia, come sempre succede nella mia Manhattan.  E' la mia prima meta quando appena scendo dall'aereo  dopo nove ore di viaggio, e la prima cosa alla quale penso quando penso a casa mia e oggi, sarei li molto volentieri. Si' perche' quando parlo con le mie colleghe piu' giovani sento in loro un'amarezza e una tristezza ingiustificata per ragazze  e ragazzi di venticinque anni che aspirano ad una legittima realizzazione dei propri desideri professionali. Vorrebbero arriavre li dove non sara' loro concesso perche' ,mi raccontano,  non hanno le conoscenze giuste. Non so cosa rispondere e cosa consigliare perche' hanno ragione. Leggendo i giornali italiani mi vengono i nervi, piccole e grandi storie di corruzione personale e un oceano di incompetenti al timone dal congnome giusto.  Quando  corro o cammino sulla reservoir, vedo giovani come quelli con i quali parlo tutti i giorni affermarsi in una corsa che avra' una meta certa in un  traguardo  piu'  o meno ricco di ostacoli-- ma basta allenarsi per arrivare in fondo,  comunque vincitori. E' questa l'allegria della Reservoir anche quando il cielo e ' grigio e ancora vedi le torri implodere.  Qui non e' cosi', ti puoi allenare quanto vuoi, ma il percorso si allontana ad agni passo e il traguardo diventa piu'distante con ogni sforzo.  Questo e' un genocidio silenzioso di cui conosciamo i colpevoli e  di cui non si annoveriamo i  milioni di vittime dalle aspirazioni spezzate dalle vite ingrigite dalla delusione. E la oro che dedico la mia corsa di oggi,  sul sentiero della Reservoir di Central Park  nella certezza che riproponendolo l'argomento potremmo disprezzare con moto collettivo chi bara nella corsa e squalificandolo per sempre dall'agone della vita.  Buona giornata, e a dopo.  
postato da: MLRossiHawkins alle ore 08:59 | Permalink |commenti (49)
categoria:
mercoledì, 01 agosto 2007
Wall_Street_JournalAdoro questo giornale. E di questo gionrnale mi piace tutto.  La veste tipografica, la sua austera impaginazione. Apprezzo ogni articolo e ogni grafico, per non parlare chi ci scrive e ci collabora, autentici miti del giornalismo, luminari dell'economia  esperti della finanza, personaggi intelligenti e sagaci, uomini e donne  profondamente motivati e divertenti, --Il wall street journal al contrario di quanto si dica e (ieri di corbellerie ne ho sentite tante,) e' anche un giornale spiritoso, il suo articolo centrale, e' imperdibile, di un umorismo anglosassone che sorge miracolosamente ogni mattina con il primo caffe'  sprigionandosi dal nitido grigiore della sua stampa. Lo leggo tutti i giorni, e tutti i giorni trovo qualcosa di interessante, di unico di assolutamente originale. Una mia carissima amica columnist per il primo giornale di Gossip italiano, definisce  pubblicamente questa mia passione "il simbolo dello  snobismo intellettuale della Hawkins, " io regolarmente ribadisco che si tratta invece di una necessita' di abbeverarsi  ogni giorno a quanto di meglio possa offrire la nostra   professione -- Amo il Wall street journal dunque,  Amo molto meno il suo nuovo proprietario. O meglio, Murdoch e' un genio, un conservatore che sfrutta l'andazzo generale  di questa o quella situazione (generalmente in degrado perenne)  per proporre alla gente quello che infondo si aspetta, che le piace. E con questa filosofia accresce il suo impero e acquista quote di mercato.... La sky di Murdoch quella inglese e' molto diversa dalla Fox americana,  i contenuti dei due network sono assolutamente aderenti alle due diverse realta'.  Due prodotti assolutamenti diversi e mirati. Murdoch e' il regista di una operazione mondiale che crede che sia necessario dare alla gente quello che chiede per guadagnare e acquisire terreno, in questo e' l'esatto contrario dell'intellettuale organico cosi' come lo descriveva Gramsci nei suoi scritti.--  il fatto che Murcoch riconosca l'unicita' del mercato del WSJ  mi fa sperare che il  mio adorato quotidiano non cambi mai, ed e' con questo spirito che ho chiamato una mia collega che lavora per Newsweek  e che paventava l'evento ventilato ormai da mesi. Credi che cambiera' ? le ho chiesto preoccupata.  Joan,  di fretta come sempre  mi ha risposto sicura, not before you are back, non  prima del tuo ritorno a New York .  E allora ho pensato  se lo  posticipassi  questo  ritorno,  indefinatamente?.
postato da: MLRossiHawkins alle ore 21:09 | Permalink |commenti (15)
categoria: